Volan gli stracci in casa PD. Bindi: “No a un Parlamento di nominati”

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Roma, 6 giu. – “Tutto quello per cui noi democratici abbiamo combattuto sin dagli anni Novanta, viene smantellato: questa legge elettorale proporzionale è solo un patto di convenienze. Ed è la fine del Pd”. Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, dice in un’intervista a Repubblica che non le piace che “si torni al proporzionale con un Parlamento in gran parte di nominati”.

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Sull’ipotesi di un patto Renzi-Berlusconi, Bindi osserva: “Mi pare sia l’unico scenario possibile. Sono convinta che i 5Stelle siano terrorizzati dall’idea di andare al governo e accettando l’accordo sul proporzionale lo dimostrano. Questa è la loro convenienza. La convenienza di Berlusconi è di sedersi di nuovo al tavolo e non rimanere schiacciato sotto la Lega. Incomprensibile è la scelta del Pd”. Non condivide poi l’accelerazione verso il voto: “Questa mi pare la convenienza del leader del Pd, Renzi. Di certo non quella del partito né del Paese”. “In questi sei mesi”, rimarca, “si devono ultimare alcune riforme: lo Ius soli, il testamento biologico, il processo penale”, e “la manovra deve farla questo governo”.

In merito alla sua posizione rispetto al partito, Bindi chiarisce: “Io ho ancora la tessera. Ho votato Andrea Orlando al congresso. Ma se il Pd sarà quello che rischia di diventare sarà tutto più difficile”. Non si sbilancia quindi sulla possibilità di lasciare per fondare il nuovo Ulivo con Bersani e Pisapia: “Né lascio né vado. La legge elettorale è lo spartiacque della mutazione del Pd”.

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Redazione

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