Vita fede e libertà di Giuseppe Desiderio. Intervista con l’autore, Giancristiano Desiderio

Condividi
Anna Tortora

Per la mia rubrica IL Personaggio è qui con me un ospite quasi fisso, Giancristiano Desiderio, che ci parlerà del suo ultimo libro.

NARDONE

Vita, fede e libertà di Giuseppe Desiderio.

“Giuseppe Desiderio è un mio avo. Appartiene alla famiglia Desiderio, presente a Sant’Agata dei Goti dal 1600. La storia riguarda una ricorrenza, cioè i 200 anni della rivoluzione partenopea, quelli che sono un po’ i moti liberali del 1820-1821.
Mentre nel 1799 ci fu una rivoluzione che portò ad un cambio della forma di Stato, cioè si passò dalla monarchia alla Repubblica, nel 1821, invece, non ci fu questo cambio e l’assolutismo divenne una Monarchia costituzionale. Quindi la casa regnante, quella dei Borboni, rimase tant’è che questo è un filo conduttore che conduce sino all’Unità d’Italia, al 1860. Naturalmente, cambiano situazioni, cambiano uomini ma è questo il filo conduttore. L’Italia unita e libera nasce come una Monarchia costituzionale e parlamentare, appunto il Regno d’Italia. In questo ambito c’è la figura di Giuseppe Desiderio che va oltre Sant’Agata dei Goti (il mio libro porta come sottotitolo Una storia sconosciuta del Risorgimento) e diventa una vera e propria storia di carattere risorgimentale”.

La storia di Giuseppe Desiderio sembra essere molto ricca.

“La figura di Giuseppe Desiderio non esaurisce l’opera che compie in quei nove mesi che vanno da Luglio 1820 a Marzo 1821, ma è tutta una storia precedente e una storia anche seguente. La storia precedente è quella di un giovane della provincia del Regno di Napoli che studia prima nel seminario di Sant’Agata dei Goti, (seminario che viene messo in sesto da Sant’Alfonso Maria de Liguori) originario di una famiglia benestante ma socialmente non delle famiglie importanti del tempo. Dopodiché si trasferisce a Napoli e continua i suoi studi all’Università di Napoli. E nell’ambito di questi studi incontra (il tempo è quello) le idee e le iniziative dell’Illuliminismo napoletano: Antonio Genovesi, Pietro Giannone, Filangieri. Sul finire degli anni ’90, Desiderio viene richiamato a Sant’Agata dal vescovo Pozzuoli e gli affida la direzione del seminario perché gli riconosce un’autorevolezza nel campo dell’educazione e della preparazione culturale.
Dopo il 1815, dopo il congresso di Vienna, lui andrà a dialogare con papa Pio VII, diventa socio dell’Arcadia con il nome di Dorindo Piergeo.”

Come ha fatto a conciliare il suo essere cattolico con le idee illuministe?

“Lui diventa arcidiacono, non essendoci il vescovo dal 1799 al 1818. Il gruppo murattiano è impegnato in un tentativo di rinnovamento della classe dirigente del tempo, quindi del clero meridionale.
Gli anni che vanno dal 1815 al 1820, diceva Galasso non sono ben conosciuti e in quegli anni va in scena la politica della malgama. I Borboni ritornano a Napoli e non possono fare ameno del gruppo murattiano. Una politica ambigua che sfocerà nei moti del 1820, quando il gruppo murattiano attua una rivoluzione: una rivoluzione carbonara. Una rivoluzione che nasce a Nola e poi approda a Napoli e ci sarà la nascita di questa monarchia costituzionale. A Settembre viene eletto un Parlamento, Desiderio viene eletto deputato ed entra a far parte della commissione della pubblica istruzione.
Per venire alla tua domanda, il suo cattolicesimo liberale non è in contrasto  con la fede cristiana, perché la fede cristiana si basa su una forma di autogoverno, una visione dell’esistenza umana in cui lo Stato non è Dio, non è un idolo. A Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Ringrazio Giancristiano Desiderio per la piacevole conversazione.

loading...

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.