Violenza sulle donne. Intervista al giudice Valerio de Gioia

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Anna Tortora
Anna Tortora

Per la mia rubrica “Il Personaggio” sono lieta di ospitare Valerio de Gioia, giudice presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma (sezione specializzata per i reati contro soggetti vulnerabili – violenza di genere).

– Violenza sulle donne. È cambiato qualcosa in questi tempi?
“Io mi occupo di violenza di genere e domestica. La mia sezione è specializzata su quei reati che vedono vittime vulnerabili. Statisticamente, è inutile prenderci in giro, la donna è il soggetto vulnerabile nel rapporto di coppia. Quindi, noi trattiamo dalle lesioni personali, ai maltrattamenti in famiglia, atti persecutori (il cosiddetto stalking), fino al tentato omicidio. L’ unica cosa di cui non ci occupiamo è il femminicidio che va in Corte d’assise come tipologia di reato. Detto questo, la mia sezione vede processi delicatissimi e, purtroppo, non ha visto un calo di reati. Qualcuno ha detto ‘Con il codice rosso diminuiranno i reati’ (il Codice Rosso è una legge del 2019 che ha adottato delle importanti cautele nella fase iniziale che è quella che va dalla denuncia all’inizio del procedimento, quindi finalizzata ad adottare misure cautelari per tutelare le vittime), dall’altro lato si sperava che un calo potesse esserci anche per effetto del lockdown, della pandemia, nel momento in cui tutto si è fermato, anche parte delle attività criminali, invece ci siamo accorti che il lockdown è stato alleato delle violenze domestiche. E non c’è da stupirsi: se vittima e carnefice sono nella stessa abitazione, il maltrattamento come c’era prima, c’è anche e maggiormente con una convivenza ‘forzata’.
Un altro fenomeno a cui abbiamo assistito è quello della violenza assistita. La violenza assistita si ha quando la violenza viene posta in essere o ai danni o in presenza di un minore. Questo non deve sembrare strano; quando ci sono state le misure che hanno costretto le persone a stare in casa e i ragazzi a non frequentare la scuola, puoi immaginare che i litigi, che non venivano visti dai ragazzi impegnati a scuola o in altre attività, sono stati visti durante il lockdown”.

– Su cosa e come si può intervenire?
“Uno degli aspetti più trascurati, una delle domande che più spesso si fa è ‘Perchè non si denuncia?’ Non so se hai visto, anche ultimamente, alcuni episodi di cronaca in cui una vittima di comportamenti violenti poi è stata uccisa. Ecco, a parte i casi limite di denunce che non sono state considerate, spesso capita che la denuncia non ci sia. E, siccome non per tutti i reati è prevista la procedibilità d’ufficio, ma in alcuni casi è indispensabile la querela e comunque la denuncia per far venire a conoscenza dei fatti di reato, troppe volte la denuncia non c’è. Per rispondere alla domanda del perchè non denuncia, a me sorge il dubbio che ci sia una sorta di diffidenza, di scarsa fiducia nelle istituzioni, oltre al timore nel rivelare dinamiche familiari, anche per dinamiche di natura sociale. Io, per quello che faccio, perchè sono giudice del dipartimento, ho notato che quando vengono a testimoniare queste vittime, vengono con grande ritardo. Quindi, una persona che ha denunciato non viene sentita in incidente probatorio, che è lo strumento per sentirti subito e non sentirti mai più, si può trovare davanti al giudice di dipartimento anche dopo due/tre anni.
Spesso dicono ‘Facciamo finta di niente, vi riporto a quanto detto alle forze dell’ordine’ e, invece, devono essere sentite in maniera puntuale su tutti gli aspetti. Anche la violenza sessuale rientra nelle competenze della mia sezione e vedi l’imbarazzo, a distanza di tempo, di ripetere fatti che casomai a livello mentale una donna ha cercato di rimuovere (esistono i meccanismi di rimozione). Secondo me, dovremmo intervenire anche su questo fenomeno che si chiama vittimizzazione secondaria, cioè dopo che una donna è stata vittima di comportamenti che integrano un reato si trova a dover rivivere, in un processo, con domande che per i meccanismi processuali devono essere puntuali e precise, un forte disagio.
Altro caso è la sottovalutazione, ossia non ci si rende conto che una situazione in apparenza banale può degradare ed arrivare ad eventi drammatici, quelli che la cronaca ci restituisce non quotidianamente, ma la media è di una vittima ogni tre giorni, vittima intesa come femminicidio”.

– Tu hai scritto un libro ‘Codice Rosso’, me ne parli?
“Sì, questo libro raccoglie tutta la normativa esistente. Ma, guarda, questo colpisce perchè nel momento in cui si arriva ad un codice rosso, ad una raccolta di normative, ti fa capire come il legislatore è spesso intervenuto con una serie di soluzioni che dovevano risolvere il problema. Quindi, non c’è disattenzione da parte del legislatore però, probabilmente, le dinamiche e le situazioni che continuano a ripetersi dovrebbero portarci ad una maggiore attenzione. Forse siamo troppo lenti, inteso como Stato che legifera, rispetto a dinamiche sociali che si evolvono. Ti faccio un esempio: oggi si arriva a sanzionare il revenge porn, grazie proprio al codice rosso (legge del 2019), però erano anni che quelle dinamiche di reato già si verificavano. Considera che noi abbiamo attuato delle normative perchè ci sono state imposte a livello sovranazionale, perchè l’Europa ci ha visti un po’ arretrati.
Il libro ‘Codice Rosso’, scritto con Gian Ettore Gassani, raccoglie tutte le normative sparse per fare un po’ il punto su quelli che sono  gli strumenti di tutela e anche per istituire fiducia nelle persone che hanno il coraggio di denunciare un familiare”.

Un’intervista che sia da incoraggiamento a tutte le vittime di abusi, affinchè trovino il coraggio di denunciare qualsiasi forma di violenza.
Ringrazio il giudice Valerio de Gioia per il prezioso contributo.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.