‘Vietato ai minori di 14 anni’, il Prof. Alberto Pellai spiega perchè limitare l’uso dello smartphone per i bambini

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Napoli, 21 mar. – Un libro scritto a quattro mani con la pedagogista Barbara Tamborini, al fine di spiegare ai genitori quando è il momento giusto per dare lo smartphone ai propri figli.  Il Prof. Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’Università di Milano, autore, scrittore e ricercatore italiano, continua la sua sfida educativa pubblicando il libro ‘Vietato ai minori di 14 anni’.

Specializzato in psicoterapia dell’età evolutiva, il Prof. Pellai ha divulgato nell’ambito di un convegno promosso dall’Age di Acerra (Associazione genitori), venerdì 18 marzo, i risultati neuroscientifici condotti nelle sue ricerche sull’influenza negativa dello smartphone nella vita di bambini con età inferiore ai 14 anni.

Prendendo atto che 1,2 milioni di bimbi di età compresa tra i 3 e gli 8 anni sono regolarmente online, il prof. consiglia ai genitori con il suo libro, una sorta di terapia d’urto per gestire al meglio lo sviluppo cognitivo dei bambini attraverso l’uso della tecnologia.

Partendo dall’assunto che gli smartphone non sono adatti ai bisogni dei bambini perchè riducono la probabilità di successo scolastico, si evidenzia come essi interferiscono con lo sviluppo della mente nel percorso di crescita, riducono le competenze empatiche, influiscono sulle reazioni emotive creando ansia e dipendenza, diminuendo il senso di protezione e sicurezza, oltre ad interferire con il bisogno di sonno dei bimbi, generando a volte anche diseducazione sessuale. Il  Prof. Pellai lega dunque l’uso dei device allo stato di salute organica dei più piccoli.

Queste considerazioni si inseriscono anche nel discorso di prevenzione al bullismo e cyberbullismo derivanti dall’uso crescente della tecnologia per esigenze pratiche.

Il monitoraggio nazionale portato avanti dal professore, analizza la specificità della fase di crescita dei bambini, invitando i genitori ad essere propositivi per lo sviluppo dei loro figli.

Secondo la scienza infatti, nel bambino esiste un cervello cognitivo, deputato a costruire significati ed azioni ed un cervello emotivo votato al raggiungimento della gioia e del piacere. Al di sotto dei 14 anni la ricezione del cervello emotivo risulta accelerata nei bambini, ragion per cui, la vita online, rischia di veicolare nel bimbo con grande facilità, messaggi e titoli negativi. Se si considera che molti dei contenuti diffusi in rete hanno messaggi compromettenti legati a razzismo, pedopornografia, violenza, se ne deduce che questi ultimi possono arrivare nella sfera emotiva dei più piccoli, in modo improprio ed immediato; naturalmente indotto.

A tal proposito il Prof. Pellai dichiara: I genitori non devono aver paura di rompere il patto di fiducia con i figli nel vietare loro lo smartphone. Non devono spiare i bambini, ma devono essere al loro fianco mentre usano i vari dispositivi collegati ad internet. Questi ultimi sono un po’ il paese dei balocchi per ogni bambino ed il cellulare può rappresentare addirittura un corpo del reato quando ad esempio si cade nella rete della pedopornografia. Per questo nel patto educativo dobbiamo considerare che quando si è piccoli, è meglio andare lenti e fare più fatica per apprendere le cose (in tal caso è dimostrato che si impara di più), piuttosto che diventare multitasking usufruendo della tecnologia”.

In merito alla correlazione uso smartphone – salute organica, Pellai aggiunge: “Quando il bambino è online si decorporalizza, non usa i cinque sensi. Considerate che ad esempio ogni anno nei paesi orientali i bimbi che adoperano dispositivi tecnologici hanno tutti diagnosi di miopia, perchè le reti neuronali restano depotenziate dal momento che i devices non supportano la vista da lontano. Questo accade soprattutto nei maschi. Al di sotto dei 14 anni poi, è meglio dare stimoli analogici. Scrivere a mano accende le reti neuronali contemporaneamente più elevate, mentre la tecnologia influisce in modo negativo sulla competenza letto-scrittura. E’ stimato infatti che l’utilizzo del vocabolario (inteso come ricerca e conoscenza delle parole per esprimersi), è di gran lunga più povero nei ragazzi che arrivano fino ai 18 anni oggi, rispetto ai sedicenni di 20 anni fa. L’investimento di denaro nella digitalizzazione non ha dato risultati confortanti perchè ha reso il pensiero più superficiale”.

Per diventare grandi, spiega il professore, è dunque fondamentale essere relazionali. La nostra mente è infatti interpersonale; l’altro oltre a costituire un fattore di protezione per la persona, è anche allenatore delle competenze emotive dei bambini. Più interagiscono con lo schermo, meno crescono nel senso propositivo del termine e laddove incappano nel rischio di cyberbullismo, spesso lo concepiscono all’inizio come scherzo, non comprendendo il reale sistema valoriale che fa da sostrato ai rapporti interpersonali.

A tal proposito Pellai ci lascia il suo monito: “Bisogna rimettere nelle relazioni i significati; per questo è più importante la vita reale di quella online, sia per i bambini che per gli adulti”.

 

 

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.