Venezuela, nuova protesta anti-Maduro

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Scontri, in tre settimane di manifestazioni 24 morti

NARDONE

Roma, 26 apr. – Nuova giornata di tensione in Venezuela, dove l’opposizione prosegue la sua protesta contro il presidente Nicolas Maduro. Migliaia di persone sono attese alla marcia in Difesa del Popolo a Caracas, organizzata per chiedere la destituzione del Tribunale supremo e la convocazione di elezioni immediate. Ieri, intanto, altre tre persone sono state uccise nel Paese e numerose sono rimaste ferite: alcune di loro versano in gravi condizioni e “lottano tra la vita e la morte”, ha detto un funzionario locale, citato dalla BBc. Il bilancio delle proteste è salito così a 24 morti in tre settimane.

La capitale Caracas appare blindata da questa mattina. Già alle 10 locali, le 16 in Italia, all’arrivo dei primi manifestanti, la Guardia nazionale ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla nella zona di Santa Monica. La notizia dei primi scontri e le immagini dell’intervento delle forze di sicurezza sono state pubblicate sul proprio profilo Twitter dal deputato José Guerra. “Continueremo a radunarci per proseguire la protesta”, ha commentato l’esponente dell’Assemblea nazionale.

Ma le forze di sicurezza si sono dispiegate in forza in ogni zona della capitale, non solo a Santa Monica, sottolinea oggi il quotidiano Clarin. Molto frequenti i posti di blocco e i controlli di sicurezza nelle principali arterie cittadine. La metro è stata chiusa per precauzione e in alcuni luoghi è impossibile accedere a internet, una circostanza che – nelle intenzioni delle autorità – dovrebbe ostacolare la comunicazioni tra gli oppositori del governo Maduro. Difficoltà che però non hanno impedito ai manifestanti di promettere una partecipazione di massa, a partire dai 26 punti di raccolta individuati dagli organizzatori.

Di contro, per non perdere il controllo delle strade, i chavisti hanno convocato una contro-manifestazione, che dovrebbe culminare davanti al Palazzo presidenziale di Miraflores, in “difesa della pace” e a sostegno del governo di Nicolas Maduro. Durante un’analoga manifestazione, lunedì, un uomo è stato ucciso nella città di Merida. Altre due persone hanno invece perso la vita nello stesso luogo e a Barinas, benché non sia ancora chiaro se fossero esponenti filogovernativi o dell’opposizione. Uno dei leader della protesta anti-Maduro, Henrique Capriles, ha attribuito la responsabilità della loro morte a non meglio precisati “gruppi paramilitari”.

Poco prima, Maduro aveva chiesto la ripresa dei negoziati con l’opposizione, manifestando l’intenzione di confermare elezioni locali senza però menzionare un voto a livello presidenziale. “Elezioni – sì, voglio elezioni adesso”, ha affermato, “Questo è ciò che ho detto da capo dello Stato e da capo del governo”. Le elezioni per i governatori dello Stato si sarebbero dovute svolgere lo scorso dicembre, quelle per i sindaci sono programmate quest’anno.

Intanto, resta forte la pressione diplomatica. L’Organizzazione degli Stati americani, il sui segretario generale Luis Almagro ha definito Maduro “un dittatore”, si riunisce oggi a Washington per evocare un possibile mini-summit dei ministri degli Affari esteri della regione. Un’eventualità del tutto esclusa da Caracas. Il capo della diplomazia venezuelana, Delcy Rodriguez, ha minacciato di uscire dall’organizzazione se tale riunione avrà luogo. “C’è una pressione enorme della comunità internazionale per un negoziato politico tra opposizione e governo. Ma non credo sia possibile ottenere elezioni generali” anticipate, ha detto all’Afp l’analista Carlos Raul Hernandez.

Amnesty international ha chiesto oggi al governo di “fermare” la “persecuzione” e le “detenzioni arbitrarie” degli esponenti di opposizione, mentre Reporter senza frontiere ha posizionato il Venezuela al 137esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. Numerosi attivisti per i diritti umani hanno riferito che oltre mille persone sono state arrestate nei recenti disordini e più di 700 sono ancora detenute. In un’intervista a Corriere Live, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha spiegato che “le manifestazioni non possono essere fermate con la forza”. Ribadendo “dissenso e distanza” da quanto sta accadendo in Venezuela, il titolare della Farnesina ha precisato che l’Italia sta “tentando di aiutare i tanti connazionali e le aziende italiane” presenti nel Paese sudamericano.

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