Undicesima consecutiva: si chiude una prima fase da record ma che brividi al Maradona

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di Luca Muratgia.

Il Napoli ottiene la undicesima vittoria consecutiva e chiude questa prima fase del campionato da capolista solitaria e, allo stato, con almeno otto punti di vantaggio sulle dirette inseguitrici. Un primo bilancio, alla soglia della sosta perr lasciare spazio al mondiale in Qatar, pare doveroso per rendere omaggio ad un cammino tanto inaspettato quanto straordinario: 41 punti, 13 vittorie su quindici partite, 18 su 21 considerando la fantastica cavalcata Champions con primato solitario ed indiscusso in entrambe le competizioni.
Sono numeri impressionanti che nessuno, neanche il più inguaribile degli ottimisti, avrebbe potuto mai lontanamente immaginare considerando da dove si era partiti; una squadra profondamente rinnovata con una drastica sforbiciata al monte ingaggi, l’addio di giocatori che erano considerati i più rappresentativi senza i quali si prevedeva un inevitabile ridimensionamento.
La partita di ieri certifica il livello assoluto di questa squadra che per ottanta minuti asfalta la malcapitata Udinese con una prestazione di dominio assoluto, giocate da mostrare e rimostrare nelle scuole calcio contro una squadra, l’Udinese appunto, identificata come una delle vere rivelazioni del campionato.
Peccato davvero per l’ultimo quarto d’ora che ha regalato (e i tifosi ne avrebbero fatto volentieri a meno) una paura tanto inattesa quanto drammatica. Una partita dominata in ogni fase, praticamente chiusa ed in pieno controllo con i partenopei che sul 3-0 divorano almeno altre tre palle gol clamorose, improvvisamente si trasforma in un incubo con due due reti subite in tre minuti che riaprono una partita ormai senza storia.
Il vero peccato è che questo impreventivabile finale di partita non ha lasciato il gusto pieno, soddisfacente e deciso derivante da una vittoria netta,  indiscutibile e schiacciante, ma lascia un retrogusto amarostico che che guasta una portata da chef stellato. Certo anche i più grandi chef sono esseri umani e, pertanto, imperfetti con possibilità di errore. Anzi proprio questi inspiegabili cali di tensione, già più volte denunciati in questa sede, fino ad ora non hanno comportato conseguenze significative.
Dalla partita di ieri, come candidamente ammesso dallo stesso Spalletti, il Napoli ha tratto un insegnamento importantissimo, che le partite durano almeno 95 minuti, che sono da considerarsi chiuse solo al triplice fischio dell’arbitro e che non sussistono margini per rilassarsi. L’aspetto decisamente positivo è che questo insegnamento il Napoli lo ha ottenuto gratuitamente, senza pagare dazio e senza lasciare per strada punti preziosi.
La partita, come detto, non ha avuto storia se si eccettua per una prodezza di Meret su tacco di Delofreou nei primi minuti di gioco. Già in vantaggio dopo appena 12 minuti con uno stacco aereo perentorio del capocannoniere della serie A, Victor Osimhen su delizioso assist di Elmas, gli azzurri giocano sul velluto e realizzano il 2-0 con un’azione da play station che coinvolge Osimhen Lozano fino ad arrivare a Zielisky che con uno spettacolare tiro a giro sul secondo palo, chiude il primo tempo con l’erronea convinzione  di avere ormai archiviato la pratica.
Nel secondo tempo il Napoli si rilassa e l’Udinese imperversa nei pressi di Meret senza, per la verità, portare particolari preoccupazioni alla difesa azzurra. A sigillare la partita (almeno così sembrerebbe) ci pensa Elmas, oggi migliore in campo) che, servito da Anguissa appena superato il centrocampo, si invola verso l’area avversaria e realizza una rete di pregevole fattura: dopo una finta ubriacante su Perez, e dopo essersi portato avanti il pallone con la pianta del piede, disorientando così anche Bijol,  batte Silvestri sul primo palo. Un golazo, direbbe qualche amico brasiliano.
A questo punto il Napoli rischia davvero di dilagare, prima un tiro a volo dell’ incontenibile Elmas che chiama Silvestri al miracolo, poi Anguissa che vuole strafare venendo quindi bloccato dalla retroguardia friulana, ancora Osimhen chiama di nuovo Silvestri alla prodezza. Poi arriva il finale che non ti aspetti perché il Napoli spegne completamente la luce consentendo ai bianconeri di realizzare prima con Nestorivsky e poi con il promettente Samardzic, il 3-2 che riapre completamente la partita.
Gli ultimi minuti sono di pura paura e di attesa spasmodica per il popolo azzurro e  il triplice fischio dell’arbitro sa di liberazione per una partita caratterizzata da un tourbillon di emozioni, dalla gioia all’esaltazione, alla tranquillità per finire con trepidazione e paura.
Per quanto espresso e per la stanchezza che si è palesata nelle ultime partite, questa sosta potrebbe valutarsi positivamente, sicuramente Spalletti lavorerà per limare alcune criticità che riguardano più la testa che le gambe.