Un grande esempio per ogni lavoratore

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Napoli, 7 giu. – “Volli, e volli sempre, fortissimamente volli”: così scriveva il noto romanziere e drammaturgo Vittorio Alfieri nella “Lettera Responsiva” a Ranieri de’ Casalbigi nel millesettecentottantatré, dopo aver ordinato ad uno dei suoi servi di legarlo stretto alla poltrona dello scrittoio. Queste parole stanno ad evidenziare lo zelo da lui profuso nel corso della sua intera carriera letteraria, specie per ciò che riguarda il teatro tragico (da notare che la frase di cui sopra è stata scritta dopo il gran successo riscosso alla première della sua prima tragedia, la “Cleopatra”).

NARDONE

Son trascorsi quasi duecentotrentaquattro anni: la corrispondenza cartacea sta pian piano cedendo il posto a quella telematica, specialmente alla messaggistica istantanea sui social networks, e nel corso delle mie passeggiate per il centro di Pozzuoli – oltre che dei miei frequenti spostamenti in metropolitana od in treno- ho modo di accorgermi che la maggior parte dei Cittadini (in particolare modo qui al Sud, ma anche al Nord) attendono con ansia il compimento dell’età pensionabile oppure evitano di discutere del proprio lavoro o dei propri studi fuori dei luoghi ad essi adibiti.

Circa una settimana fa (anzi, un tantino in più) l’attaccante Argentino Rodrigo Palacio disputava la sua ultima partita del suo periodo di militanza nell’Inter, squadra da me sostenuta sin dalla tenera età: pur essendo entrato in campo ad incontro inoltrato -con l’Undici Menegnino in nerazzurro in netto vantaggio sull’Udinese- e nonostante i suoi trentacinque anni (età avanzata per un calciatore), Rodrigo non ha deluso le aspettative dei propri sostenitori, molti dei quali erano giunti al “Meazza” per la sua sfida di addio: dopo aver ricevuto un passaggio filtrante sul filo del fuorigioco, ha concluso in porta senza alcuna esitazione, colpendo sfortunatamente il palo; dopodiché il suo contributo si è rivelato determinante anche in fase di copertura, giacché con un paio di interventi è stato in grado di fermare sul nascere un paio di azioni d’attacco degli avversari.

Al termine dell’incontro, il fuoriclasse Argentino ha espresso alla stampa di esser felice di aver giocato per l’Inter, squadra che gli ha dato tanto e per la quale si è impegnato senza proferire alcuna parola di disappunto né lamentarsi in caso di difficoltà: giova a tal punto ricordare che nel corso della stagione 2012/2013, in un match contro l’Hellas Verona valido per la Coppa Italia, Don Rodrigo si offrì di giocare come portiere durante gli ultimi minuti, dato che l’estremo difensore s’era infortunato e che la squadra aveva esaurito le sostituzioni (se ne possono effettuare tre a partita); subito dopo aver indossato i guantoni, si è reso protagonista di una grande parata che ha permesso all’Inter di difendere il due a zero: la preziosità di tale intervento gli valse il soprannome di Paracio.

Al giorno d’oggi, cari Lettori, l’entusiasmo in chi lavora sta diminuendo drasticamente; ciò per una serie di fattori, primo tra tutti la “crisi” che nel duemiladodici ha colpito l’economia del nostro Paese, costringendo molti Cittadini ad optare per la scelta di mestieri che non si addicono al loro status sociale né alla loro eventuale formazione. Sin qui non ho nulla da rimproverare; ma se poi a mancare è la voglia di lavorare, allora ciò diviene degno di riprovazione, specie da parte di coloro che, pur in possesso di certi requisiti, si trovano ancora “a spasso”. Non si dimentichi che la nostra Costutuzione, al secondo comma dell’articolo quattro, sancisce il cosiddetto principio del lavoro “come dovere” di concorrere al progresso materiale e spirituale della società: è proprio  questo che han fatto Alfieri e Palacio.

Rivolgo dunque a tutti Voi, cari Lettori, l’invito a seguirne l’esempio: nel lavoro si possono commettere errori (errare humanum est); ma se a mancare è la voglia, allora si rischia di perseverare: ciò è diabolicum e potrebbe rivelarsi dannoso per i consociati che ripongono la propria fiducia in certe categorie di lavorator, creando così nocumento a quel progresso che la nostra Carta Fondamentale contempla.

 

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Redazione

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