The Queen … Elisabetta, la regina

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anna tortora
Anna Tortora

“Muore l’ultima grande figura del Novecento. Oggi finisce per sempre la Storia contemporanea e inizia un cronachismo indistinto.”
Marco Bassani, storico

“Her Majesty The Queen, la Regina per eccellenza, è morta a 96 anni. Sarà ricordata come la regnante più longeva, col nome di Elisabetta II è rimasta sul trono oltre 70 anni. Incredibilmente all’annuncio della sua morte è apparso un fantastico arcobaleno dietro Buckingham Palace e sul castello di Windsor.
L’altra Elisabetta, la prima, figlia di Enrico VIII, lasciò ugualmente un grande rimpianto nei suoi connazionali. Ma la sua fine fu più dolorosa e solitaria.
Il 17 novembre 1602 fu un giorno di grande baldoria per i londinesi. Era l’anniversario dell’ascesa al trono di Elisabetta, the Queen’s day. Ogni anno quella data segnava il ritorno della regina dalla residenza estiva a Londra e perfino le navi inglesi in navigazione in lontane acque oceaniche sparavano salve di cannone in onore di Sua Maestà.
Un grande spettacolo celebrò l’avvenimento con fuochi d’artificio, trombettieri, buffoni di corte, esibizioni di cavalieri e combattimenti fra orsi e mastini. La sovrana partecipò come al solito affacciata alle grandi finestre di Whitehall, attorniata dalle damigelle. E la gente spese ancora una volta uno scellino per entrare nel palazzo dove la festa continuava fino a notte fonda. Ma qualcosa era cambiato rispetto agli altri anni.
La scintillante epoca elisabettiana volgeva al termine. La regina era una vecchietta stanca e malata e non c’era piú niente «in grado di allietarmi». Lord John Harington andò a visitarla a corte a fine anno e rimase sconvolto «dallo spettacolo del suo corpo infermo».
A gennaio, nella speranza di trovare un po’ di sollievo, si trasferí a Richmond Palace, nel Surrey, la residenza gotica che in seguito è stata piú volte distrutta dagli incendi e piú volte ricostruita. Oggi ne rimangono solo i ruderi, a causa delle devastazioni delle bombe tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Lí, in quell’immenso palazzo reale, passò gli ultimi tre mesi della sua vita quasi da sola. Aveva la gola piena di ulcere e non riusciva a inghiottire. Le erano caduti quasi tutti i denti e per evitare le guance infossate si ficcava rotolini di stoffa dietro le gengive. Aveva le mani devastate dai reumatismi, le lunghe dita erano diventate cosí gonfie che l’anello reale era entrato nella carne e fu necessario limarlo per liberare l’anulare.
Non voleva mettersi a letto. «Se voi vedeste le cose che io vedo nel mio letto, non mi spingereste ad andarci». Se ne stava distesa su un mucchio di cuscini coi quali aveva coperto il pavimento.
La Virgin Queen, la machiavellica Elisabetta, stava morendo e l’epoca dell’oro era giunta alla fine. Il suo nome era nel cuore degli inglesi che la consideravano un’icona nazionale.
La fortuna le era stata amica durante il suo lungo regno coinciso con la gloria di Shakespeare, la grande vittoria sulla flotta spagnola, l’epoca di Drake e degli stramaledetti puritani.
Negli ultimi giorni di vita, i consiglieri piú stretti cercarono di farle indicare il nome del successore che desiderava. In realtà lei non aveva stima di nessuno. Quando chiesero se le stava bene Giacomo di Scozia, figlio di Maria Stuart, lei rimase in silenzio. La presero come una risposta positiva.
La notte fra il 23 e il 24 marzo 1603 fu particolarmente piovosa.
Verso le 3 del mattino, il dottor Parry, cappellano della regina, comparve negli ampi saloni e annunciò che Sua Maestà, all’età di 69 anni e 7 mesi, era trapassata. Nel riquadro di una finestra risplendette una torcia. Era il segnale che sir Robert Carey aspettava. Balzò su un cavallo dirigendosi di gran carriera verso nord. Le cose erano state organizzate in modo che a ogni stazione di posta fossero pronti cavalli freschi per arrivare nel piú breve tempo possibile al castello di Holyrood, a Edimburgo, e avvertire il re di Scozia che ci mise quattro giorni, cadendo due volte da cavallo, per raggiungere Londra, dove fu incoronato come Giacomo I Stuart.

Ora invece tocca a Carlo prendere il posto della madre.”
Marco Nese, giornalista e scrittore

“Con la Regina Elisabetta II scompare una figura di riferimento non solo per il Regno Unito ma per il mondo intero. Fin da quando, ancora ragazza, rimase con la famiglia reale a Londra, a fianco del suo popolo, sfidando le bombe di Hitler, e si impegnò nello sforzo bellico contro in nazismo, il nome di Elisabetta ha rappresentato un grande simbolo della Democrazia e della libertà.
Ha attraversato con estrema dignità la storia contemporanea, da Winston Churchill a Liz Truss, svolgendo sempre un ruolo attivo e importante pur nel rigoroso rispetto della neutralità politica della Monarchia.
Ha rappresentato al meglio le virtù del suo grande Paese. Ricordo con commozione gli incontri con la Regina, come Presidente del Consiglio italiano. Sapeva unire una straordinaria autorevolezza e uno stile inimitabile ad un garbo spontaneo, una viva simpatia e un sorprendente senso dell’umorismo.
Mi unisco al lutto del nuovo Sovrano, del governo di Sua Maestà e del popolo britannico nel ricordo di una figura straordinaria che gli storici del futuro riconosceranno come grande protagonista della nostra era.”
Silvio Berlusconi, Forza Italia

Redazione

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