The Conversion, il racconto dell’uomo comincia e finisce in se stesso: in un documentario arte e scrittura costruiscono la storia del riscatto

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NARDONE

Napoli, 26 apr. – Un invito a guardare dentro ed oltre la storia, la necessità di aguzzare l’ingegno per liberarsi dalla propria prigione, scambiandosi un racconto personale davanti alla macchina da presa. Questo e molto altro nel documentario ‘The Conversion’ di Giovanni Meola, arrivato al Los Angeles Italia Film Festival nella sezione Docu is Beautiful. Il regista racconta le storie incrociate dell’ex manager-bancario Vincenzo Imperatore (ora consulente contro gli abusi delle banche) e di Peppe De Vincentis, ex galeotto (ora attore e drammaturgo). Perdizione e redenzione passano attraverso l’arte e la scrittura che donano completo riscatto a due uomini che scelgono di voltare pagina raccontando cosa sono stati, quanto hanno visto e vissuto, in due libri-verità e due spettacoli teatrali.

Il cambio di direzione di Peppe ed Enzo vive nello spartiacque tra materialità e immaterialità. In ognuno dei due c’è un moderno Giano Bifronte, imbevuto di un passato ‘noir’ e di un presente che cerca di essere ‘albus’, candido grazie alle nuove scelte. Il documentario mostra come la vicenda di ogni uomo si muova sempre in cerchio, partendo da se stesso e  ritornando a se stesso. La porta di accesso a questo passaggio è offerta dalla scrittura, incontrata da due uomini nel periodo più duro, quando la voglia di riscatto è emersa attraverso l’incontro con la parola scritta.

Se oggi Sant’Agostino fosse stato qui, avrebbe accolto in un abbraccio Peppe ed Enzo; si sarebbe compiaciuto dell’incontro con due uomini che come lui, con profonda umiltà, hanno scelto di mostrare il proprio ‘io’ manifestandone la vecchia e nuova espressione. Enzo e Peppe, come Agostino, si raccontano quali bimbi comuni che sorridevano, si innervosivano, ai quali non bastava mai niente. Il passaggio dall’ambiente di casa e scuola, fino alla vita degli adulti, per lungo tratto è stato pieno di vanità, intesa come voglia di riuscire, di emergere, di possedere quanto più denaro possibile. In un lungo tempo disordinato, i due protagonisti (Peppe al Riformatorio Filangieri e poi a Poggiorelale, Enzo presso la Banca Credito Italiano, poi Unicredit), hanno vissuto il loro Purgatorio.

Peppe si era dato alle rapine in banca, Enzo aveva ceduto alla lusinga delle truffe bancarie. Mentre il primo nel ’91 finiva il suo percorso “lavorativo” negli istituti di credito, il secondo entrava in essi come professionista del settore, esperto economista, fino a diventare direttore e manager bancario.

La regia senza filtri, completamente veritiera di Meola, porta Enzo a casa di Peppe e lì fa iniziare il loro racconto, in una confessione fatta di domande e risposte, dubbi e curiosità tirate fuori l’uno dall’altro.

Il peso delle parole e la forte espressione mimica di Peppe viene rotto da questa frase: “Come si può parlare degli anni in carcere? Se lo penso ora dico che è impossibile pensare di sopravvivere in galera. La vita fuori la abolisci. Non sei mai nato là fuori…se ti crei una vita dentro, puoi andare avanti, altrimenti…”.

Il contro racconto di Enzo non è meno potente: “Dopo anni di meeting in cui ci veniva detto che eravamo i migliori, all’improvviso i nostri Dirigenti iniziarono a puntare il dito contro di noi, contro gli uomini che vendevano i prodotti bancari che poi si trasformavano in truffe…in quel momento decisi di raccogliere le prove, di assemblarle; maturai l’idea di scrivere per vendicarmi. Presi coraggio e chiamai un editore per pubblicare il mio libro di denuncia. Mi fu detto che avevo una bomba tra le mani che sarebbe stata sfruttata quanto prima”.

Se da un lato Peppe inizia a descrivere come avvenivano le rapine nel dettaglio, dall’altro racconta di quando nel carcere di Benevento ha incontrato l’Arte, di quando ha scritto il primo testo teatrale di poche pagine, che gli hanno dato l’occasione per avere consapevolezza della propria vita, per guardarsi finalmente dentro in modo costruttivo, proprio come Enzo che scoperchiando il pentolone delle truffe e dei raggiri bancari, con il fare tipico della “scugnizzeria” e dello scacco psicologico, arriva all’accettazione della propria sconfitta e canalizza la voglia di dire ‘basta’ in questa frase: “In Italia esistono circa 190.000 banche. Se oggi intervistassimo tutti quelli che ci lavorano, sono sicuro che l’80-85% di essi manifesterebbe depressione, frustrazioni e senso di coscienza pesante”.

Dopo gli illeciti commessi Peppe De Vincentis scrive l’autobiografia ‘Il Campo del Male’, confessione ironica di anni di galera tra accuse, rapine e cocaina; Vincenzo Imperatore pubblica il memoriale-rivelazione ‘Io so e ho le prove’, divenuto caso editoriale sulle irregolarità del sistema bancario nazionale ed internazionale.

Fisarmonica e voce di Daniela Esposito accompagnano tra malinconia e voglia di emergere, la digressione sull’io dei due protagonisti. La confessione e dunque la conversione, non sono mai atti di debolezza, perchè la più grande punizione per la coscienza è il silenzio, vera condanna a una prigione senza fine. ‘The Conversion’ strappa dunque le catene e trasforma così torto e vergogna in grazia di correggersi per sè e per gli altri.

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Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.