Stati Uniti e Corea del Nord: la guerra si avvicina?

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Cresce la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti dopo la decisione di Trump di spostare la flotta di portaerei “Carl Vinson” verso le coste nordcoreane in via precauzionale.

NARDONE

Roma, 12 apr. – La minaccia di un scontro aperto tra Corea del Nord e Stati Uniti, con un possibile impiego di armi nucleari, sembra sempre più concreto. Le relazioni tra i due Paesi sono da sempre complesse e risentono di un difficile equilibrio regionale che vede da una parte gli Stati Uniti con il Giappone e la Corea del Sud, storici alleati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e dall’altra la Corea del Nord e Cina, il cui rapporto però sembra sempre più inclinato. 

Dal 2003, anno in cui la Corea del Nord si ritira dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare, si sono susseguite numerose minacce di interventi militari sia contro la vicina Corea del Sud che contro gli Stati Uniti stessi, identificati come il principale nemico. Le minacce di un imminente riarmo nucleare e di un’offensiva di questo tipo non erano però supportate da un adeguato potenziale bellico del Paese. Nel corso del 2016, però, il governo di Pyongyang ha dimostrato di aver nettamente potenziato il suo armamento e di stare perfezionando la costruzione di missili balistici a medio raggio, testati il 12 febbraio di quest’anno nel mare del Giappone, e quella di missili intercontinentali che potrebbero quindi raggiungere gli Stati Uniti. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha risposto con nuove sanzioni e il divieto di esportare di carburanti per aviazione, che potrebbero essere utilizzati per alimentare nuovi missili, verso la Corea del Nord.

Ad aggravare la tensione tra i due Paesi sta contribuendo la politica aggressiva di Trump e la sua recente operazione militare in Siria condannata dal Presidente Kim Jong-un come un imperdonabile atto di aggressione che giustifica il riarmo nucleare della Corea del Nord per difendersi dalla politica imperialistica americana. Il Governo americano ha risposto spostando una potente flotta che si trovava nei pressi di Singapore verso le coste nordcoreane. La mossa di Trump, giustificata come una misura preventiva, è stata ovviamente interpretata come prova dell’ostilità americana. La Corea del Nord “è pronta a reagire a qualsiasi modalità di guerra portata avanti dagli USA”, come dichiarato da un portavoce del ministero degli esteri nordcoreano che aggiunge che “Confideremo responsabili gli Stati Uniti per le disastrose conseguenze che deriveranno dalle loro oltraggiose azioni”.

Intanto Trump sollecita l’intervento della Cina, anche attraverso una pressione economica per costringere Pyongyang a rinunciare ai suoi programmi nucleari. Ma la Cina è restia a provocare un collasso economico del Paese che potrebbe portare a un’ondata di migrazioni verso il suo territorio oltre a temere un ulteriore militarizzazione della regione e quindi, pur affermando la necessità di denuclearizzare la penisola, preme per una risoluzione pacifica della questione.

 

 

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Marcella Esposito

Laureata in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa, si interessa di governance urbana e sviluppo locale nei paesi dell'Africa sub-sahariana, di migrazioni e questioni di genere.