Somma Vesuviana – Il sindaco Di Sarno: “da domani faremo la conta dei danni”

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Somma Vesuviana, 14 luglio 2017 – “Hurrà pour la France”, simpaticamente e con gratitudine è il grido che si leva dal web, dopo che i Canadair francesi sono giunti nel cielo del Vesuviano. Giornate in cui sul Monte Somme – Vesuvio le fiamme che hanno dato fumo, paura da Ottaviano hanno abbracciato da un lato Somma, Sant’Anastasia, Pollena, Massa di Somma e San Sebastiano e dall’altro lato anche i comuni di: San Giuseppe, Terzino e Trecase.  Raccontare del Monte Somma, che ha visto più di 150 ettari di montagna andare in fiamme in quasi una settimana, è la sconfitta di un popolo che con i denti cerca di vivere lì dove lo Stato non ha il coraggio d’investire in quella fetta di territorio nel cuore della Campania, dove incontri un’area densamente abitata sovrastata dal Vesuvio e dal Monte Somma, polmone verde che rientra nella tutela dell’Ente Parco Vesuvio e nota come Area vesuviana, ma ancor più nota come la famigerata “zona rossa”, appunto per la presenza del vulcano. Una zona piena di vincoli, dove non si può costruire case, ma dove la gente è ancora, e nonostante tutto, legata alle proprie radici, alla tradizione, all’affetto per la terra. Gente che abita sotto il monte che per una buna percentuale vive di agricoltura, anche quella montana. Di una vegetazione che donava ‘aria buona’ e che di quel Parco per nulla ‘protetto’, non si è mai saputo sfruttare per aiutare il territorio a ‘vivere’, e ora che in buona parte è stato devastato, “Cosa resterà domani di questa montagna. Chi resterà qui”, dicono alcuni sindaci di queste aree. Sconforto, ecco quello che si respira, insieme a quel fumo che stringe la gola e l’ansia dell’attesa di ‘un aiuto’, che è sì arrivato, ma “tardi”, come ha detto il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno.  In fiamme a Sant’Anastasia la zona montana “Olivella”, mentre i volontari della protezione civile locale “I pionieri” erano sul Monte Somma, e con il supporto aereo si sono prodigati per spegnere le fiamme.  Si tranquillizza la situazione anche a Somma Vesuviana, dove la zona dove è stato più difficile domare le fiamme è stata la zona Cupa Maresca a salire verso Santa Maria a Castello.  In prima linea sempre i volontari “Cobra2”, e l’atteso arrivo dei canadair pare abbia spento tutto. “Da domai faremo la conta dei danni al nostro Monte Somma-Vesuvio – afferma il primo cittadino Salvatore Di Sarno – ci auguriamo che spengano tutto e che il vento non crei altre emergenze.  Sono seriamente preoccupato, e ora noi ‘popolo del Monte’ dovremmo vedere come aiutarlo a rivivere.  Intanto ancora grazie a tutti quelli che in questi giorni hanno lavorato a questo dramma, i volontari e tutti gli operatori regionali, un grazie speciale a chi gratuitamente mi ha supportato come Florestano Flace (assistente del Sindaco in questa emergenza). Sono stati due giorni intensi, due giorni in cui ho notato troppe ‘mancanze’, mancanza di comunicazione, di mezzi e questo significa che siamo alle pezze, ma la mancata convenzione tra vigili del fuoco e Regione Campania credo abbia il suo peso”. Solo il 5 luglio scorso la Lettera del Direttore Generale Vigili del Fuoco, inviata alla Regione Campania, per rinnovare la convenzione nella quale si leggeva che: “In merito alle iniziative intraprese sulla campagna antincendi boschiva per l’anno 2017, si comunica che la Regione Campania, più volte sollecitata, ha rappresentato la propria indisponibilità alla stipula di una convenzione che preveda il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco nella attività di lotta attiva e prevenzione degli incendi boschivi”, dopo che il Presidente Vincenzo De Luca, ha ritenuto che non vi fosse la necessità della presenza dei vigili del fuoco, nel caso di spegnimento delle zone rurali limitate alle aree abitate. “Io non voglio sembrare quello che attacca tutti – ha affermato Di Sarno – anzi ho elogiato e ringraziato tutti sin dal primo momento, ma le carenze ci sono e noi qui siamo a tutela dei cittadini i mezzi aerei dovevano arrivare prima. Ognuno si assuma le sue responsabilità”.

NARDONE
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Maria Beneduce

Maria Beneduce