Serata memorabile al Maradona: si palesano i fenomeni ma hanno la Maglia Azzurra

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Luca Muratgia

Serata da ricordare e collocare direttamente nel libro della storia del Napoli. Una perla da aggiungere alla non troppo nutrita collezione di perle Champions come una delle più importanti, belle e prestigiose; si perché sopra il doppio Cavani contro i Citizen, il testa a testa contro il Bayern, la meravigliosa illusione Chelsea, sopra la vittoria contro il Borussia Dortmund e i gol al 90’ sempre contro il Liverpool per due anni consecutivi nel Napoli Ancelottiano, si erge la serata di ieri, semplicemente perfetta sotto tutti i punti di vista. Neanche il più inguardabile degli ottimisti si sarebbe potuto aspettare una spettacolo simile con una prestazione che alla fine del primo tempo, ha lasciato basiti gli stessi supporters partenopei con una gara emozionale tra incredulità e gioia. La prima della storia in Champions al Maradona si presenta meravigliosa già prima dell’inizio della partita in uno stadio sold out ed un tifo tornato ad essere espressione di passionalità che solo a Napoli e in pochi altri luoghi al mondo è possibile ammirare in tale emotività. Già solo “l’urlo Champions” rappresenta uno spettacolo unico godibile esclusivamente a queste latitudini. Napoli-Liverpool sembra ormai diventata una classifica Champions dove il Napoli si propone di diritto come “bestia nera “ di Klopp che a Napoli ha perso 4 partite su 4 ( una quando allenava il Borussia Dortmund e tre da quando è allenatore del Liverpool). Inoltre questa partita assume un fascino particolare proprio perché Napoli e Liverpool sono due città per certi aspetti molto simili, Liverpool potrebbe infatti definirsi la “Napoli inglese “, città di mare, stessa rivalità con Londra come Napoli la ha con Milano, stessa passionalità e allegria degli abitanti, stessa passione e tradizione per la musica.

Veniamo alla partita; il Napoli sin dall’inizio, impone ritmi elevatissimi, sciorina un calcio spettacolare colpendo, con Osimhen, un palo dopo appena due minuti. Dopo l’1-0 firmato da Zielisky su rigore, lo stesso Osimhen si procura e sbaglia, facendosi ipnotizzare da Allison, il rigore del possibile 2-0. Il nigeriano sarà poi costretto a lasciare il campo alla fine del primo tempo per noie muscolari già palesatesi nei giorni passati tanto da mettere in dubbio la sua stessa presenza nella lista dei titolari. Dopo il 2-0 di uno strepitoso Anguissa e il 3-0 di Simeone (subentrato proprio ad Osimhen) si chiude un primo tempo da incorniciare. Nel secondo tempo, dopo il botta e risposta di Zielisky e Diaz, il Napoli, complice anche un inevitabile e prevedibile calo fisico dovuto all’impressionante impiego di energie del primo tempo, si è limitato a difendere con ordine concedendo pochissimo, proponendosi, quando ne ha avuto l’opportunità, con ripartenze veloci. Merita un plauso Spalletti su tutti. Se si è individuato in lui il responsabile del passo falso casalingo contro il Lecce, bisogna riconoscere che la vittoria di ieri porta il suo marchio ed è soprattutto merito suo. Tra i giocatori è doveroso menzionare su tutti Zambo Anguissa; prestazione eccezionale, dominatore assoluto del centrocampo con un connubio tecnico e fisico che lo ha reso il migliore in campo; poi il solito Lobotka, indispensabile, ormai una garanzia; Zielisky, che se riuscisse a  trovare continuità di rendimento (mai avuta in verità negli anni passati), lo si potrebbe considerare a pieno titolo un top player Kvaratskhelia che ha propiziato con la sua classe e la sua velocità le azioni più pericolose della partita e che sta velocemente trasformandosi da sorpresa in certezza assoluta. Un ultima menzione, per la verità doverosa, la merita Alex Meret. Dopo un estate per lui complicatissima con le insistenti voci circa l’ingaggio di in mostro sacro come Kailor Navas e dopo la poca fiducia che ha respirato a pieni polmoni da parte di tutto l’ambiente, è riuscito a rimanere calmo, lucido e presente, evidenziando una personalità e uno spessore caratteriale che mai, durante la sua intera permanenza in azzurro aveva manifestato oltre le indiscutibili doti tecniche che lo hanno portato a giocarsi il posto da titolare in nazionale con Donnarumma. Ieri due parate decisiva e, soprattutto, grande sicurezza nelle uscite e nel giocare il pallone con i piedi, proprio l’aspetto tecnico che pareva essere il suo tallone d’Achille. È lui il portiere titolare del Napoli, con grande merito. Guai però a crogiolarsi su questa vittoria, c’è poco tempo per festeggiare che già dopodomani al Maradona ci sarà lo Spezia e l’impegno non va assolutamente sottovalutato, considerando le difficoltà già evidenziate dal Napoli proprio contro le cosiddette piccole e considerando ancor di più l’incredibile dato statistico che vede lo Spezia vincitore negli ultimi due incontri casalinghi al Maradona, testa bassa e pedalare insomma.