Scusi, Lei è gastrosofico ? Un coinvolgente e divertente esperimento di Pedagogia alimentare.

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Napoli, 20 mag. – Quali motivazioni e quali scelte culturali, più o meno consapevoli, si celano dietro la quotidiana assunzione di cibi ? Qual è la reale differenza fra biofood e junk food, al di là delle convinzioni correnti ? Che cos’è il porn food ? Come si è trasformato il modo e la qualità dell’alimentarsi nel nostro paese dagli inizi del ‘900 fino ai nostri giorni ?

NARDONE

Questi ed altri interrogativi sono stati al centro della riflessione collettiva svoltasi al Clud Art Epochè di Napoli in Via Confalone 39/c in occasione dell’evento “Scusi, Lei è gastrosofico ?” ideato e progettato dai pedagogisti Franco Biancardi, dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e Sonia Sellitto,  realizzato dai simpatici e accoglienti padroni di casa Matile Cesaro e Pierfilippo Agosti.

Dinanzi ad un pubblico numeroso ed attento, oltre che visibilmente curioso di vivere un’esperienza inconsueta, la Pedagogia alimentare, nuova ed ancora per più versi inesplorata frontiera educativa, ha fatto sentire forte e chiara la sua voce attraverso le parole prima di Sonia Sellitto che è partita dalle epoche più antiche per evidenziare come esistesse una maggiore consapevolezza dell’alimentazione per il benessere, sia fisico che mentale, della persona. Il benessere, infatti, veniva inteso come il risultato di una perfetta armonia tra le esigenze del corpo e quelle dell’anima, armonia che era raggiunta nel contempo da una corretta paidéia, per elevare l’anima, ed un’adeguata diaita per allenare il corpo. Non esisteva separazione, dunque, fra soma e psiche ed il cibo, in particolare, era considerato un pharmakòn, cioè qualcosa che poteva rappresentare un rimedio, una cura, ma anche rivelarsi un veleno.  La pedagogia alimentare, ha proseguito Sellitto, ci accompagna in un nuovo percorso di consapevolezza alimentare innanzitutto facendoci superare l’etnocentrismo ed i pregiudizi di cui spesso l’alimentazione è espressione e poi rendendoci più responsabili nei confronti degli sprechi alimentari, della sostenibilità ambientale e degli animali di cui l’Uomo si ciba. Questo nuovo approccio culturale ci aiuta a considerare l’alimentazione come un mezzo e non come un fine, avvicinandoci al cibo con moderazione e misura, in ultima analisi aiutandoci a recuperare l’esperienza dell’alimentazione e del cibo in una dimensione festiva e conviviale del vivere, che poi è un modello culturale universale.

La gastrosofia si pone l’obiettivo di coniugare appetito, arte culinaria e piacere per il buon cibo ed il bere ma rappresenta anche, e soprattutto, una vera e propria “pedagogia di vita” per conseguire e mantenere uno stato di benessere che non è soltanto l’espressione dell’assenza di malattie, bensì la piena percezione della felicità di Vita (concetto questo fatto proprio dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità).

Franco Biancardi ha tracciato  un itinerario di come si sono trasformati alimenti e modalità di alimentazione nel nostro Paese dal ‘900 fino ai nostri giorni. Subito dopo la seconda guerra mondiale, da una generalizzata situazione socio-economica-culturale ancora strettamente correlata alla civiltà contadina, a cui faceva riferimento un modello basato sulla stagionalità dei prodotti agricoli e sulla tipicizzazione regionale e locale, vissuta in un clima di autoreferenzialità autarchica, è subentrato rapidamente un sistema di lavorazione e di preparazione industriale degli alimenti per cui le tradizionali produzioni agricole hanno iniziato a seguire logiche di mercato, mutuate da un rinnovato modello capitalistico accumulativo e distributivo legato al gioco reversibile di domanda-offerta. Con la diffusione dell’industrializzazione si sono create le condizioni per una maggiore disponibilità di cibo e per la sua sostanziale indifferenziazione regionale, dando così luogo a quella che è stata significativamente definita la società consumistica.  Per l’aspetto nutrizionale, il frigorifero, ad esempio, è il simbolo delle accresciute disponibilità alimentari familiari, con possibilità di conservare nel tempo i singoli alimenti, facendone scorte.  Dagli anni Sessanta in avanti, tuttavia, si amplia il gap fra sostanze alimentari, cioè i prodotti naturali dell’agricoltura, della zootecnia, della pesca e della caccia, e prodotti alimentari, vale a dire quelli manipolati e trasformati dall’industria in  funzione di strategie di mercato fondate, prima che sugli aspetti nutrizionali, su quelli legati alla gradevolezza estetica ed al gusto, raggiunte anche a costo di massicci interventi sugli alimenti in termini di addizionali chimici.       

Il processo di globalizzazione, con la diffusione territoriale di monocolture dove prima esisteva pluralità produttiva, ha creato  una nuova situazione di ipersfruttamento naturale per cui a scelte alimentari troppo “raffinate”, cioè lontane dal rispetto dei tempi e dei ritmi naturali, corrisponde il progressivo esaurimento delle risorse ambientali.  Oggi, dinanzi al crescente disagio dei paesi del mondo occidentale per una iperalimentazione dannosa per la salute e che provoca le cosiddette “malattie del benessere”, cresce la voglia di recuperare e valorizzare i prodotti locali, a Km zero come si dice, cioè quelli lavorati secondo antiche tradizioni di genuinità e di rispetto per la Natura.

La parte centrale dell’evento ha visto ancor più direttamente coinvolti gli ospiti in un’esperienza psicosomatosensoriale.  Ciascuno, con gli occhi bendati con un foulard, ha assaggiato vari alimenti, alcuni biofood ed altri junk food, successivamente annotando su carta le sue sensazioni, in forma molto libera.

E’ seguito un dibattito  molto partecipato che ha evidenziato, fra l’altro, l’importanza della vista nelle pratiche alimentari e come, mettendo da parte temporaneamente questo senso, cambi la diretta percezione ed immaginazione dei cibi.

Al termine, un allegrissimo momento conviviale con un rinfresco. La serata si è conclusa con la generale richiesta dei partecipanti di approfondire le tematiche dibattute, anche coinvolgendo gli altri sensi, a partire dall’olfatto.

 

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Redazione

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