Scusi lei cosa insegna? Sono un pedagogista non insegno costruisco speranze

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NARDONE

Da pedagogiste vi raccontiamo la nostra esperienza:

Un giorno all’ ennesima domanda scusate voi cosa insegnate ? abbiamo risposto con una semplice affermazione: “noi non insegniamo ma costruiamo speranze”, volete sapere perché allora adesso ve lo spieghiamo: 

La Speranza insieme al Cambiamento sono le parole d’ordine di questo nuovo millennio, sono parole che ad alcuni fanno paura mentre ad altri fanno letteralmente arrabbiare, perché sperare in un cambiamento scolastico, sociale e culturale se sono decenni che si va avanti così?

Forse perché è cambiata e sta cambiando ancora la nostra società, il mondo del lavoro, le relazioni affettive, ma anche il modo di comunicare, le nuove tecnologie ma anche la stessa la famiglia in un mondo globalizzato che sembra correre all’impazzata chissà poi verso dove. 

E la scuola? La scuola non può permettersi di rimanere indietro, non può farlo perché ha il dovere e la missione di costruire un futuro ai nostri caotici quanto fragili nativi digitali.

Si i nostri nativi digitali, esuberanti ma fragilissimi, iperconnessi ma spesso profondamente soli, secondo noi lo sentono … sentono che il mondo è cambiato e va davvero di fretta, una fretta che ad un livello non sempre consapevole crea quell’ansia che in classe diventa agitazione, scarsa attenzione e persino insofferenza.

Fino ad una decina di anni fa le classi erano davvero diverse, ricordo i miei compagni di studi seduti nei loro banchi, qualcuno con poca voglia di studiare qualcun’altro più motivato, ma non c’era quella frenesia e agitazione che respiriamo oggi tutti i giorni.

Adesso è diverso, sembra quasi che i nostri ragazzi sentano che lo spazio si è ristretto, quindi scalpitano, non vogliono stare li fermi, hanno come un’agitazione che li divora dentro.

Secondo il nostro punto di vista questa agitazione può essere canalizzata attraverso il cambiamento valorizzando le competenze scolastiche e sociali con l’utilizzo di strategie e metodologie atte a generare un nuovo assetto scolastico proiettato vero la costruzione di una nuova società.

Se il futuro è incerto ed offuscato dobbiamo armare i nostri nativi digitali di molte più risorse, le sole conoscenze non sono sufficienti servono molte competenze.

Già…Queste benedette competenze, maltrattate da super esperti super teorici e di conseguenza mal digerite dagli insegnanti, sono la chiave, la chiave per fare in modo che i nostri ragazzi potranno costruirsi un futuro solido in un mondo liquido.

I nostri ragazzi dovranno imparare per tutta la vita, essere creativi e pieni di spirito di iniziativa, dimostrando di essere autonomi quanto capaci di lavorare in molteplici team su molteplici progetti. Non solo dovranno saper comunicare in modo efficace a tutti livelli, imparando a parlare e a creare anche con la lingua del digitale, ma dovranno avere anche un’empatia, un pensiero critico e consapevolezza culturale che getti le basi per una società inclusiva e responsabile.

Quindi secondo la nostra esperienza, essendo venute a contatto con ragazzi di varie realtà e avendo preso coscienza dei molteplici bisogni “specifici” possiamo dire con tutta certezza che ciò che accomuna tutti è un BISOGNO CONDIVISO DI COMUNICATIVITA’ E DI INTERCONNESSIONE con il mondo adulto, troppo restio al cambiamento e avvolte caparbio nel ritenersi l’unico detentore di un sapere da trasmettere senza avere la lungimiranza e l’umiltà di “imparare ad imparare” perché l’efficienza e l’efficacia di un’ insegnamento è racchiuso esclusivamente nella coopartecipazione degli attori comunicanti, volti a dare speranza ad un cambiamento inteso come arricchimento del passato per una nuova prospettiva di vita che guarda al futuro.

In questo scenario la pedagogia è quella scienza che fornisce gli strumenti e le metodologie per mettere in atto una comunicazione efficace che attiva l’apertura alla conoscenza dell’altro prendendo consapevolezza e rispetto dei suoi valori, delle sue esperienze e soprattutto del suo punto di vista, in quanto assumendo questo atteggiamento di ascolto si terrà sempre presente che dentro “ogni armatura” c’è una persona “… dietro la corazza della paura, dell’indifferenza, dell’odio….. dietro tutti i muri difensivi, i posti di blocco e le torri di guardia c’è sempre una persona” D.Grosman, Con gli occhi del nemico, 2007.

Dott.ssa Carmela Internicola Pedagogista APEI 

Dott.ssa Simona Di Paolo, Pedagogista APEI

 

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Redazione

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