Sant’Anastasia: Troppo occidentale e il marito la picchia

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Sant’Anastasia, 11 aprile 2017 – Ha rischiato di morire per “eccesso di libertà”, al pari di tante altre donne mussulmane che in Europa hanno perso la vita cecando di allontanarsi dalle tradizioni legate alla cultura islamica. Lei una 28 enne marocchina, giunta a Sant’Anastasia (secondo i ricordi di alcuni nel quartiere Casamiranda) intorno a gennaio, qui ha raggiunto “Carlo”, ovvero, F. K. suo marito, lo stesso 51 enne che sabato mattina si è visto stringere le manette ai polsi per avere tumefatto con calci e pugni il viso di A., moglie e madre.

NARDONE

Le indagini – Alcune testimonianze avrebbero raccontato che alcune volte lei è stata notata per la folta, libera e bella chioma riccia, nella zona dell’antico borgo Sant’Antonio, dove la coppia marocchina risiede con un bimbo di circa due anni, mentre l’altra figlia, una bimba di circa sette anni, la donna, in un viaggio precedente, aveva riportato a casa in Marocco. Né il velo, né il burqa erano tra gli indumenti che la giovane donna voleva inossare, al punto che i rapporti con il marito erano sempre più tesi. Sembrerebbe che a far scoppiare la scintilla della rabbia, oltre al diniego per girare con il viso coperto, anche la minaccia della richiesta del divorzio.  

La denuncia – Secondo la testimonianza rilasciata dalla 28enne, il marito sabato l’ha presa a calci e pugni perché le voleva imporre l’uso di abiti lunghi e del burqa, per poi rinchiuderla nel bagno per impedirle di chiedere aiuto. La donna è però riuscita a scappare, ed una volta in strada si è accasciata al suolo. Sono poi intervenuti i carabinieri ai quali la malcapitata ha raccontato che il marito l’aveva più volte picchiata, rimproverandola di comportarsi “troppo alla occidentale”. Portata in ospedale, alla giovane donna sono state refertate lesioni al volto giudicate guaribili in 15 giorni. Una condizione nuova per il paese posto nel cuore del napoletano, dove non esiste una vera comunità mussulmana, e che ha lasciato tutti impauriti. L’uomo è stato portato nel carcere di Poggioreale, e secondo alcune indiscrezioni, pare abbia dichiarato ai militari di essere preoccupato per la richiesta di divorzio della donna che voleva portare via pure il figlioletto di due anni. A., come tante altre donne purtroppo meno fortunate di lei, è rimasta vittima di quello che è noto quale “delitto d’onore”. Una condanna stabilita dai loro mariti che solitamente le accusano di essere “troppo occidentalizzate”. Una formula per condannare l’indipendenza acquisita, e aver ‘dimenticato’ la sottomissione, insomma, il rifiuto di vivere nel modo che secondo la loro cultura è “islamicamente corretto”.

Delitto d’onore – Già negli anni scorsi il Consiglio d’Europa ribadiva l’allarme e invitava i governi europei a emettere una legislazione volta ad arginare questa pratica che viola ogni diritto umano. Si leggeva: «Tutte le forme di violenza contro le donne e ragazze in nome di codici d’onore tradizionali sono considerate “delitti d’onore” e costituiscono una seria violazione dei diritti umani fondamentali. Nessuna tradizione o cultura può invocare nessun genere di onore per violare i diritti fondamentali delle donne. Inoltre negli ultimi vent’anni, i cosiddetti delitti d’onore sono diventati sempre più frequenti in Europa, in particolar modo in Francia, Svezia, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito e Turchia». 

Carlo è raccontato cosi dai residenti del posto: “Lui è sempre stato una brava persona, mai sentito urlare, sempre gentile con tutti. Ci meraviglia che sia arrivato a tanto”.

Un quartiere incredulo quello di Casamiranda, dove il 51 enne, in Italia da oltre 30 anni, era conosciuto per l’attività di aggiusta tutto. Le prime avvisaglie del malessere, però, le hanno raccontate alcuni vicini. Sembrerebbe che la bambina di sette anni sia stata portata di recente dai parenti, esprimendo chiaramente la volontà di rientrare nella sua patria a breve. Ma il caso di A., fa sì che venga a galla una condizione di clandestinità, di ‘persone invisibili’ allo Stato, alle Istituzioni locali.  Infatti per stessa ammissione del sindaco, la donna non si è mai rivolta ai servizi sociali, e che non conoscevano, benché da oltre un 30ennio si trovasse in Italia e a Sant’Anastasia da tanti anni, neanche il marito.

In Comune – È in programma, da parte del Comune anastasiano, l’apertura di un centro per immigrati in via Pomigliano, già realizzato e già affidato a ditta esterna, per offrire vari servizi agli stranieri residenti ed in regola.

 

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Maria Beneduce

Maria Beneduce