Sant’Anastasia, il viaggio della speranza

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Sant’Anastasia, 18 aprile 2017 – Cresce la fede e la devozione per la Vergine dell’Arco.  Sono oltre 450mila le presenze di fedeli che varcano il Santuario di Madonna dell’Arco nel giorno del Lunedi dell’Angelo per  “grazia ricevuta”. Un popolo in cammino verso la fede. Un popolo in cammino verso la Mamma dell’Arco. Un  fiume  di persone  ha colorato via Arco, sia in direzione Sant’Anastasia che da Napoli. Una folla che sino da dopo la mezzanotte, ha cominciato ad occupare i corridoi creati dalle transenne  per accedere alla porta del santuario e ‘salutare’ la SS. Madonna dell’Arco. Barriere antiterrorismo, con un rafforzamento delle misure di sicurezza, tutto in occasione del tradizionale pellegrinaggio dei ‘fujenti’. Barriere anti-tir ed unità cinofile, oltre ad un centinaio tra carabinieri, poliziotti e militari dell’esercito, disposti su via Arco, meta del pellegrinaggio di migliaia di ‘battenti’, provenienti da ogni parte d’Italia, che percorrono chilometri a piedi per prostrarsi davanti al quadro della Vergine per “grazia ricevuta”, così come avviene da quasi mezzo millennio. Migliaia di battenti, che sono giunti da Napoli e provincia, che con i pellegrini arrivati già alle prime luci dell’alba, hanno tenuto fede al ‘Grande  pellegrinaggio’. Il portone del Santuario di Madonna dell’Arco si è aperto alle 3 del mattino per accogliere le squadre di battenti.  Un  catenaccio  di sicurezza delle Forze dell’Ordine ha presidiato l’area.  Tanta la gente,  che si è mescolata al corridoio di sagome vestite di bianco rosso e blu, e che sul piazzale e via vai tra locali, giostre e bancarelle, ha dato spazio a balli e canti.  Intanto  nell’aula  liturgica alle spalle del santuario, sin dalle 4 del mattino si sono avvicendate le funzioni religiose. “Sfioriamo le 500 mila presenze – spiega il rettore del santuario Alessio Maria Romano –  abbiamo chiuso le porte alle soglie dell’alba, stanchi ma soddisfatti”. Quello di Pasquetta è un giorno dedicato al ringraziamento di fujenti e battenti provenienti dalle tante associazioni dedicate alla Santissima Maria dell’Arco. Un affluenza di persone nella piccola Sant’Anastasia, dove la stima dei visitatori, cosi come spiegato dal Priore e molto approssimativa, e dove si può avere un numero quasi certo solo sulle associazione entrate nella Cattedrale, ma non sui civili. La porta del Santuario si è poi chiusa alle 4 di martedì, e stando alle note del Santuario e quelle del comune, non si sono riscontrati disagi particolari. “L’emozione e la commozione che portano tante persone all’interno del santuario, mostra anche quanta speranza accompagna questa gente” afferma il rettore. “Il grande evento del lunedì in albis quest’anno è stato tra i più riusciti, se non il più riuscito per l’organizzazione accurata, per le misure preventive adottate e per la quantità considerevole di uomini messi in campo – dice il sindaco Lello Abete – in collaborazione con l’assessore Fernando De Simone, la P.M., la Protezione Civile e la Croce Rossa”.  Pare abbia funzionato bene il servizio d’ordine all’esterno ed all’interno del Santuario, presenti sul posto per disposizione del Prefetto il battaglione Campania dei carabinieri, rispettato il corridoio creato dalle transenne anti-tir con la nuova organizzazione antiterrorismo attuata per  il “Grande pellegrinaggio”  e che ha regolato il flusso di fedeli e battenti sia su via Arco, favorendo l’ordinato deflusso dal Santuario, con la collaborazione di circa 100 unità della Croce Rossa e Protezione Civile e di circa 15 unità tra medici e infermieri, che hanno gestito gli ingressi di coloro che sono stati colti da malori nelle tende del posto medico avanzato, collocato nei pressi delle uscite laterali del Santuario. “Eventi come la Festa della Madonna dell’Arco, sono fattibili soprattutto grazie alla grande mole di volontari che lo rendono possibile – afferma Padre Romano – a loro il mio grazie più sentito, ma anche alle Forze dell’Ordine per il Piano sicurezza, ai battenti e i fujenti con la loro fede sono accorsi più numerosi che mai. Tutto è filato liscio, ordinato e composto”.

NARDONE

Il culto – Tutto ebbe inizio da un edicola votiva al Santuario intitolato alla S.S. Vergine dell’Arco, che già dal 1450 lunedì dopo la Pasqua ha visto i pellegrini in visita, a seguito di un evento ricordato come il lancio della “palla a maglio”. La leggenda racconta che un gruppo di persone giocava a palla maglio, ed uno dei giocatori fece finire la palla contro un vecchio tiglio, i cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato con l’immagine della Madonna. Il giocatore che aveva sbagliato il colpo, perse una scommessa, ed arrabbiatissimo riprese la palla e bestemmiando la scagliò contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a sanguinare. Da quando fu gridato “al miracolo”, sono trascorsi cinque secoli, ma il culto non si arresta e i fedeli attendono la Pasqua per camminare verso il Santuario Mariano. Da Allora si è avviato il culto degli ex voto e con questo quello con l’entrata in chiesa di “fujenti” e “battenti”, prostrati con la ‘caduta’ ai piedi della “Mamma Nostra”. Chi in corsa, chi ancora tenendo un ritmo battente nel passo, con bandiere e alabarda giungeranno sul corridoio del santuario e rivolgendosi alla Vergine diranno: “Stai ascoltando… Non ci abbandonare mai Mamma nostra dell’Arco. ….. W Maria santissima dell’arco!” Le invocazioni sono tante, le richieste, le speranze. Fujenti e battenti, in squadre o paranze, vedranno rivolgere i ringraziamenti  le richieste alla “Mamma de’ mamme’”, e chi con parole crudeli e chi preghiere, le chiederanno di realizzare ‘il miracolo’. Sono migliaia gli ex voto accolti nel museo posto nelle adiacenze del santuario che rappresentano il  pezzo di vita’, il dramma che ha portato la ‘speranza’ della resurrezione con il miracolo della grazie. 

Il voto – E’  una promessa, rivolta  alla Santissima Madonna dell’Arco. Una richiesta di grazia, che porta nella piccola Cittadella Mariana, milioni di devoti in un anno, e migliaia  di pellegrini, battenti e fujenti il giorno del Lunedi in Albis. Commozione, fede, curiosità, sono tanti i sentimenti che si avvicendano nel ‘cammino’ di chi si prostra, inginocchia, striscia o semplicemente cammina ai piedi ‘da mamm ‘e l’Arc’. Quante grazie si contano nel museo degli ex voto, quante silenti e custodite nei cuori di chi ‘ha incontrato ‘a mamma e l’Arc, ed è stato accolto sotto il suo celeste mantello. Il Grande pellegrinaggio vede la “ Mamma di tutte le mamme” portare la fede in migliaia di cuori speranzosi che la loro ‘grazia’ possa essere esaudita, ma altrettanti compiono il viaggio in segno di riconoscenza, “per grazia ricevuta”.

Testimonianza  alla Mamm ‘e l’Arc: E’ il caso di Katia, giovane  donna di sant’Anastasia, madre di quattro figli, devota e battente come due dei suoi giovani figli, che a sua volta ha avuto madre e fratelli che hanno in segno di riconoscenza per grazia ricevuta, compiuto il pellegrinaggio verso la  madonna dell’Arco. Problemi di salute di due dei suoi quattro figli l’hanno portata a chiedere la ‘grazia’. Prima ancora aveva solo 18 anni,  dice: “uscivo da una condizione di travaglio, mi sentivo solo e entrai in chiesa e mi trovai davanti a lei in lacrime, non riuscivo a fermarmi. Li decisi di offrirle il mio cuore – spiega Katia – e cominciai ad accompagnare mia mamma nel pellegrinaggio di fede. Ottenni la mia grazia. La vita mi ha provato in più occasioni, e io mi sono sempre rivolta a lei e ora scalza, e strisciando sulle mie ginocchia, giunta in chiesa le dico ‘grazie’ per la grazia che mi ha fatto. Come me in segno di ringraziamento vengono anche i due miei figli per i quali le ho promesso voto.  Sono la vice presidente di una delle tre associazioni di battenti presenti a Sant’Anastasia. Siamo oltre un centinaio di iscritti e la nostra bandiera è stata fatta dai due dei fondatori che oggi non ci son più, Francesco Maiello e Francesco Maione, quest’ultimo presidente che ci ha lasciato di recente, e che hanno dato corpo alla nostra squadra”.  L’appuntamento  è come al solito negli ultimi 40 anni per tutti gli associato, via Roma, da dove partono per raggiungere il santuario. Posso dire che l’emozione cresce e ogni anno è diverso l’incontro con lei, che è li e mi aspetta”.

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Maria Beneduce

Maria Beneduce