Riforma della giustizia, prescrizione e legge sulle intercettazioni. Intervista al giudice Valerio de Gioia.

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Anna Tortora

Per la mia rubrica ‘IL Personaggio’ sono lieta di ospitare nuovamente il giudice Valerio de Gioia.
La questione giustizia non solo non viene chiusa ma, sostanzialmente, viene riaperta a nuove prospettive e a nuovi interrogativi, giacché essa resta inscritta nelle finalità democratiche della politica italiana.

D. Riforma della giustizia. La prescrizione è uno dei temi fondamentali. Lei cosa pensa si debba fare?

R. “Mi sembra valida la proposta del nuovo Ministro della giustizia, Marta Cartabia, e per quello che ho letto parrebbe voglia rimettere in discussione la riforma sulla prescrizione. Quella riforma che era stata adottata prevedendo l’imprescrittibilità di tutti i reati, dopo la definizione del giudizio di primo grado, è stata frettolosamente fatta entrare in vigore. Condizione importante era che, a fronte di una idea valida, perché non è sbagliato riformare la prescrizione, ma questo si può fare solo dopo che il processo penale viene modificato, snellito, così da consentire la celebrazione dei processi in tempi più brevi. Altrimenti si rischia che un soggetto rimanga imputato a vita; alle volte essere imputato a vita è peggio che riportare una condanna, con la condanna si può conseguire la riabilitazione, se si è ingiudicati non si ha mai la possibilità di riabilitarsi e recuperare”.

D. Autorizzazione a procedere: privilegio corporativo o utile strumento  per garantire il corretto utilizzo della funzione legislativa?

R. “L’autorizzazione a procedere non è un privilegio corporativo, ma è uno strumento fondamentale, che era stato ipotizzato all’indomani del periodo drammatico della dittatura che l’Italia ha vissuto, quindi la Carta costituzionale ha voluto tutelare al massimo i componenti del Parlamento così da garantire loro l’esercizio di una funzione delicatissima. Certo, bisogna sempre evitare che questo strumento possa essere strumentalizzato e quindi utilizzato nei casi in cui la legge non lo consente”.

D. Un commento sul decreto legge di modifica della disciplina sulle intercettazioni.

R. “Le intercettazioni, oggi, hanno un nuovo strumento, che può essere utilizzato, il cosiddetto trojan, che è il captatore informatico, uno strumento importante da usare con cautela, perché nei fatti fa sì che il soggetto, nella cui utenza è stato inoculato, alla fine divenga egli stesso soggetto che intercetta le conversazioni. Dunque, dobbiamo prestare attenzione a tutelare la riservatezza e la privacy, non soltanto in relazione alla privata dimora, ma soprattutto quando il soggetto intercettato viene a contatto con soggetti terzi che nulla centrano con l’attività investigativa, in quanto la riservatezza e la privacy di ogni cittadino rimangono un valore fondamentale”.

Il rispetto per ogni cittadino e un giusto processo sono fondamentali in un Paese liberale e democratico.
Ringrazio il Dott. Valerio de Gioia per la piacevole conversazione.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.