Riccardo Scamarcio, da Hollywood all’Italian Movie Award: “Il cinema serve a spronare l’umanità”

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NARDONE

Pompei, 18 set. – Omaggio conclusivo dell’Italian Movie Award 2017 al divo del cinema italiano Riccardo Scamarcio. La “reincarnazione voluta” di Carmelo Bene, ha conquistato Hollywood recitando in produzioni cinematografiche di successo.

Dalla Puglia agli States il passo per Scamarcio è stato breve: con la sua aria da intellettuale, la recitazione ricercata e d’impatto, la verve espressiva che certo non le manda a dire e che non bada a lesinare complimenti, Riccardo fa “scacco matto” prima di ritirare il famoso vitruviano del Festival Internazionale del cinema a Pompei.

Dopo aver salutato ed abbracciato i fan in delirio, l’attore e produttore che dal 2001 lavora senza sosta nel cinema, lascia alla platea le sue dichiarazioni piene di insofferenza verso qualsiasi forma di sistema: “Oggi? Bisogna disobbedire soprattutto a se stessi”.

– Riccardo sei a Pompei all’Italian Movie Award. Come hai vissuto questa esperienza?

Ho trovato un tappeto rosso più lungo di quello di Cannes. Il calore partenopeo poi è unico…lo conosco bene. Pompei è un posto che non ha bisogno di presentazioni, tutti la conoscono. E’ la testimonianza di una civiltà antichissima. L’ho visitata tante volte e devo dire che la vecchia Pompei è incredibile: avevano i bar in marmo già 2000 anni fa. Mi fa un po’specie trovarmi in una struttura che sembra più Los Angeles che Pompei. Facevo una riflessione su come la colonizzazione statunitense sia potente. Penso che questa civiltà del Sud Italia sia una civiltà bella per le sue contraddizioni, ma sicuramente più umana. Non è che le regole determinino una civiltà migliore…non è così.

– Cosa pensi del cinema di oggi?

Bisogna riportare il cinema nel centro delle città e non in posti simbolo del consumismo. Il cinema che piace a me è il contrario del consumismo. Poi c’è il cinema di intrattenimento che si fa e che va bene. Però in Europa, in Italia c’è un’idea di cinema che purtroppo sta scomparendo perchè siamo globalizzati e i mezzi di comunicazione condizionano il gusto del pubblico. Noi che siamo dall’altra parte delle barricate quali attori, facciamo un lavoro difficile, serio, che richiede grande concentrazione e tanto rischio…a me ci mettono due minuti per farmi fuori…la nostra è sempre un’esposizione che ti fa camminare sul filo del rasoio. Quello che io cerco di infondere nelle mie espressioni è una cosa veramente eversiva: l’arte è eversiva, perchè cerca di dare voce ad una parte anarchica: sentimenti, emozioni, individui nella loro diversità. E’ artigianalità! L’estetica è anche etica.

– Un messaggio per i giovani?

Voglio sussurrare all’orecchio che dobbiamo stare attenti e proteggere il nostro patrimonio. Viviamo in un momento pieno di novità, ma anche di pericoli. Occorre, ripeto, proteggere il nostro pensiero ed avere empatia con gli altri. Il cinema serve a questo: spronare l’umanità. Tutte queste condivisioni mediatiche vi sottopongono a un grande rischio: siete esposti e non ve ne rendete conto…io lo so bene perchè lo subisco da anni. Ho studiato tutti i giorni, per tutta la mia vita, per proteggermi dalla sopraffazione e aprirmi a una socialità più intima.

Photo Arturo Favella

 

 

 

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Pina Stendardo

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.