Renato Farina ci parla del Governo Draghi e del suo Maestro don Luigi Giussani.

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Anna Tortora

Per la mia rubrica “IL Personaggio” sono lieta di ospitare Renato Farina, giornalista e scrittore, già parlamentare della Repubblica.

NARDONE

D. Con il Governo Draghi c’è stato un cambio di passo rispetto al Governo precedente?
R. “Diciamo che vox populi e anche il giornale per cui scrivo, Libero, dice cosa che è sotto gli occhi di tutti: c’è un cambio di passo nella mente del Premier ma non, per il momento, nelle opere.
Nel senso che si capisce benissimo che Draghi ha un prestigio enorme, per il suo passato e per i rapporti che ha in Europa, nello stesso tempo, sta ricalcando le orme del predecessore nella pratica.  Lo fa con maggior convinzione, cercando di far vedere che il futuro sarà migliore, ma intanto la politica concreta ripercorre la strada di Conte. Soprattutto, pesa l’aver imbarcato sulla sua grande barca, che dovrebbe essere dei migliori, lo stesso Ministro della salute, Roberto Speranza, che era stato proprio l’artefice delle politiche fallimentari per i risultati del Governo precedente. Questa cosa si spiega, evidentemente, per la necessità di Draghi di tenere insieme un quadro politico che non lo sgambettasse e non mettesse a rischio ogni momento il suo Governo, ma si pagherà perché Speranza vuol dire disperazione. C’è una contraddizione tra la sua richiesta di avere fiducia, rispetto alla considerazione che abbiamo nel posto chiave uno di cui non ci fidiamo. Speranza è, sicuramente, una persona perbene ma non basta. Lui ha dimostrato di non aver capito nulla. Pensiamo che, nel momento in cui stava per scoppiare la seconda ondata, doveva avere tutte le previsioni in mano del comitato tecnico scientifico e, invece, aveva già pronto un libro in cui faceva la lezioncina su come l’Italia era riuscita a saltar fuori dalla pandemia”.

D. Per accedere ai fondi europei?
R. “Per accedere ai famosi fondi, new generation eu, ci sono richieste due riforme: una è quella della Pubblica amministrazione e della burocrazia, l’altra è quella della Giustizia. Sono proprio le condizioni per poter accedere a questi fondi. Dobbiamo vedere questo, da una parte c’è il Ministro Brunetta che sta lavorando ed ha annunciato un decreto per semplificare, per consentire le assunzioni per concorsi già vinti. E, quindi, anche migliorare il profilo professionale della Pubblica amministrazione, togliendo quella orrenda immagine di fannullaggine che la caratterizza ancora agli occhi di tanta gente. Dall’altra, c’è la riforma della Giustizia che è affidata al Ministro Marta Cartabia che ha dimostrato di essere persona di grande competenza, molto rispettata anche sul piano internazionale, con un’esperienza che le ha fatto vedere quali sono le caratteristiche di velocità e di prontezza della giustizia americana ad esempio. Ha mostrato di avere una forte tempra garantista, anche durante la sua esperienza di Presidente della Corte costituzionale, lei ha visitato le carceri, cosa che i giudici non fanno mai e, invece, dovrebbero fare, magari passarci anche qualche giorno.
Se si sistema la Giustizia si sistemano tante cose. Con il caso Palamara abbiamo visto che tutte le promozioni erano gestite non per meriti, ma per appartenenza correntizia, con la compromissione  di un aspetto decisivo della Costituzione, vale a dire il diritto di ciascuno di noi ad avere un giudice naturale. Se il giudice non è naturale ma è innaturalmente messo lì per ragioni che non c’entrano nulla con la Giustizia…non è giusto. Su questo, le televisioni di Stato hanno taciuto ed è passata, invece, la prepotenza di una Magistratura che pensa solo a se stessa quando c’è stata la pretesa formale da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati di unire la vaccinazione in via prioritaria ai magistrati con il ricatto che altrimenti non si sarebbero presentati alle udienze. Questo ha colpito gli Italiani assai più del libro di Palamara, della sua denuncia sul sistema, perché questa posizione della magistratura non è un incidente, ma è una goffaggine che esprime un’idea che i magistrati (buona parte dei magistrati, diciamo della dirigenza dei magistrati) hanno di se stessi rispetto al popolo. Cioè quella di essere una vera e propria casta che ha il diritto di dire e fare ciò che vuole. Questo penso che sia un macigno che pesa sulle spalle del popolo italiano e di cui sarà bene liberarsi. Che la magistratura torni ad essere come insegnano i suoi grandi testimoni del passato e anche del presente, qualcosa davvero al servizio del popolo e della Giustizia. Infatti, i tribunali si pronunciano in nome del popolo italiano e la famosa scritta la legge è uguale per tutti dovrebbe valere anche per i magistrati”.

D. Lei è stato allievo di don Luigi Giussani, me ne parla?
R. “Certo! E’ stato il mio maestro in due sensi. 1. Quando ho potuto ascoltarlo, ero ancora al liceo e ho sentito una sua meravigliosa lezione durante una scuola estiva (così si usava fare un tempo negli oratori) sulla parola incontro. Che cosa vuol dire incontro? Che il cristianesimo è incontro con una persona che ti travolge con la sua eccezionalità positiva e che ti fa vedere che tutto quello che hai nel cuore ha un compimento. Un compimento dentro questo incontro e dentro questo cammino con questa persona che è Gesù Cristo, la cui presenza nella storia continua attraverso il segno misericordioso della Chiesa.
2. Poi ho partecipato, dentro Comunione e Liberazione. Sono stato suo allievo vero e proprio, in Università Cattolica quando seguivo i suoi corsi di introduzione alla teologia, per tre anni. E’ stato un appuntamento molto importante per me e per tanti.
Dopodiché, io ho avuto una grande fortuna, sono stato seguito con la mia futura moglie alla preparazione al matrimonio proprio da don Giussani ed è stato il nostro direttore spirituale. Quindi, lavorando al Sabato, che era il giornale di riferimento di tanti cattolici dal ’78 al ’93, le grandi interviste a don Giussani ho potuto fargliele io. Questa vicinanza mi ha dato forma alla mente e al cuore”.

Che la situazione italiana possa migliorare, facendo riferimento anche all’insegnamento di don Giussani.
Ringrazio il dottor Renato Farina per la piacevole conversazione.

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Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.