Regione Campania: Resoconto ufficiale sulla spesa del Fondo Sviluppo e Coesione

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Nota della Direzione Generale:

In relazione a un articolo pubblicato da un quotidiano sull’avanzamento del Piano Sviluppo e Coesione della Regione Campania è fuorviante e non basato su dati reali e aggiornati, ancorché reperiti da documenti forniti dal Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale i quali, tuttavia, non forniscono un quadro analitico del Piano e, presumibilmente, contengono dati non attualizzati.

L’articolo sembra riferirsi alla gestione delle risorse provenienti dal ciclo di programmazione 2014-2020, quando, in realtà, l’importo citato corrisponde alla sommatoria della dotazione su 3 distinti programmi (2000-2006, 2007-2013 e 2014-2020). Rispetto a tale quadro, come si vedrà in seguito, l’avanzamento degli interventi gestiti dalla Regione Campania, da commisurarsi in “costo realizzato”,  è pari al 57% della dotazione e non al 26% come inopinatamente asserito nell’articolo.

Più nello specifico, l’articolo fa riferimento al PSC nel suo complesso (sezione ordinaria), la cui dotazione complessiva ammonta a 9.000,66 M€, evidenziando come gli impegni siano pari al 44% delle risorse mentre i pagamenti siano solo il 26%.

Innanzitutto, va rilevato come l’articolo non dia conto che nel PSC sono presenti interventi attuati da Amministrazioni esterne alla Regione che, quindi, sono soggetti a una governance diversa che prevede una responsabilità diretta o comunque concorrente in capo a tali soggetti.

Ci si riferisce, in particolare:

•  al Ministero per lo Sviluppo Economico, che gestisce direttamente sul FSC 2000-2006 e 2014-2020, una quota di circa 560 M€;

•  ai Commissari straordinari nei diversi settori (idrico, rifiuti, dissesto idrogeologico), che gestiscono risorse per circa 350 M€;

• a Rete Ferroviaria Italiana, che gestisce 597 M€ per la realizzazione del Contratto Istituzionale di Sviluppo relativo alla linea ferroviaria AV “Napoli-Bari”;

•  ad ANAS, che gestisce 63 M€ per il completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria;

• a Invitalia, che dovrebbe attuare le procedure di aggiudicazione dei lavori per gli interventi di bonifica ambientale su diversi siti regionali (per circa 100 M€) e che, ad oggi, non riesce a garantire il necessario supporto alla Regione, stante la mancata sottoscrizione di apposita convenzione tra l’Agenzia stessa e il Dipartimento per le Politiche di Coesione;

•  infine, gli interventi finalizzati al superamento delle procedure di infrazione comunitaria, per ulteriori 20 M€.

Pertanto, se dalla dotazione del PSC si scorporano questi interventi (non attuati direttamente dalla Regione Campania per il tramite degli enti locali beneficiari), si evince che la quota di risorse direttamente riferibile all’Amministrazione regionale ammonta a 7.307 M€, circa 1.700,00 M€ in meno di quella a cui fa riferimento l’articolo.

Rispetto a tale importo, il dato che è davvero in grado di evidenziare l’avanzamento del Programma FSC non è né quello sugli impegni né quello sui pagamenti, atteso che tali informazioni non sono previste come obbligatorie nei sistemi di monitoraggio e, pertanto, non vengono sempre implementati dai beneficiari dei finanziamenti. Al contrario, ciò che rileva ai fini del FSC è il dato sul “costo realizzato” che coincide con l’avanzamento economico degli interventi (SAL dei lavori approvati e liquidati dai beneficiari) che, purtroppo, non viene preso in considerazione nell’articolo. Infatti, a differenza dei fondi comunitari, dove i rimborsi dalla Commissione Europea avvengono sulla base delle spese liquidate e certificate, nel FSC i trasferimenti da parte del DPCoe alle Regioni avviene sulla base del costo realizzato rinvenibile nei sistemi di monitoraggio.

Orbene, se si guarda questo dato (come disponibile all’ultima data utile: 31/12/2021), si evince che l’avanzamento complessivo degli interventi attribuibili alla Regione Campania ammonta a 4.140 M€, ossia il 57% delle risorse gestite dalla Regione e, quindi, oltre la metà della dotazione netta regionale e più del doppio di quell’esiguo 26% di pagamenti citato nell’articolo.

Redazione

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