Reddito di cittadinanza: l’assistenzialismo statalista tanto caro alla sinistra e ai grillini

Condividi
anna tortora
Anna Tortora

L’assistenzialismo statalista non vuole proprio finire.
Proposte per abolire l’abominio del reddito di cittadinanza? Neanche a parlarne.
“Rendere più facile l’accesso al reddito di cittadinanza per gli stranieri.
Che idea eccellente, complimenti.
Io lo renderei più difficile pure per gli italiani, pensa te…”
Enrico Zanetti

NARDONE

E ancora…
“Il reddito di cittadinanza, così com’è, uccide la creatività: ci si accontenta della mancia di Stato. È un po’ come un sedativo: serve a mantenere lo ‘status quo’. Chi lo percepisce non ha alcun stimolo a cercare un lavoro o a inventarselo. Come si fa a non capirlo?
Bisogna aiutare chi non può lavorare o è troppo grande per trovarne uno nuovo. Ai giovani vanno date opportunità, non elemosine per fargli fare una vita da precari.”
Vittorio Sgarbi

Ridiamoci su.
“Il reddito di cittadinanza è:
a) seria assistenza;
b) voto di scambio;
c) statalismo;
d) una cazzata approvata anche dal Capitano;
e) la moltiplicazione dei pani e dei pesci con cui Gesù Luigi Di Maio, con l’approvazione di grandi professori universitari (che non significa niente), ha abolito la povertà.”
Giancristiano Desiderio, giornalista e scrittore

È davvero difficile lavorare, caro Luigino Di Maio?
“Usiamo i soldi del reddito di cittadinanza per abbattere il cuneo fiscale e aiutare le imprese a creare nuovi posti di lavoro.”
Antonio Tajani, Forza Italia

Diciamo le cose come stanno: a sinistra sono liberal non liberali. E ai liberal piace l’assistenzialismo statalista.
“Vedere Letta che insegue disciplinato Conte nella difesa del reddito di cittadinanza a chi ha una visione liberale del Paese fa un certo effetto: è proprio vero a sx si è persa ogni traccia, anche la più labile, di riformismo.”
Augusto Minzolini, direttore de Il Giornale

In un Paese liberale non può esserci spazio per misure.assistenzialiste.L’Italia deve ripartire con una politica economica seria che favorisca le imprese e che garantisca il lavoro.
E a tal proposito, voglio concludere questo articolo con un pensiero, sempre attuale, di Massimo D’Azeglio
“„[…] l’ozio avvilisce ed il lavoro nobilita: perché l’ozio conduce uomini e nazioni alla servitù; mentre il lavoro li rende forti ed indipendenti: questi buoni effetti non sono già i soli. L’abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell’ordine; dall’ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell’educazione.“
Massimo D’Azeglio

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.