Recovery Fund: Ok dal Consiglio Europeo, 209 miliardi all’Italia

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I sussidi calano a 390 miliardi, resta il “freno d’emergenza” chiesto da Rutte.

 

NARDONE

“Si è trovata una soluzione” sulla governance del Recovery fund. “La soluzione finale consente l’attivazione del freno di emergenza solo in casi eccezionali che comporta un passaggio in Consiglio europeo senza conferirgli facoltà decisionali. L’intera procedura ricade sotto competenza della Commissione, le cui prerogative sono state esplicitamente richiamate nel testo dietro richiesta del presidente Conte. La delegazione italiana ha altresì acquisito parere legale del servizio giuridico del Consiglio che conferma piena competenza delle prerogative della Commissione. Questo significa nessuna possibilità di veto in nessuna fase della procedura”.

“Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie”, dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo. E aggiunge: “Il governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano. Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”.

Più precisamente all’Italia spetterebbero in totale 208,8 mld, di cui 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 miliardi di prestiti. 

Lo scontro e l’intesa sulla governance . Uno dei temi che più hanno acceso la discussione, soprattutto tra Conte e il premier olandese Mark Rutte, è stato quello della governance, ovvero dei controlli su come questi finanziamenti vengono spesi dai singoli Stati. Alla fine si è trovato l’accordo: quando un governo presenterà il suo Piano nazionale di riforme, la Commissione deciderà entro due mesi se promuoverlo (tenendo conto di una serie di elementi, come la digitalizzazione e le politiche ambientali ma non solo), poi però arriverà anche una votazione da parte dei ministri a maggioranza qualificata. In pratica un gruppo di Paesi che rappresenta il 35% della popolazione potrà bloccare il piano per ottenere i finanziamenti. Una conquista per Rutte, così come il super-freno d’emergenza che si potrà applicare quando verrà verificato il rispetto degli obiettivi intermedi. L’iter potrà durare non più di tre mesi e l’ultima parola spetterà sempre alla Commissione. Ultimo scoglio: il rispetto dello Stato di diritto. Il principio è stato introdotto, ma in maniera meno esplicita di come inizialmente preventivato.

   

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