Recensione – La ‘Nostalgia’ di Martone e Favino è un filo doppio che commuove e imprigiona

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Nove minuti di applausi a Cannes per l’ultimo lavoro cinematografico di Mario Martone, tratto dal romanzo di Ermanno Rea.

Il film intenso, melanconico e allo stesso tempo drammatico, è un nostos anelato e caramellato dai ricordi d’infanzia in cui Pierfrancesco Favino naviga fino ad annegare credibilmente con tutto se stesso nei richiami del Sud.
L’amore per la terra natìa, per una mamma e soprattutto per un amico, vive negli sguardi intensi del protagonista di Nostalgia, in cui Martone cattura l’immagine di una Napoli madre e matrigna, avvelenata dalle sue stesse piaghe, ma sempre pronta a sperare.
Francesco Di Leva carica nel suo ruolo, tutto il desiderio spasmodico del riscatto e della generosità partenopea, elementi che gli appartengono già in un vissuto quotidiano in cui la vita di attore diventa servizio per i giovani, soprattutto a teatro.
La dolcezza del personaggio interpretato da Favino, alleggerisce anche la più cruenta verità del narrato ed il suo recitare senza mai calcare la mano, con espressioni sommesse, pur restando dentro l’intensità del ruolo, dona ancora una volta una bella prova da attore, tipica di chi è pronto a calarsi con umiltà ed estrema professionalità nel personaggio che dovrà abitare.

In un paesaggio umano e naturale che quasi cade a pezzi, la nostalgia si lascia attraversare fino a portare il protagonista ad una consapevolezza: quella di voler ritornare a casa, a Napoli, da cui è stato troppo lontano a causa dei suoi problemi col passato.

La pellicola viene salvata dalla tenacia degli attori e della regia, che danno ad una storia non a lieto fine, quel senso di dolcezza e volontà di far bene, che invece rischierebbe di non trapelare, se ci si abbandonasse esclusivamente al racconto di Rea.

Nel ciclo dei vinti di Nostalgia, Favino si sveste delle sue sicurezze di uomo arabo di adozione, e attraversa i ricordi a partire da una toccante scena iniziale in cui Martone osa, nel definire il rapporto tra una madre anziana ed il figlio lontano da casa per troppo tempo.

Segno questo che i legami non si spezzano, nonostante le azioni, i periodi burrascosi e soprattutto gli errori. Nella giungla dei quartieri partenopei trionfa il senso di solidarietà, laddove, pur tra le macerie, ognuno cerca di ricostruire la propria vita, andando oltre la sopravvivenza. Eppure il tema della legalità e della malvivenza attraversa le storie del girato e lascia percepire allo spettatore tutta l’amarezza di un male che cerca di prevaricare sull’onore e sul bene.

Nostalgia è tante cose: é sentimento, indignazione, caparbietà e arrendevolezza insieme, fissate in pellicola da un regista che ama Napoli con le sue contraddizioni e sceglie attori in grado di restituire sul grande schermo un tale sentimento, totalizzante e intenso, per una città, oltre che per il proprio lavoro.

Un plauso va per questo, all’intero cast, costituito da Tommaso Ragno, Nello Mascia, Aurora Quattrocchi, Sofia Essaidi, Emanuele Palumbo, Salvatore astriamo, Virginia Apicella, Daniela Ioia, Artem Tkachuk.

In una moltitudine di linguaggi e set di scena, Favino trionfa ancora una volta e lascia incrociare le dita affinché Cannes 2022 gli tributi il giusto merito per impegno e resa interpretativa.

 

 

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.