Questione russo – ucraina, un anno di Presidenza Biden e tanto altro. Intervista con Germano Dottori, esperto di politica estera

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Anna Tortora

Se l’Italia è in crisi, in altre parti del mondo le cose non vanno meglio. Ce ne parla Germano Dottori, consigliere di Limes ed esperto di politica estera, per la mia rubrica IL Personaggio.

Germano Dottori, la questione russo – ucraina è intricata. E non da oggi. L’Ucraina è un Paese spaccato nel quale una metà della popolazione è filo – russa, mentre l’altra è filo – occidentale. Come mai si è verificata un’accelerazione della crisi con l’invio delle truppe da parte di Mosca di questi giorni, a cui, il presidente Biden, sembra voler rispondere militarmente? Cosa prevede: come andrà a finire?
“In Ucraina esistono aree a forte presenza russofona, che grosso modo si trovano nella parte orientale del paese. Sono gli elettori di quelle zone ad aver permesso ai partiti filorussi di conquistare più volte il potere. Comunque, la storia ha preso un’altra piega nel 2014, dopo il prologo fallimentare della Rivoluzione Arancione di qualche anno prima. In risposta alla defenestrazione di Yanukovich e alla vittoria dei movimenti filo-occidentali a Kiev, Mosca si è annessa la Crimea. Nel Donbass, poi, sono sorte delle repubbliche separatiste che difendono con le armi e l’appoggio russo la propria autonomia. Di fatto, in seguito all’uscita della Crimea e del Donbass dall’Ucraina il peso dei russofoni a Kiev è sensibilmente diminuito. Ma sono stati in questo modo creati dei contenziosi territoriali che pregiudicano l’accessione dell’Ucraina sia alla Nato che all’Unione Europea. Da un paio di mesi, i russi stanno concentrando truppe e mezzi in una fascia profonda 200 chilometri a ridosso della frontiera ucraina. Probabilmente per svolgervi esercitazioni, ma anche per provare a negoziare un riassetto delle sfere d’influenza nell’Europa Orientale. Il Cremlino punta forse ad una nuova Helsinki. Fu in quella città che nella prima metà degli anni settanta si svolse la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa dalla quale sarebbe nata l’attuale Osce. Nell’Atto Finale del 1975 si affermò il principio dell’inviolabilità delle frontiere, che avrebbe tenuto fino al 1990, anno della riunificazione tedesca. Furono cristallizzati per qualche tempo gli equilibri usciti dalla Seconda guerra mondiale. Dal 1990, però, Nato ed Unione Europea non fanno che allargarsi verso est. I russi vorrebbero porre fine a questo processo, dal quale si sentono minacciati. D’altro canto, almeno a parole, noi occidentali pensiamo che sia diritto di ogni paese del mondo decidere con chi allearsi. Tuttavia è un fatto che ucraini e georgiani bussino alle porte dell’Alleanza Atlantica da almeno 15 anni, senza ottenere soddisfazione perché molti paesi dubitano che sia opportuno accoglierli. Su questo puntano i russi: è vero che ucraini e georgiani hanno diritto di scegliere, ma noi possiamo anche decidere che il matrimonio non si debba fare. L’invasione è improbabile, anche se potrebbe scaturire da una concatenazione avversa di eventi più o meno intenzionali.”

A proposito di Biden. È appena trascorso un anno dal suo insediamento ed il Presidente sembra in difficoltà. Che giudizio dà del suo operato finora e ritiene possibile una rivincita di Trump – che sembra galvanizzato dai sondaggi e dalle ultime manifestazioni pubbliche a cui hanno partecipato migliaia di americani- fra tre anni?
“Gli americani hanno eletto una persona dal curriculum brillante, di cui si fidavano. Ma lo hanno votato senza poter avere informazioni dettagliate sulle sue condizioni di salute, che appaiono piuttosto precarie. Le difficoltà sorgono da questa circostanza. Se si andasse nuovamente alle elezioni oggi, Trump lo sconfiggerebbe. Ma manca ancora molto al novembre 2024. E non è affatto detto che sia l’ex Presidente il prossimo nominato del Partito Repubblicano. Capiremo molto alle elezioni di medio-termine, che i repubblicani dovrebbero vincere. Ciò che conta sono le primarie, alle quali si misureranno candidati sostenuti da Trump ed altri che invece vogliono voltare pagina. Se saranno i trumpiani a prevalere, la possibilità di un tentativo di rivincita aumenterebbero. Vedremo.”

Andiamo da noi in Italia. L’ elezione del Presidente della Repubblica ha messo in evidenza delle difficoltà. E il discorso di Mattarella è stato, per così dire, tosto.
“Il voto per il Quirinale ha confermato la diarchia al potere da un anno. Ma ci sono state lacerazioni profonde, perché le ambizioni di Draghi erano note. La logica dell’interesse nazionale esigeva che il Presidente del Consiglio restasse dov’era, per garantire le autorità europee del buon uso delle risorse del Recovery Fund. E Mattarella era l’unica personalità che il Premier potesse accettare. Arrivare al Mattarella bis, tuttavia, ha richiesto alcuni passaggi e molta prudenza. L’operazione è partita dal nucleo duro della vecchia maggioranza giallo-rossa in modo apparentemente spontaneo, ma via via sempre più coordinato. Occorreva evitare una candidatura formale di Draghi, perché qualora non avesse ottenuto il quorum, com’era possibile, le sue dimissioni sarebbero state inevitabili assieme al crollo dell’intero quadro politico. E questo non doveva accadere. Che tuttavia il processo abbia comportato attriti è risultato evidente il 3 febbraio, quando Mattarella ha giurato a Montecitorio ed ha rivolto il suo messaggio alle Camere. Il riferimento alla necessità di lasciare al Parlamento il tempo di valutare i provvedimenti che gli vengono sottoposti è stato di fatto un attacco al Governo. Che è infatti rimasto seduto mentre i parlamentari tributavano, in piedi, un fragoroso applauso al Presidente. Va infatti ricordato come ormai la conversione dei decreti e persino l’esame della manovra di bilancio si facciano in una sola Camera, lasciando all’altra nessun margine d’intervento. E’ tutto da decifrare anche il passaggio dedicato da Mattarella ai grandi potentati economici che rappresenterebbero una minaccia alla democrazia. Non è da escludere che Draghi si sia sentito chiamato in causa. Ci aspettano comunque tempi difficili, specialmente se davvero a marzo la Banca Centrale Europea smettesse di comprare i nostri titoli.”

Ringrazio Germano Dottori per la piacevole conversazione.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.