Quale solidarietà per la Boldrini?

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Anna Tortora

Non meriterebbe questo articolo la Boldrini ma le donne da lei sfruttate sì. Perché, a quanto pare, la ex presidente ha tenuto a precisare che si faceva prenotare anche il parrucchiere dalla sua assistente. Oltre il ridicolo.
Cosa avrebbe detto Tina Anselmi, prima donna a firmare una legge sul lavoro, della Boldrini?
Nel variegato paesaggio della politica femminile vorrei fermarmi, con una concentrazione più profonda, su alcuni squarci, su provocatorie presenze per contemplare, per riflettere…ma la Boldrini sparirebbe ed io non voglio questo. Lei deve rimanere in Parlamento per ricordarci che ha preso quattro voti ed è lì grazie al ripescaggio. Ci deve ricordare con quanta saccenza ha riempito le nostre giornate, blaterando accoglienza e declinazioni al femminile. Sempre pronta a bacchettare chiunque… soprattutto le sue dipendenti.
La Boldrini è anche quella che ad ogni piè sospinto tirava in ballo il fascismo, quella del me too insieme ad Asia Argento. Insomma, aria fritta.
Il tarlo dell’insofferenza, dell’intolleranza, della faziosità è sempre in agguato in lei, e rende i suoi discorsi diffidenti, schematici, ispirati da pregiudizi. Tutto questo è in antitesi all’autentico altruismo. Certamente il dialogo non può mai essere concepito come svendita della verità. Ma la Boldrini ha preteso di avere dalla sua parte tutta e solo la verità.
Ricorderete questa frase di Leonardo Sciascia
“… né una semplice notizia aveva fatto il giro della penisola, ma un vortice di notizie: dividendo gli animi e agitandoli di ansietà, dando luogo a scommesse, inimicizie e zuffe.”
Così sembra accada ogni volta che c’è di mezzo lei.
C’è un di più da conquistare nella coscienza delle donne, della loro consapevolezza. Di questo di più si trova traccia nella bellissima definizione di solidarietà ragalataci da Giovanni Paolo II nella ‘Solletitudo rei socialis’: “la solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.
E quanto ha ragione il mio amico e collega Giovanni Sallusti
“Se Tom Wolfe potesse vedere Laura Boldrini all’opera si scuserebbe, rendendosi conto che il suo ‘Radical-chic’ costituisce al massimo una descrizione ottimistica e largamente insufficiente del fenomeno…”
Ebbene cara Boldrini, un bel me too per le sue dipendenti sarebbe il minimo sindacale, non crede?

NARDONE
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Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.