Piano vaccini. Perché l’Inghilterra è avanti? Intervista a Pierluigi Battista, giornalista e scrittore.

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Anna Tortora

NARDONE

Per la mia rubrica “IL Personaggio” sono lieta di ospitare Pierluigi Battista, giornalista e scrittore, volto molto noto della TV. Con lui affronterò l’argomento vaccini di cui tanto si parla e su cui c’è molto da chiarire.

D. Il Governo Draghi ha dato un cambio di passo per quel che riguarda il piano vaccinazioni?
R. “Io direi che sta dando un cambio di passo. Perché ‘dato un cambio di passo’ significa aver realizzato ciò che si è promesso.
Si è promesso 500mila dosi al giorno di vaccini, tra prima e seconda dose, e siamo ancora un po’ lontani. Dire che non ci sono ancora i vaccini sufficienti non è giusto, però non ci permette di gioire di questo cambio di passo. Sul Recovery Fund, anche qui staremo a vedere, cioè se questo grande flusso di denaro che viene dall’Europa (non che ce lo regalino), tra l’altro entro la fine di Aprile dovremo proporre il dettaglio di tutti i progetti che sono legati a questi finanziamenti, sarà ben gestito. Se saranno superate le lentezze, se verranno rimossi gli ostacoli, se l’autorevolezza europea di Draghi farà sì che si possano gestire questi soldi in modo sensato. Sui vaccini stiamo a vedere, siamo ancora molto in ritardo noi Italia, noi Unione europea”.

D. In Gran Bretagna, invece, le cose stanno in maniera diversa, per non parlare di Israele.
R. “Israele è un Paese che conosce lo stato di guerra, sa come affrontare il nemico, come mobilitare la società, perché questo è stato il grande punto in avanti. L’articolazione capillare dei centri vaccinali, il volontariato, il concorso popolare, questa è la mobilitazione sociale.
Tutto questo è avvenuto anche in Gran Bretagna. Stanno uscendo tanti film, in questi ultimi tempi, su Winston Churchill, sulla Gran Bretagna che si oppose al nazismo, c’è sempre stato, dunque, un grande spirito di coesione nazionale. Vediamo poi la Brexit, tutti ipotizzavano uno sfascio clamoroso e, invece, sono riusciti a fare cose che l’Unione europea non ha fatto: almeno tre.
Non si può dire che sia un colpo di fortuna che il 29 Marzo a Londra ci sono stati zero morti per Covid, è la realizzazione di un progetto molto intelligente. La prima parte di questo progetto è stato l’acquisto precedente all’autorizzazione delle agenzie di controllo dei farmaci. Insieme a Trump, perchè bisogna dire anche questo, hanno fatto una politica di acquisto di molte dosi di vaccino, prima dell’autorizzazione, con il rischio di vederle distrutte. Ma abbiamo visto che sono stati soldi spesi bene. Mentre l’Europa ha avuto il braccino corto, loro hanno avuto la capacità di un progetto futuro.
Secondo fattore. Hanno creato una struttura capillare ben prima della somministrazione dei vaccini, cioè si sono preparati come in una guerra: distribuzione dei centri vaccinali, moltiplicazione delle persone che devono somministrare i vaccini, volontariato. Tutto quello che noi non abbiamo avuto, noi in Italia e nel resto dell’Unione europea.
Terzo fattore. Con l’aiuto, con il sostegno e con l’autorizzazione delle autorità medico e sanitarie inglesi, che sono all’avanguardia, si è deciso che, anche se le dosi erano molte di più di quelle che abbiamo avuto noi, hanno fatto la scelta di diluire la scadenza della seconda dose, con l’idea di vaccinare più gente possibile, di offrire la prima dose a più gente possibile e di posticipare di qualche settimana la seconda dose.
Sono state tre politiche di grande intelligenza e i risultati si vedono.
Noi, al contrario, abbiamo centinaia di morti al giorno”.

D. La gestione della pandemia, in Italia, è stata superficiale?
R. “Noi non dobbiamo più considerare, alla fine di Marzo 2021, (un anno e un mese circa dopo i primi casi di Covid), i morti come frutto di un destino avverso, come l’attacco di un virus subdolo a cui noi cerchiamo disperatamente di opporre una barriera perchè, con la storia dei vaccini, ogni giorno di ritardo sono centinaia di morti. Non aver fatto le cose giuste significa essere responsabili della morte di centinaia e centinaia di persone. Da questo momento in poi, non possiamo più attribuire al destino, alla sfortuna, a qualcosa di imprevedibile questa strage; l’Unione europea dovrà assumersi le sue colpe. Esiste una responsabilità europea, ma esiste una responsabilità specificamente italiana. Avere affidato, per mesi e mesi, a persone clamorosamente incompetenti che non avevano la benché minima idea di come organizzare questa gigantesca guerra contro un nemico mai stato così insidioso, per la pace e per la salute della gente, dalla seconda guerra mondiale in poi; avere affidato a persone che hanno fallito nella distribuzione delle mascherine, che hanno fallito nella politica della riapertura delle scuole, spendendo soldi per i banchi con le rotelle, che hanno fallito sui concorsi per medici e infermieri che sono partiti a ottobre (cioè nel cuore della seconda ondata) laddove erano stato messi in piedi a maggio. Dunque, sono stati persi mesi e mesi, per fare questi concorsi. Hanno fallito sul piano per il rafforzamento del numero delle terapie intensive; hanno fallito sul piano dell’organizzazione strutturale della vaccinazione di massa, come tutti sapevano e immaginavano: si era capito all’inizio di gennaio che si era imboccata la strada sbagliata, con le primule erano stati previsti 400mila euro ognuna, invece di spenderli per l’acquisto dei vaccini. Questa è stata una colpa gravissima! Per fortuna c’è stato il cambio di Governo, dopodiché i ritardi accumulati non si riescono a smaltire nel giro di poco tempo, quindi il passo in avanti non lo riusciamo ancora a vedere concretamente, ma si capisce che c’è un atteggiamento diverso. Io mi fido molto più del generale Figliuolo che del commissario Arcuri”.

Per sfuggire all’atroce perdita di tempo del governo precedente, c’è una preziosa risorsa: la volontà. Ci auguriamo che il governo Draghi faccia il possibile per uscire da questa “guerra”.
Ringrazio Pierluigi Battista per il prezioso contributo.

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Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.