Piacevole ‘La Locandiera’ di Lara Sansone: la giocosa rivisitazione di De Fusco dona nuova primavera alla Mirandolina di goldoniana fattura

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‘Amorevole resta qui con me’…comincia in musica l’incipit della celebre Locandiera di Carlo Goldoni, riadattata al Teatro Sannazaro di Napoli dalla regia di Luca De Fusco. La contesa per Mirandolina porta il Marchese di Forlipopoli a spendere tre paoletti al giorno per starle accanto. Al pari suo, tutti gli altri contendenti della locanda offrono doni alla padrona dell’attività. Mirandolina è una donna che scompone e imprigiona la capacità di intendere maschile, incline ad una galanteria necessaria per conquistare l’ambìto oggetto del desiderio. L’inserimento della musica, le scenografie, i personaggi secondari della locanda, conferiscono un tocco di chiara modernità ad una commedia che fa della non più giovane locandiera, una donna ben lontana dalla protagonista del 1752, portata in scena da Goldoni.

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Nuovi colori, nuovi gesti, scaramucce domestiche, diventano il teatro di una donna emancipata che non salta davanti alle lusinghe maschili, bensì dinanzi al diniego di un uomo che sembra aver disprezzo delle donne. Mirandolina adora essere vagheggiata come tutte le signore, ma ama ancor di più la sua libertà, ragion per cui usa l’arte femminile (che sa di possedere), per il solo gioco di lusinga. Una nuova atmosfera anni ‘50 é come una carezza retró sulla coltre civettuola della protagonista del Goldoni, a cui la regia dá una bella spolverata. Ben lontano da ogni anacronismo, Lara Sansone è una Mirandolina potente nel suo amor proprio, lanciata verso un’autodeterminazione straordinaria anche per il periodo storico in cui è riletta la vicenda.

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Decisamente spiritosi sono tutti gli altri personaggi della commedia: il Marchese di Forlipopoli (Vittorio Ciorcalo) ha movenze elegantemente buffe, così come il suo parlare è intelligentemente colorito da intingoli espressivi; il marchese di Ripafratta (Giacinto Palmarini), inizialmente tutto d’un pezzo, cade in graditi atteggiamenti indecisi, simpatici, ironici, come un satiro da addomesticare; il Conte d’Albafiorita (Francesco Biscione), é un cavaliere napoletano forte della sua vis da simpatico guascone. Chiude il cerchio il servizievole, ma sveglio Fabrizio (Gennaro Di Biase), che alla fine si dimostrerà vincitore della singolar tenzone amorosa.

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Una sottile seduttivitá, romantica e burlona della Mirandolina della Sansone padroneggia sulla scena, nei due atti ridotti dai tre originali e dona quadri teatrali sognanti. La Locandiera del Sannazaro vive la sua nuova primavera: è piacevole, curiosa ed innovativa, grazie all’unione di prosa e musica, cucita su misura per la Sansone.

Al centro del recitare c’è in assoluto il mondo delle donne: vero, contraddittorio nella franchezza, rispetto allo stereotipo di genere che vuole le donne lavoratrici dame compite, senza ardire di scelta.
La felice interpretazione che ne scaturisce rende un classico del genere teatrale, una valida proposta affinché anche le nuove generazioni possano accostarsi a Goldoni senza altisonante etichetta o erudizione.

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Mirandolina è padrona del suo tempo, delle sue scelte, comprese quelle del cuore, pronte a soccombere solo dinanzi al Cavaliere di Ripafratta, fino poi a ritrattarle in nome del rispetto della dignità femminile, di cui rappresentano il contraltare pieno di imbrogli, i personaggi interpretati da Cinzia Cordella e Gilda Postiglione (Ortensia e Dejanira).

 La Mirandolina sognatrice pone sul tavolo della sua locanda punti di forza e piccole fragilità di una moderna principessa che col suo scettro in mano, dirige un’attività, i suoi clienti, ma soprattutto la sua vita, in modo giocoso, restando sempre fedele a se stessa.

Avviene così la riforma nella riforma della Commedia dell’arte diffusa da Goldoni e quella di Mirandolina è commedia nella commedia dal momento che l’animo femminile muta proposito e dunque convinzione.

Foto di Roberta D’Agostino

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.