Peppino Di Capri: “Resto un sognatore, ad ottobre volerò a New York”

Condividi

Napoli, 29 giu. – Nel salotto radiofonico di Giuliana Galasso, Peppino Di Capri ripercorre la sua carriera, raccontando anni di professionalità e passione in musica. Nella sala Arena di radio CRC, il cantante degli innamorati omaggia Paolo Limiti, lanciando un messaggio in suo onore trasmesso in diretta su Porta a Porta.

NARDONE

Protagonista dello speciale live radio, pronto a festeggiare il countdown del suo compleanno, Peppino racconta aneddoti e curiosità di una carriera da dieci e lode, tra motti di spirito e canzoni che fanno sognare. Instancabile con le sue mani sul piano, di Capri presenta un suo ultimo brano ‘Sogno di una sera’, pezzo fresco, estivo, dall’arrangiamento internazionale, realizzato dal figlio Dario, che il cantante definisce “musicien” della famiglia.

In un giro “random” di domande e melodie, scopriamo insieme i retroscena della carriera di Giuseppe Faiella che il 27 luglio compirà 78 anni.

– Quando nasce l’amore di Peppino di Capri col pianoforte?

Ho cominciato molto presto a suonare il piano, sbagliando clamorosamente perchè volevano fare di me un pianista classico. Poi la mia insegnante scoprì che di notte andavo nei night club a fare musica e le strade si sono divise; mi sono dedicato ad un altro tipo di esibizione. Mi piaceva la musica leggera, era l’epoca del rock and roll. Praticamente ho scelto questa strada; un bel giorno mi scoprì una casa discografica che mi chiese di fare 10 provini a Milano. Tornammo a casa con i miei 4 musicisti, aspettando che uscisse questo disco…il disco non usciva mai…ci stavamo interrogando sul lavoro fatto. Poi ci comunicarono della pubblicazione dei provini (i pezzi erano Malatia, Nun è paccato). Andai nel negozio della signora Luciana a Roma, la ricordo ancora, per cercarli e mi disse che i dischi stavano andando a ruba. Sapete cosa feci? Le chiesi di mettermene due da parte senza ammettere chi fossi!

– Qualche aneddoto sul suo nome d’arte?

Per l’uscita del primo disco, sotto le feste di Natale, mi dissero che la gente voleva sapere il nome del cantante di quei pezzi. Quando comunicai il mio nome, Giuseppe Faiella, non gradirono. Mi chiesero: “Come ti chiamano di solito?”. Risposi: “Peppino”; poi mi rinterrogarono di nuovo: “Di dove sei?”, ed io : “Di Capri”. Gli si accese la lampadina e scelsero il nome Peppino Di Capri e i suoi rockers. Dopo poche settimane ero in cima alle classifiche.

– Lei è stato il supporter italiano dei Beatles. Cosa ricorda della storica band?

Con i Beatles non si poteva parlare. Avevano uno stuolo di body guards al loro fianco. Neppure li potevo salutare. Mi dicevano che non era fattibile. Ed io: “Come non si può? Sono tale e quale a noi!”. Sembravano degli extraterrestre. L’ultimo giorno di lavoro facemmo una foto insieme. Mentre un bel incontro avvenne con Paul Mc Cartney a Sanremo. Ricordo che mia moglie voleva una foto ricordo con lui. Prendemmo la macchina fotografica e nel corridoio, una volta uscito, si inceppò la macchina fotografica. Al che lui la volle in mano per aggiustarla, la aprì, il rullino finì a terra e l’incontro si concluse in barzelletta. Paul era troppo cordiale!

C’è una canzone delle sue che ama particolarmente?

Per me sono tutti figli uguali. Certo c’è stato un figlio più sfortunato nel ’76 e si chiamava ‘Non lo faccio più’.

– Instancabilmente sarà in tournè con la sua musica. Prossime tappe?

Ad ottobre volerò negli Stati Uniti a New York e in Canada. Sono stato di recente in Portogallo. Su Champagne ho chiesto alla platea di accendere tutti i telefoniti e creare una notte di luci. Poi ho pensato tra me e me: ‘Comm’ so fesso, mo nun ponno fà a ripresa e ‘sto spettacolo di luci!”.

– Il segreto di un successo così lungo?

Sapersi dosare col pubblico. Ho sempre scelto di andare in tv ad intervalli lunghi, senza esagerare, senza tradire la mia personalità e il mio modo di fare musica. Messi insieme nel tempo tutti questi tasselli, insieme alla semplicità e alla volontà di restare coi piedi per terra (la cosa più complicata di questo mestiere è che subito ci si monta la testa), si resiste alla mentalità “usa e getta” che vediamo in giro.

 

loading...

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.