Parita’ Genere, Scalfi (Azione): Politica rimuova ostacoli a emancipazione

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“Penso che in politica il ‘secondo me’ e ‘l’uno vale uno’ abbiamo portato a un disastro. E’ il momento che la politica applichi i criteri del merito e della competenza, soprattutto materia di parità di genere, anche prendendo spunto da quanto fatto negli altri Paesi, capendo chi ha fatto meglio, come, chi ha ottenuto i migliori risultati e cercando di capire come adattare questi esempi al contesto italiano. Abbiamo primi ministri nei paesi del nord di 33 anni, qui si sale la scala politica, amministrativa, dei Cda col lumicino, penso che ci sia ancora tanto da fare”. Così Laura Scalfi, referente nazionale per la scuola di Azione, intervenuta ieri sera all’evento organizzato da Futuri Comuni dal titolo “Politica sostantivo femminile” a Tione di Trento.  Scalfi ha sottolineato come in effetti la politica “sia davvero un sostantivo al femminile, perché rappresenta l’arte del buon governo, di prendersi cura del bene comune, di organizzare la vita pubblica, che sono tutte soft skill di cui le donne nella vita comune hanno dato ampia dimostrazione”. Eppure “c’è ancora molto da fare per raggiungere una parità che ci sarà solo quando avere un lavoro e una carriera non sarà più una concessione”.  
In questo la politica ha moltissimo da fare, secondo Scalfi, a partire dalle politiche di welfare più basilari: “Rimango scandalizzata quando vedo che nel 2022 non c’è l’asilo nido disponibile per ogni bambino: si vede che la politica non ha fatto abbastanza e le donne non hanno avuto abbastanza voce per imporre delle scelte. Questo non è nemmeno welfare famigliare ma un diritto universale”. C’è poi il tema del gap salariale sul quale non ci sono ideologie che ci possono dividere, c’è una costituzione che in più di un punto dice che a ognuno deve essere dato lo strumento per evolvere. Anche in Trentino c’è un gap salariale ancora troppo pesante”.  E proprio a proposito di lavoro e politiche di genere, Scalfi ha sottolineato: “Vorrei una società in cui ci sia il diritto di essere madre, in cui il fatto di diventarlo non mi ponga in una condizione di dover rinunciare al lavoro.  C’era un disegno di legge, che purtroppo è stato ritirato, che obbligava a riconoscere congedi parentali anche agli uomini: sono convinta che se si dessero 5 mesi di congedi alla madre e 5 al padre nessuna azienda si porrebbe più il problema se quella persona farà un figlio o non lo farà. E che questo spingerebbe a valutare la maternità anche come un interesse collettivo che va sostenuto. Mi aspetto dalla politica proposte concrete, che si specifichino obiettivi e costi”. Secondo Scalfi “abbiamo dati che ci dicono la parità di genere è produttiva per tutti, non possiamo attendere che la cultura si adegui da sola, lo stato deve introdurre meccanismi di riequilibrio per rimuovere tutti gli ostacoli. Voglio vedere una politica impegnata su questo”.

Redazione

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