Parchi gioco e Ludoteche d’Italia con gli stessi problemi di commercianti e imprenditori

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«Alla fine dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus per i bambini in età prescolare e per i loro genitori non andrà tutto bene». Ad affermarlo sono referenti di Ludoteche che si fanno portavoci del malessere che stanno vivendo coloro che lavorano nel settore privato dei servizi educativi privati, parchi gioco e delle famiglie.

Diversi sono gli appelli alle Istituzioni affinché si faccia qualcosa per salvare le micro imprese, le cooperative che gestiscono ludoteche, scuole paritarie, centri per l’infanzia. Tutte strutture che sono a rischio chiusura se l’emergenza coronavirus continuerà senza aiuti da parte dello Stato.

 

NARDONE

Questa lettera giunge alla vostra redazione nella speranza di dare voce a uno dei tanti settori dell’imprenditoria  del nostro paese che cerca oggi, nel pieno di questa crisi globale, di sopravvivere agli eventi.
Parchi gioco e Ludoteche d’Italia è una comunità nata da poche settimane: le adesioni crescono ogni giorno, man mano che la nostra iniziativa viene conosciuta e promossa grazie all’impegno dei membri di ogni regione che ne fanno già parte.
L’obiettivo è quello di dare voce a un settore “particolare”. Né asili, né scuole paritarie per l’infanzia ma baby parking, sale feste,  luoghi di svago e gioco, ludoteche che assolvono a delle importantissime funzioni ludiche, ricreative ma anche educative attraverso la cura del tempo libero dei nostri piccoli concittadini. Sì, perché uno dei problemi sui quali vorremmo che fossero puntati i riflettori riguarda proprio la gestione della quotidianità dei più piccoli, dei bambini, a cui sembra in questo momento ci si stia dedicando esclusivamente nel tentativo di dirimere la questione (seppure fondamentale, questo non viene messo assolutamente in dubbio) del ritorno dei genitori sul posto di lavoro.
Condividiamo gli stessi problemi di quasi tutti i commercianti e gli imprenditori in Italia oggi, prima fra tutte la questione relativa al pagamento degli affitti. Una questione “enorme” per chiunque si ritrovi a dover pagare una quota a fronte di un contratto d’affitto, pur avendo un’attività che per cause di forza maggiore ha dovuto chiudere i battenti da quasi due mesi (ci auguriamo, per riaprirli al più presto). Tuttavia per  il nostro settore l’argomento si declina diversamente.
Prima di tutto perché le nostre attività, pur non avendo ricevuto alcuna indicazione ufficiale, hanno dovuto chiudere i battenti ben prima di altre attività commerciali. In concomitanza con la chiusura delle scuole infatti, tutti abbiamo riscontrato un sensibile decremento del fatturato  a causa di ingressi decimati e delle prenotazioni annullate. Per noi il problema del pagamento dell’affitto a causa della situazione generata dalla pandemia, si è posto ben prima di altre attività.
Ma c’è di più. Qualora infatti, non riuscissimo ad ottenere dal governo (al quale in data 22 aprile è stata inviata una pec con le nostre richieste, corredata dai nostri nomi, cognomi, partite iva..) delle tutele che ci garantiscano l’annullamento del canone almeno per i mesi di chiusura, e si realizzasse l’ipotesi che tutti vorremmo scongiurare, di incorrere in uno sfratto, la nostra categoria risulterebbe irreparabilmente danneggiata. Tutti noi infatti abbiamo attrezzature, giochi gonfiabili e strumenti ingombranti che non potremmo con facilità “spostare” altrove, dovremmo sobbarcarci l’affitto di un ulteriore magazzino…una soluzione francamente impensabile!
Anche la riapertura dei nostri locali, verosimilmente, avverrà con tempi ben più lunghi rispetto ad altre attività. Sarà difficile garantire distanze di sicurezza, così come immaginiamo già che gli ingressi dovranno essere contenuti, con un numero massimo di presenze per le attività che vorremo svolgere.
Pertanto chiediamo…beh in effetti chiediamo tante cose, misure per tutelare le nostre attività, i nostri dipendenti, per consentire alla filiera che si muove insieme a noi (agenzie di animazione, addobbi per feste, negozi di giocattoli, attività di catering e ristorazione, party planners etc..) di ripartire.
Però principalmente, al di là dei dettagli che non è opportuno definire in questa sede (esiste già una lettera inviata alle istituzioni e ne verranno sicuramente inviate delle altre!), quello che chiediamo è che ci venga dato ascolto. Che ci venga dato lo spazio per intavolare quantomeno una discussione  per illustrare, a partire dalle difficoltà specifiche che stiamo toccando con mano, quali possano essere le misure opportune per salvare le piccole imprese che con grandissimo sforzo e impegno abbiamo messo in piedi e sostenuto fino ad ora.
Ribadiamo che il nostro settore ha una sua peculiarità (ci occupiamo del tempo libero dei bambini), a causa della quale ancora prima degli altri ha cominciato a fare i conti con gli effetti di questa imprevedibile emergenza e che per la stessa ragione subirà con ogni probabilità una ripartenza più lenta e difficoltosa.
Vi ringraziamo sin da adesso per l’attenzione che vorrete dedicarci.
 
Parchi gioco e Ludoteche d’Italia.

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Redazione

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