‘O tuono e marzo’, al Maschio Angioino il teatro di tradizione fa sold out

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Napoli, 18 lug. – ‘O tuono e marzo’, commedia di equivoci ed agnizione dell’altro Scarpetta.

La mente di Vincenzo, figlio di Eduardo Scarpetta, partorì in modo inequivocabile una prosa dinamica, curiosa, figlia dei tempi (la bella epóque), che ritraeva impulsi, istinti, luoghi più o meno comuni, di una età in fermento, analizzata nell’ottica del fraintendimento volto a suscitare la risata.

Dopo 108 anni dal concepimento della piéce (1912), il miracolo del sorriso durante la rappresentazione, si ripete a Napoli, questa volta al Maschio Angioino, dal 16 al 18 luglio.

L’adattamento del testo teatrale, firmato da Massimo Luconi, che ne ha curato regia e versione nuovissima, rientra nella rassegna teatrale ‘Scena aperta’.

Il linguaggio vernacolare di alcuni personaggi  lascia inalterato il valore dell’opera, mentre la caratterizzazione del protagonista Felice Sciosciammocca, gagà per antonomasia, dona valore alla rappresentazione inscenata da professionisti del bel teatro partenopeo: Gigi Savoia, Carmine Borrino, Tonino Taiuti, Antonella Stefanucci, supportati in scena da  Anna Carla Broegg, Dalal Suleiman, Gino De Luca, Carlo Caracciolo e Antonello Cossia.

L’accurata regia consente al cast numeroso di essere ben equilibrato e di ottenere un risultato che diverte gli spettatori.

La produzione del Teatro Stabile di Napoli punta sulla prosa di tradizione e conquista il gradimento del pubblico che risponde all’operazione teatrale con un sold out di tre serate consecutive.

Il fragore del tuono è carta bianca su cui scrivono la loro trama i personaggi di Turillo (il servitore), Felice (il giovin signore) e Sofia (l’innamorata vittima degli eventi).

Nel gioco dell’agnizione intervengono in maniera encomiabile Gigi Savoia, Carmine Borrino e Antonella Stefanucci.

L’interazione in scena di Savoia e Borrino, è segno che il teatro insegna e crea di generazione in generazione. Turillo (Gigi Savoia) e Felice (Carmine Borrino), si scambiano battute in modo naturale, potente e divertente. Il teatro di maniera rappresentato da Savoia, passa il testimone al teatro di Borrino, che abbraccia con rispetto la storia del passato, per ricomporla nella sua modernità.

Si sublima così la forza della buona prosa partenopea, fatta di mimesi del reale e sana goliardia, oltre che di sudore e passione.

Il recitato dei personaggi è impeccabile e dona ancora più valore ad un testo che ha oltre cento anni di storia.

Tonino Taiuti è figlio del rumore solenne del palcoscenico. Un tale suono torna caratterizzato nel suo personaggio, interpretato con gioiosa creatività.

La trama si presta al gioco in modo originale: Felice Sciosciammocca è un giovane benestante, orfano di entrambi i genitori e in procinto di sposarsi, che trova in pochi giorni, due padri, una madre, una sorella e un cugino. Non tutti i gradi di parentela si dimostreranno però veritieri.

A creare qualche parente in eccesso per sfruttare la situazione a suo vantaggio è Turillo, il servo canaglia, pronto a spacciarsi per padre e a diventare marito, per amor di denaro.

A svelare l’intricata vicenda, rivelandone i retroscena, è il racconto di quanto avvenuto in un albergo durante un temporale, in una notte di marzo.

Sofia, impaurita ed in cerca del fratello, apre di getto la porta di una camera e fiondatasi al suo interno si ritroverà tra le braccia di un uomo con cui trascorrerà una notte d’amore che lascerà il segno di un figlio allevato in anonimato.

La vicenda viene interpretata dall’intero cast con grande consapevolezza; gli attori dimostrano che il loro è uno sguardo che sa, che ha imparato a vedere la vita in tutte le sue forme, senza scrollarsi di dosso l’arte di diventare lente d’ingrandimento dell’umano vivere che ha voglia di rivedersi per rinascere col teatro.

É una vittoria per il teatro ed i suoi professionisti, finalmente tornati in scena dopo la pandemia, tra tante difficoltà e voglia di fare, oltre che di esserci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.