‘Nella bottega di Caravaggio’, al Teatro Tram di Napoli suggestioni e genialità del periodo napoletano di Michelangelo Merisi

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Napoli, 5 dic. – Il Teatro Tram di Napoli si trasforma nella bottega di Caravaggio e lo spettatore si immerge nella vita dissennata e geniale di Michelangelo Merisi.
Nel suggestivo spazio teatrale del Tram, gli attori mostrano passioni e velleità di un artista pregno di modernità. Attraverso la recitazione il pubblico ha la percezione che Caravaggio abbia oltrepassato il proprio tempo, inglobando nelle sue tele vita e morte, spazio e chiusura, luce ed ombre.

In un sincrono perfetto, regia, costumi, luci, scenografia ed attori, restituiscono nel loro atto unico una bellissima prova da palcoscenico, che indottrina sul senso dell’arte e del teatro insieme.

Risultano credibilissimi, a distanza di centinaia di anni, gli animi e i vissuti di chi al tempo, nel 1600, frequentava la bottega del Maestro.

Lo spettacolo è ambientato negli anni napoletani di Caravaggio. Il pittore trascorse in città due periodi della sua vita, tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610. Il più prolifico fu sicuramente il primo, raccontato nello spettacolo ‘Nella bottega di Caravaggio’ e circoscrivibile alla realizzazione de ‘Le sette opere di Misericordia’, realizzata per la chiesa barocca del Pio Monte della Misericordia; pagata 400 ducati e raffigurante le opere di misericordia corporale tratte dal Vangelo di Matteo, di cui si racconta la genesi nella pièce diretta da Peppe Celentano, presente anche in scena.

Il racconto è affidato ad un cantore di eccezione, Minichiello, garzone nella bottega del Maestro che si incanta a guardare l’operato di Caravaggio, percepito al limite dell’alchemico e magico.

Gabriella Cerino, lo stesso Peppe Celentano, Gennaro Monti, Danilo Rovani, Sonia De Rosa, Enrico Disegno e Roberta Lista animano la scena come un quadro che all’improvviso prende vita e disegnando con la mimica e la parola, l’atto creativo del Caravaggio all’interno del quale si consuma una tragedia, caricano la scena di pathos e magnificenza.

Il racconto tratto dalla scrittura di Raffaele Messina si focalizza sull’anima del pittore e del suo garzone Menechiello, un giovane ragazzo che letteralmente si affida al Maestro, rendendolo partecipe dei suoi affetti più cari, fino a far posare la madre come modella di Caravaggio per raffigurare l’ultima opera di misericordia incentrata sulla vita di Cimone, costretto alla prigionia senza toccar cibo, sfamato dal solo latte della figlia puerpera, quando lo andava a trovare in carcere.

Menechiello arriva al culmine dell’amore e del disprezzo per Caravaggio. In lui è la speranza e la rassegnazione della sua esistenza di povero ragazzo che cerca riscatto dalla fame e vede nell’arte un’occasione di svolta. Il garzone invecchia e sulla scena, da bravo aedo, canta tanto la forza di Merisi, quanto la sua dannazione.

Nel corso dello spettacolo si entra nei vivi segreti dell’arte pittorica di Caravaggio, il quale chiaramente spiega come la luce delle sue tele sia adoperata per superare la monotonia del tratto pittorico, così come della vita. Ad un ignaro Menechiello che gli chiede come si faccia il colore della luce o il colore della pelle, Caravaggio spiega che per ottenere delle sfumature bisogna mescolare con le mani dei materiali. La ricchezza del colore steso sulle sue tele risiede nella terra di Siena, ricca di pigmenti rossastri. Il bitume viene adoperato per il nero e l’oscurità, usato per il fondo denso ed avvolgente su cui sbattono i colori vividi dei personaggi biblici.

Quando il giovane garzone chiede al Maestro quanto denaro si debba impiegare per ottenere queste meraviglie col colore, Michelangelo tuona che i soldi non sono importanti per la sua persona, perchè quando finiscono bisogna solo aspettare. Tra una chiacchiera da cui trapela la sua intimità e una rivelazione sui toni di pigmenti usati per creare il celebre effetto di luce ed ombra caravaggesco, che dona profondità, l’artista spiega che i grigi si ottengono dalla fuliggine, ma il miracolo lo realizza fattivamente con i rossi. Subentra così l’elogio al rosso Marte che sembra cioccolato, e ai gialli, realizzati con una sostanza derivante dall’India, frutto dell’addensamento di urina di mucca.

Menechiello resta a bocca aperta da così grandi e inaspettate rivelazioni; gli sembra di risolvere l’enigma della Sfinge quando Caravaggio gli racconta come realizzerà l’opera commissionata per il Pio Monte di Misericordia: “Partirò dalla parte alta della tela, dal fondo nero da cui emergeranno il volto della Vergine e del bambino, sorretti da angeli che osservano le opere di misericordia nella parte bassa della tela”.

Mentre prosegue questo racconto, la volta del Tram diventa agli occhi del pubblico, un quadro di Caravaggio, il grande artista che Napoli non dimentica e che lascia a fine spettacolo il suo monito:  “Il valore di un uomo si vede quando capisce che si può cominciare un’altra volta e la fine di una storia può essere sempre un nuovo inizio”.

 

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.