Napoli tra scuola, legalità e idee per il rilancio

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Il prefetto Valentini traccia un quadro della situazione attuale e delle prospettive future

«Se la sconfitta del virus è la pre-condizione, la mia principale preoccupazione è proprio rappresentata dalle prospettive dell’economia e del lavoro. Che rischia irreparabilmente di aggravare condizioni di vulnerabilità e di fragilità che già connotavano l’area metropolitana di Napoli». Così il prefetto di Napoli, Marco Valentini, intervistato da Repubblica, analizza la situazione del territorio alle prese con i problemi creati dalla pandemia.

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Per questo, sulle manifestazioni di disagio avvenute negli ultimi tempi, Valentini ribadisce che «occorre grande rispetto, solidarietà e misure concrete, per chi soffre più di altri la caduta verticale di reddito e lavoro. Per questo la questura e le altre forze dell’ordine, in modo coordinato, affrontano proteste e problemi dell’ordine pubblico con intelligenza, valorizzando il dialogo, e mitigando le tensioni».

Ci sono, poi, le difficoltà legate alle scuole. «Un’attenzione davvero mirata – dice il prefetto –  va conferita ai ragazzi, specie nella fascia d’età meno intercettabile, le medie inferiori. Le scuole sono fisicamente chiuse e il settore pubblico deve fare di più per supportare le tante iniziative dal basso nel campo educativo e della solidarietà, cui va la mia gratitudine.

Sostituire una lampada fulminata – sottolinea Valentini – in un campo di calcetto a San Giovanni, illuminare una strada a Forcella, bonificare un’area abbandonata, è un moltiplicatore inestimabile per la dimensione sociale che ci interessa».

Sulla questione poi della rimozione di murales o altarini, Valentini spiega: «si tratta di uno dei tanti passaggi in cui è necessario segnare il limite tra cosa si può e cosa non si può fare. Mi appare quindi artificiosa la divisione, che credo non esista, tra diverse fazioni. Qui non viviamo in un agglomerato sud-americano dove governano bande di narcos, ma in una moderna metropoli europea i cui problemi non sono così diversi da altre realtà: infrastrutture, degrado delle periferie, tempi di vita.

Uffici giudiziari e forze dell’ordine – prosegue nell’analisi il prefetto – sono adeguatissimi a rispondere ai vari livelli, sul terreno della prevenzione e della repressione. Tra l’altro, occupandoci di piccoli e diffusi abusi, cerchiamo di dare concretezza a ciò che chiamiamo cultura della legalità e che impone coesione della città».

Sul post pandemia, poi, Valentini ha una proposta: «credo che anche i prefetti possano essere, in realtà, protagonisti di un cambiamento. Spesso sono chiamati a svolgere compiti nuovi e non previsti, in occasione di emergenze di vario tipo. Io vedrei bene, ma è un’opinione personale, importare il modello francese, che già da anni attribuisce ai prefetti, nei vari dipartimenti, un ruolo centrale in materia di investimenti pubblici e magari in attuazione del programma Next GenerationEu».

Con un obiettivo preciso. «Per garantire che gli investimenti pubblici vadano a buon fine, esenti da sprechi, ritardi, sovrapposizioni. Fermi restando, ovviamente, tutti i compiti delle autonomie locali e territoriali».

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Redazione

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