Dal «Muslim ban» al «travel ban »: divieto di ingresso negli USA per i cittadini originari della Corea del Nord, Ciad e Venezuela

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Roma, 26 set. – Dopo le innumerevoli polemiche e i ricorsi davanti alla Corte Suprema, il tanto discusso provvedimento dell’amministrazione Donald Trump che vieta l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini provenienti da Iran, Libia, Yemen, Somalia e Sudan – tutti Paesi a maggioranza musulmana – cambia volto, o almeno ci prova. Con l’inclusione di Corea del Nord e Venezuela, infatti, non si può più parlare di un provvedimento discriminante verso un gruppo di persone in base alla loro religione facendo così crollare la principale accusa rivolta al provvedimento.

NARDONE

Il nuovo divieto, che diventerà effettivo il 18 ottobre, presenta alcune interessanti novità. Prima di tutto individua differenti motivazioni per la restrizione all’ingresso per ogni Paese seguendo, però, un unico filo conduttore: la sicurezza nazionale. Il divieto di ingresso, inoltre, non è più presentato come un provvedimento che colpisce tutti indiscriminatamente ma viene articolato in diverse modalità pensate su misura rispetto ai diversi Paesi colpiti e presenterà alcune eccezioni.  I cittadini Iraniani, ad esempio, potranno entrare negli Stati Uniti con visto per motivi di studio mentre i cittadini somali potranno ottenere un visto turistico dopo essere stati sottoposti a accurati controlli. Per quanto riguarda il Venezuela inoltre, il divieto di ingresso è destinato solo ai funzionari governativi e alle loro famiglie, accusati da Trump di essere responsabili del disordine economico in cui è sprofondato il Venezuela.

Ma basteranno queste novità a rendere il provvedimento di Donald Trump accettabile dall’opinione pubblica?

Dalle dichiarazioni di Amnesty International USA non sembra così. Per l’associazione infatti non bisogna accettare una discriminazione legittimata da un provvedimento governativo solo perché la precedente misura del governo era particolarmente oltraggiosa.  Secondo Amnesty infatti « è crudele e senza senso impedire l’ingresso nel Paese di persone che spesso fuggono dalla stessa violenza che il governo degli Stati Uniti desidera contrastare. Questa situazione non può diventare la norma (attraverso un provvedimento del governo)».

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Marcella Esposito

Marcella Esposito

Laureata in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa, si interessa di governance urbana e sviluppo locale nei paesi dell'Africa sub-sahariana, di migrazioni e questioni di genere.