Misure Anti Covid e il rebus dei controlli

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Dichiarazione del Presidente Vincenzo De Luca: “Nel corso dell’incontro di oggi con il Governo abbiamo confermato la piena condivisione delle misure anti Covid che puntano a contrastare il diffondersi del contagio. Occorre separare nettamente la posizione di chi si è vaccinato da chi non lo ha fatto e da chi non intende vaccinarsi. Ma occorre anche e soprattutto evitare di vanificare l’effetto di tali misure; quindi abbiamo chiesto che venga predisposto contestualmente un piano straordinario di controlli da parte delle forze dell’ordine, per garantire la piena osservanza delle disposizioni di legge, prevedendo sanzioni fino a mille euro. Senza controlli costanti e efficaci, si rischia di vanificare ogni sforzo e di registrare nelle prossime settimane una grave espansione del contagio con la inevitabile chiusura delle attività. Quanto accaduto in Austria sia d’insegnamento”.

NARDONE

Sui controlli si sarebbe sfiorato lo scontro tra Mario Draghi e Luciana Lamorgese. Succede – raccontano oggi alcuni quotidiani – quando in consiglio dei ministri viene annunciato un piano di controlli da affidare al Viminale. “Ma noi – lamenta la ministra – non siamo in grado di garantirlo al meglio, siamo in carenza di uomini e risorse”. “Non posso sentire un argomento del genere – è il senso della replica, riferita da diversi presenti – perché è fondamentale aumentare i controlli. E spetta all’Interno garantirlo”.

Sarà in ogni caso disposto un rafforzamento dei controlli da parte delle prefetture che devono prevedere un piano provinciale per l’effettuazione di costanti controlli entro 5 giorni dall’entrata in vigore del testo e sono obbligate a redigere una relazione settimanale da inviare al Ministero dell’interno.

C’è sempre poi lo scoglio privacy, non un dettaglio: chi fa i controlli potrà sapere se il controllato è guarito o vaccinato? Chiunque effettuerà un controllo in teoria verrà a sapere se siamo vaccinati, se abbiamo avuto il Covid o semplicemente fatto un tampone. E non va bene: su questo in passato il Garante della Privacy  aveva espresso parere negativo. Poi ovviamente davanti alla stretta c’è il rischio del moltiplicarsi, come ha detto Draghi, dei “furbettì pronti ad aggirare le regole, compresi i tentativi di falsificazione dei lasciapassare, con maggiore pericolo di contagi”.

La certezza è che sarà necessaria una riorganizzazione e un disegno molto mirato sui controlli, che per il momento – almeno in questa categoria – si annunciano a campione. “Di questo – ha spiegato il premier Mario Draghi  – è stata investita la ministra dell’Interno. Le forze dell’ordine saranno mobilitate in modo totale. C’è tutta una aneddotica sui mancati controlli, bisogna potenziarli. Tutte le forze di sicurezza, i vigili urbani, saranno impiegati con un impianto diverso dal passato”. Spetta ai Prefetti la costruzione di Piani d’azione che andranno disegnati in base ai territori e in breve tempo: i Comitati provinciali dovranno essere riuniti entro tre giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del nuovo decreto e adottare le misure stabilite in quella sede entro cinque giorni. Regolarmente sarà richiesto allo stesso Comitato di offrire una relazione al Viminale.

Ma chi controllerà? I controllori sono preposti alla verifica del biglietto e poi sono pochi. Basti pensare che a Roma l’Atac ha 250 controllori su 350mila passeggeri che ogni giorno prendono la metro e 200mila il bus.

“Il governo ci dica come avverranno le verifiche, con quale personale, visto che non ci sono sufficienti controllori. E non può ricadere tutto sul capotreno o sull’autista perché parliamo di mezzi ad alto affollamento”, dice oggi alla Stampa Maria Teresa De Benedictis, segretaria nazionale della Filt Cgil. “Noi riteniamo che la verifica debba essere fatta all’acquisto del titolo di viaggio, proprio per non esporre il personale ad alterchi e aggressioni a bordo del mezzo”, dice la sindacalista. Davvero tabaccai ed edicolanti dovranno verificare il passaporto vaccinale dei viaggiatori quando vendono il biglietto dell’autobus? Improbabile. Come è impossibile aggiornare il meccanismo elettronico dei tornelli per renderlo in grado di leggere anche il Qr code del Green Pass, oltre al codice a barre delle tessere.

Invece sui treni regionali il controllo della certificazione verde sembra più semplice, basta adeguarsi a quello che già fa il capotreno sui treni ad alta velocità dove ha la responsabilità di verificare sia il titolo di viaggio che il lasciapassare anti Covid. Ma per De Benedictis “sui treni regionali c’è un’alta affluenza e un capotreno non può fare tutto da solo. Le aggressioni sono all’ordine del giorno, dobbiamo evitare altre occasioni di conflitto”.

Redazione

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