Migranti, Minniti: “È necessario fermare i clandestini in Libia”. Del Rio: “Non chiuderemo nessun porto, avanti con l’accoglienza”

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Roma, 2 lug. – Invasione, il ministro Marco Minniti annuncia il pugno duro: “Fermare in Libia i clandestini che non hanno diritto alla protezione e fare entrare in Europa solo i veri profughi”.

NARDONE

“Con la Libia abbiamo già affrontato il tema dei centri d’accoglienza, dove dovranno essere rispettati i diritti umani. Perché è prima della partenza che bisogna distinguere chi abbia diritto alla protezione umanitaria da chi non abbia i requisiti. E, in base alle decisioni dell’Agenzia dell’alto commissariato delle Nazioni Unite, assicurare le partenze ai primi verso l’Europa e il rimpatrio volontario assistito dei migranti economici”. Sono le parole del ministro dell’Interno Marco Minniti in un colloquio con il Messaggero nel giorno del vertice a Parigi tra i ministri di Italia, Francia e Germania sugli immigrati.

“La partita dell’immigrazione – sostiene il ministro – si gioca fuori dei confini nazionali, cioè da dove partono i flussi migratori, in Africa. Il destino dell’Europa nei prossimi 20 anni si gioca in Africa.

Se qualcuno pensa che l’Africa sia soltanto uno specchio dell’Italia è dentro una drammatica illusione. L’Africa è uno specchio dell’Europa. Se l’Africa va bene, l’Europa andrà bene, se l’Africa va male l’Europa andrà male”.

La partita fondamentale, in questo momento, spiega il titolare del Viminale, si gioca in Libia. Del resto i dati parlano chiaro: “Nei primi cinque mesi di quest’anno – dice Minniti – il 97% dei migranti è arrivato dalla Libia, ma la cosa più incredibile è che non c’è un libico. La Libia è un Paese di transito. Bisogna quindi cercare di creare un governo stabile e stiamo lavorando per farlo, sapendo che anche questo è un modo per combattere i trafficanti di uomini, che hanno bisogno di istituzioni deboli per potersi muovere liberamente”.

In Italia “ci troviamo a fronteggiare una pressione fortissima”, dice Minniti, e torna sulla sfida lanciata tre giorni fa con l’ipotesi di chiudere i porti: “Si è parlato – dice – di 22 navi, poi sono diventate 25. Non sono barconi, ma navi delle organizzazioni non governative, navi delle operazioni Sophia e Frontex, navi della Guardia costiera italiana. Battono varie bandiere di Paesi europei. Se gli unici porti dove vengono portati i profughi sono italiani, c’è qualcosa che non funziona. Questo è il cuore della questione. Sono europeista e sarei orgoglioso se una nave soltanto, anziché arrivare in Italia, andasse in un altro porto europeo. Non risolverebbe i problemi dell’Italia ma sarebbe un segnale straordinario”.

“Il blocco navale non si farà, nonostante il flusso imponente di sbarchi stia determinando il collasso del malconcio sistema di accoglienza. Parola del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il quale al Corriere spiega che “nessun porto sarà chiuso, lo dico da responsabile della Guardia costiera e delle operazioni di soccorso ai migranti. Non stiamo rinunciando a quei princìpi di umanità che l’Italia ha messo in campo con Renzi e Gentiloni”.

Come dire, porte aperte per tutti. Sostanzialmente senza limiti. Si prosegue con la politica dell’immigrazione incontrollata, dell’illegalità e del mancato rispetto delle regole. Del resto l’Europa ha deciso. Gli Stati hanno chiuso le frontiere uno dopo l’altro. L’europeista Macron, osannato della sinistra, rispedisce in Italia centinaia di clandestini dal confine di Ventimiglia e sbatte la porta in faccia ai “migranti economici”. Per non parlare del fallimentare progetto di ricollocamento degli immigrati, naufragato sotto il peso di numeri ridicolmente inferiori a quelli annunciati. Mentre in Italia governa il PD, con i risultati che sappiamo.

Delrio non fa altro che reiterare vani appelli all’Unione europea, dissimulando un decisionismo inesistente e innaffiato di retorica europeista: “La nostra fermezza e la protesta di queste ore è per chiedere che l’Inno alla gioia si suoni anche quando sbarcano le navi dei migranti e non solo per celebrare il sogno europeo. Vogliamo risposte perché gli sbarchi sono aumentati del 14% e per le condizioni terribili di povertà e instabilità dei Paesi di provenienza, come Siria e Libia”. Peccato che in Italia di siriani ne arrivino molto pochi, dunque il richiamo alla guerra in Siria pare funzionale a confondere un pò le acque, dato che quella crisi ha poca attinenza con il caos delle coste italiane. In ogni caso Delrio chiede all’Ue un “grande piano Marshall per l’Africa”, ovvero quello che propone la Lega da anni. Chissà se anche su questo scatterà un nuovo contrordine compagni.

 

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Redazione

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