Matematica e storica qualificazione nella magia del Maradona

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di Luca Muratgia.

Nella meravigliosa serata di mercoledì il Napoli ottiene una storica qualificazione agli ottavi di Champions battendo un battagliero Ajax per 4-2.  Tutte le componenti si sono predisposte e incastonate  ne verso giusto per rendere la serata di ieri una serata perfetta con n una prestazione memorabile in uno stadio ribollente di passione e di entusiasmo. Nonostante fosse sufficiente un pareggio per staccare il biglietto per gli ottavi, ci si è accorti come gli azzurri scendano in campo senza badare ad obiettivi futuri se non quelli di migliorarsi e di tentare sempre di stupire già dalle battute iniziali con in avvio di gara traumatizzante per i malcapitati olandesi che dopo quattro minuti incassano il primo gol dal Chucky Lozano di testa dopo una combinazione spettacolare con Zielisky. Dopo un paio di sortite per la verità molto pericolose dei lancieri, il Napoli trova il 2-0 con un’azione ancora più incredibile della prima tra Zielisky e Kvaratskhelia, passaggio a Raspadori ai 18 metri che si sposta il pallone sul sinistro e fa partire una tremenda bordata all’incrocio dei pali. Nell’osservare i primi minuti di gioco il sentimento collettivo che domina i presenti al Maradona è un misto tra gioia e incredulità per lo spettacolo davanti ai loro occhi. A questo punto viene fuori l’Ajax, che a dire il vero, gioca bene, tesse trame estremamente interessanti e, complice la solita e prevedibile pausa dei partenopei a ridosso dei due tempi di gioco, riesce ad accorciare le distanze proprio all’inizio della seconda frazione di gioco; così come era accaduto due domeniche fa contro il Torino e domenica scorsa a Cremona, il Napoli prende gol in questa fase della partita. Gli uomini di Spalletti reagiscono, ora come allora, e riprendono la partita in mano realizzando il rigore del 3-1 con il primo rigore in maglia azzurra realizzato da Khvicha Kvaratskhelia a coronamento di una prestazione da incorniciare, imprendibile, impressionante, devastante; da precisare che nel secondo tempo, lo stesso georgiano, si è sacrificato moltissimo fungendo, all’occorrenza, da terzino aggiunto dando un contributo determinante nei momenti di maggiore pressione della squadra olandese; il migliore in campo insomma, insieme all’ormai stratosferico Lobotka che, come sempre, si è imposto come dominatore assoluto del centrocampo. Ancora una volta, però, la reazione olandese è particolarmente aggressiva e veemente con  il risultato rimesso messo nuovamente in discussione dal rigore del 3-2 per un discutibile fallo di Juan Jesus. Sono attimi di sofferenza e trepidazione ma a questo punto la ribalta se la prende con forza Osimhen; il nigeriano, reduce da un fastidioso infortunio muscolare che lo ha tenuto lontano dalla ribalta per più di in mese, subentra a Raspadori e si dimostra, da subito, voglioso di partecipare alla festa azzurra da protagonista. La voglia e la determinazione che contraddistinguono questo giocatore, lo portano spesso a finire in fuori gioco e a sbagliare un gol praticamente fatto a pochi metri dalla linea di porta. Ma a pochi minuti dalla fine, sfrutta la sua aggressività e la sua fame rubando palla ad un difensore olandese in uscita e depositando la palla in rete realizzando la sua prima rete in Champions in maglia azzurra. A questo punto, la festa può avere inizio e i tifosi abbracciano di gioia l’intera squadra con cori trascinanti. Al di là dei commenti sulla prestazione, sui momenti di amnesia e sui possibili e futuri miglioramenti, si ritiene che i numeri, per definizione, lascino pochissimo margine ad argomentazioni e a interpretazioni: quarta vittoria di fila in Champions, 17 gol realizzati in quattro partite contro squadre importanti, nona vittoria consecutiva in tutte le competizioni. È vero, con questi numeri c’è solo da ammirare e complimentarsi nei confronti di una squadra che sta incantando l’intera Europa calcistica.