Marta Cartabia: giustizia e fattori prioritari. Intervista al sen. Francesco Urraro, Lega

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Anna Tortora

Per la mia rubrica “IL Personaggio” sono lieta di ospitare nuovamente l’avvocato Francesco Urraro,  senatore della Lega, che ci parlerà dell’  audizione in Senato del Ministro della giustizia, Marta Cartabia.

NARDONE

D. Ciao Francesco, ci parli dell’audizione in Senato del Ministro Cartabia?
R. “E’ stata una settimana particolarmente significativa, soprattutto per quanto riguarda il settore giustizia attraverso l’incontro con il neoministro, la professoressa Cartabia, sulle linee programmatiche in commissione al Senato. Ovviamente, le linee prendono le mosse da alcuni dati che sono stati abbondantemente enucleati e ne condizionano, significativamente, i margini di azione. Il Ministro ha fatto riferimento a tre fattori prioritari, ineludibili prima di ogni tipo di intervento. Fattore denominato Europa che è il tema con cui ci stiamo confrontando in queste settimane dove, finalmente, abbiamo il piano Next Generetion EU e le singole commissioni monocamerali, infatti vi è una intensa attività di commissioni attraverso un’elaborazione di ogni singolo settore: da ambiente a giustizia, da istruzione a ricerca e cultura, sulla elaborazione in tempi strettissimi. Noi abbiamo il timing della commissione europea che è quello dell’invio dei progetti in Europa al 30 di Aprile. Ti ricorderai che il 15 di Ottobre avevamo inviato le linee guida, ancora nella vigenza del Conte bis, ma erano delle linee guida assolutamente insufficienti e poco idonee per poter ottenere il frutto di quel negoziato così importante a livello europeo che deve destinare somme così ingenti.
Somme che spaventano non poco il nostro settore, il settore giustizia in generale perchè l’attenzione è massima e si cerca di intercettare al massimo le somme di cui al Recovery Plan per le tantissime criticità che il Ministro ha evidenziato. La commissione europea subordina l’erogazione di queste somme all’approvazione di queste riforme, per cui è uno snodo essenziale che è parallelo a questa gravissima emergenza epidemiologica. Ora c’è un’azione logistica che mancava davvero e che, in pochissime settimane, abbiamo portato avanti grazie al generale Figliuolo che, con l’intera struttura militare e con la protezione civile, ha posto in essere delle azioni importanti che erano mancate e che si sono rivelate necessarie.
In secondo luogo, il ministro ha fatto riferimento al fattore pandemia, perché questo fattore ha sovvertito tanti principi, anche costituzionali. Noi ci ritroviamo con un diritto dell’emergenza articolato nei suoi vari gangli, basti pensare ai vari interventi che si sono susseguiti, comprimendo garanzie costituzionali, libertà costituzionali sulle quali è prevista una riserva esclusiva di legge. Abbiamo visto più volte in che modo si è andati avanti.
Terzo fattore, il ministro ha fatto riferimento al dibattito pregresso. Testualmente lo ha definito così, che è un riconoscimento, finalmente, della centralità del Parlamento perché nessuno ad oggi aveva riconosciuto quanto avevamo fatto noi in commissione. Parlo della commissione giustizia del Senato che si è occupata sul testo normativo che riguarda la riforma del processo civile, perché la riforma del processo penale e la riforma dell’ordinamento giudiziario e del CSM sono pendenti alla Camera, ma vale lo stesso perché il Ministro ha fatto lo stesso riferimento sia nell’audizione all’altro ramo del Parlamento che da noi in Senato. Vi è stata una elaborazione critica dei testi Bonafede, oggi il Ministro ci dice che non si può non tenere conto del lavoro comunque svolto dai parlamentari di queste commissioni, che dovrà fare sintesi con quella che è stata una sua iniziativa e proprio l’altro giorno si sono insediati i gruppi di lavoro che lei ha costituito al ministero, sia per il testo per il processo civile sia per quello per il processo penale. Gruppi di lavoro costituiti da autorevoli rappresentanti.
Un grande riconoscimento, a mio avviso, del grande lavoro istruttorio fatto dal Parlamento, perché veniamo anche da un anno, dal governo Conte bis, dove il Parlamento è stato esautorato. Il Ministro Cartabia, dall’alto del suo profilo, tiene a bada l’esatto contorno costituzionale per il riconoscimento del ruolo del Parlamento e del ruolo del Governo. Ha fatto riferimento al lascito del vecchio Governo, ora dobbiamo vedere di fare una sintesi proficua perché il tempo non è tantissimo, abbiamo necessità di chiudere determinati piani e di mandarli in Europa. L’incontro poi è proseguito su una serie di temi che hanno fatto riferimento specifico alle risposte immediate che chiedono gli operatori di giustizia, gli operatori di diritto, perchè abbiamo pagato la scelta del precedente ministro della giustizia di non scegliere. Bonafede ha delegato i presidenti dei tribunali alla redazione di protocolli per la regolamentazione delle udienze, differenziati, quindi non sono state tracciate delle linee guida comuni su cui molte volte sono intervenuto. Ogni ufficio, ogni distretto di Corte d’appello ha fatto a modo suo. Abbiamo una serie infinite di protocolli diversi in ogni tribunale, basti pensare alla Corte d’appello di Napoli, abbiamo protocolli diversi tra Napoli, Nola, Torre Annunziata, Santa Maria Capua a Vetere, Benevento, Salerno. Abbiamo una difficoltà enorme, per gli avvocati in primis, ad approfondire singoli protocolli differenziati per la gestione dei processi e delle udienze.
C’è molta disorganizzazione che fa sì che la macchina giustizia subisca delle compressioni a partire da alcuni temi come quello dell’edilizia giudiziaria, dei luoghi dove si celebrano i processi, della manutenzione degli uffici. Un’architettura penitenziaria, ha detto il Ministro, per tutto ciò che riguarda l’ordinamento penitenziario che, in questa fase pandemica, ha vissuto delle problematiche enormi su cui ci eravamo trattenuti, in particolare a Marzo e Aprile 2020 quando si susseguirono una serie di circolari del Dap, quando in carenza di strutture sanitarie penitenziarie, le misure per alcuni detenuti al 41bis, furono affievolite con delle scarcerazioni. Questo è stato un punto che la Cartabia ha sottolineato con grande attenzione, facendo emergere una sua spiccata sensibilità al mondo degli istituti di pena nel nome dei diritti dell’uomo e del valore uomo”.

D. Le raccomandazioni specifiche 2020 della Commissione europea chiedono all’Italia di ridurre la durata dei processi civili.
R. “Dall’Europa ci arriva sempre la raccomandazione di ridurre i tempi dei processi. Il fattore tempo, la durata di un processo, non solo del processo penale ma anche del processo civile. I riflessi sociali, economici, ma anche costituzionali di un ritardo del fattore tempo hanno degli effetti deflagranti sotto molteplici profili. Io l’ho sottolineato in corso di dibattito; un obiettivo primario degli interventi in materia di giustizia deve essere (un punto a cui io tengo tantissimo) quello di riportare il processo italiano ad un modello di efficienza, ad un modello di competitività, in modo da consentire una rinnovata fiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia perchè la percezione comune è abbastanza distorta. Oltre al rinnovo della fiducia dei cittadini, è importante anche la ripresa degli investimenti. Molti imprenditori non riescono a fare investimenti a causa di ritardi o impedimenti che allontanano ogni prospettiva. Non solo gli imprenditori, anche una famiglia, un singolo ha necessità di velocizzare, che non significa comprimere le garanzie, perchè questo è il bilanciamento che deve essere tenuto in debito conto. Noi vogliamo velocizzare, vogliamo semplificare, ma vogliamo sempre tenere a bada i princìpi, le garanzie del diritto, della difesa e del giusto processo e di un equlibrio nel dibattimento in un processo. Ripresa di investimento in virtù della connessione che intercorre tra la relazioni commerciali, la produttività economica e il funzionamento della giustizia. Non è un obiettivo pragmatico il riflesso di questa connessione tra giustizia ed economia, ma si coniuga con una componente valoriale dello stesso processo, con gli ideali intrinseci alla giustizia che sono finalizzati alla realizzazione di una tutela effettiva per tutti.  Tra l’altro la stessa Costituzione fa riferimento al giusto processo e all’impegno incombente sul legislatore di assicurare una ragionevole durata di ogni tipo di processo. Art. 111, Art.24, Art.113 della Costituzione. L’intervento primario deve essere in riferimento alla riforma dei processi, ma bisogna muoversi secondo un riferimento a tutte le altre direttrici che sono inscindibili che riconducono ad una dimensione extra processuale ed endoprocessuale che sono complementari tra loro. Particolare attenzione, però, rispetto ad alcune direzioni verso cui le linee programmatiche del ministro con una condivisione con noi, cioè una piena attuazione dell’ufficio del processo. Questa è una innovazione, è stata già avviata in linea sperimentale, si cercherà un’implementazione, che va rafforzare la capacità decisionale di un Giudice inserendo nello staff dello stesso degli assistenti. Il modello ipotizzato è quello dei Paesi anglosassoni, questi assistenti saranno incaricati della classificazione dei casi, della ricerca dei precedenti della giurisprudenza, dei contributi dottrinali più pertinenti, ma anche di predisporre bozze per i provvedimenti. Si tratta di potenziare le strutture di questo cosiddetto ufficio del processo, che già erano state costituite con una norma del 2012 se non ricordo male. Dunque, oltre a queste riforme così significative, bisogna individuare e mettere in rete delle best practice organizzative esistenti, perchè si possono mutuare; anche nei nostri territori noi abbiamo uffici giudiziari che portano avanti, ma singolarmente, delle modalità e dei modus operandi che, secondo me, possono essere ben rappresentati in questa fase in cui si deve velocizzare e si deve fornire un contributo utile. Sempre poi una formazione specifica per le figure apicali dei tribunali, i vertici hanno bisogno di un approccio manageriale, hanno necessità pure di competenze urbanistiche, a livello di architetti, ingegneri ed economisti. Quindi una giustizia che tende a cambiare sotto il profilo organizzativo, in quanto se si vuole cambiare la giustizia, non la si può cambiare solo con la riforma dei processi,che pure sono meritevoli e meritano attenzione, soprattutto dal punto di vista delle garanzie, ma serve lavorare su un sistema di insieme che noi in questa fase stiamo attenzionando. Abbiamo accolto grandissima disponibilità di un Ministro molto attento, una fine giurista e, sicuramente, siamo certi di poter andare avanti con forza di qui a qualche settimana”.

Il Ministro Cartabia ha mostrato di voler portare avanti un lavoro molto serio che necessita di collaborazione e competenza.
Ringrazio il sen. Urraro per la piacevole conversazione.

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Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.