Marta Cartabia e la riforma della giustizia. Il cambiamento del Governo Draghi. Intervista all’on. Carmelo Miceli, PD.

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Anna Tortora

Per la mia rubrica “IL Personaggio” sono lieta di ospitare l’on. Carmelo Miceli.
Il Governo Draghi ha, indubbiamente, fatto un cambio di rotta rispetto al Governo precedente. Vediamo come si sta lavorando sulla giustizia e su una sua possibile riforma.

NARDONE

D. La ministra Cartabia ha dato un forte segnale di discontinuità rispetto all’ex ministro Bonafede?
R. “In realtà, la discontinuità è su alcuni princìpi essenziali. Quello che a me sembra essere arrivato è il ritorno al garantismo, ad una visione, soprattutto del diritto processuale penale, costituzionalmente orientato. Parliamo di una visione che vede il carcere una extrema ratio, che vede gli imputati e gli indagati innocenti fino a sentenza definitiva, che vede i detenuti come soggetti privi della libertà personale perchè hanno commesso un reato e, quindi, sono stati giustamente privati della libertà personale ma che sono lì anche per una funzione emendativa della pena, cioè una funzione recuperativa del soggetto. Sono soggetti questi che hanno dei diritti, non soggetti per cui vale la pena gettare le chiavi, per i quali lo Stato deve farsi carico di un loro reinserimento. C’è un ritorno al concetto di giusto processo, un processo è giusto quando, già dalla fase delle indagini, tutela l’indagato. L’iscrizione al registro, è articolato perchè, ad esempio, per me che faccio il penalista, spesso mi trovo a dover spiegare ai miei assistiti che è uno strumento di tutela e di garanzia, perchè è grazie all’iscrizione che questo soggetto viene messo nelle condizioni di essere informato ed anche per la possibilità di poter interloquire. E’ l’iscrizione nel registro degli indagati che dà la possibilità di poter usufruire di tutta una serie di diritti e di prerogative.
C’è però anche un fattore negativo, la gogna mediatica che deriva dalla sottoposizione ad un processo per mancanza di rispetto di alcune prerogative che attengono anche alla questione delle intercettazioni, alla circolazione di notizie che dovrebbero rimanere, nella fase delle indagini, segrete. Tutto questo ha portato ad una sovraesposizione degli indagati al punto che già l’indagine di per sè ha costituito una vera e propria pena. E, poi, troppo spesso accade che le notizie che vengono fuori durante la fase delle indagini riempiono pagine e pagine di giornali (anche le prime pagine), poi le assoluzioni avute dagli stessi soggetti trovano spazio, dopo anni, in trafiletti piccolissimi e non servono in nessun modo a ristorare il danno all’immagine subito. Che il Ministro Cartabia abbia voluto affrontare anche di questo, è un ottimo segnale. Il suo essere stata giudice a tutela della Carta costituzionale, giudice che ha vigilato sulla retta interpretazione, sull’uniformità delle leggi, si percepisce dalle prime battute. Altra cosa importante è la sensibilità mostrata verso i praticanti avvocati, finalmente si affronta il problema, si è trovato un metodo di soluzione per far affrontare l’esame a questi ragazzi. Per carità si può anche disquisire, come cercherò di fare con il gruppo del Senato, sull’opportunità di rivedere qualcosa, intanto va riconosciuto il merito che, rispetto al passato, non si è tirata la palla in avanti fissando date e non cambiando nulla, ma si è snocciolato il problema e si è trovata una soluzione. Onore al merito e al ministro”.

D. Draghi è l’uomo giusto al posto giusto?
R. ” Assolutamente sì.  Il curriculum vitae di Mario Draghi non necessita di essere ulteriormente decantato, è una figura di qualità, di altissima qualità, che il mondo riconosce. Ed è una figura che ha accettato, altri al suo posto non lo avrebbero fatto, perchè decidere di stare nell’agone politico dopo una carriera assolutamente straordinaria, mondiale, potrebbe nuocere alla reputazione del soggetto. Quindi, da parte sua c’è stato un atto di estrema generosità, ha accolto l’invito del Presidente della Repubblica  a voler rappresentare una fase di unione, di costruzione, in un momento molto particolare. Il Presidente Mattarella, dopo aver compreso il fallimento del tentativo di esplorazione da parte del Presidente della camera, Roberto Fico, è stato molto chiaro: o elezioni imminenti o una fase di transizione. Se guardiamo con il senno del poi, ormai è passato un mese, il Presidente ha avuto più che ragione, aveva enucleato una serie di rischi concreti (varianti e terza ondata del virus) accompagnati da alcune necessità inderogabili, quella di affrontare la scadenza di un momento storico, quello del piano nazionale di resilienza. Arrivare ad un piano concreto che fosse tale da soddisfare le aspettative europee, quindi da consentire all’Italia il riconoscimento effettivo di quasi 300 miliardi che ci spetta. Tutto questo lo apprendiamo in una fase che vede in Draghi una certezza, perchè il suo piglio lo vedremo negli appuntamenti  europei a venire. Lo abbiamo visto anche con la politica interna, il suo Governo è sostenuto da tutte le forze politiche, tranne Fdl, per cui è indice di un’apertura europeista e atlantista. L’Europa dei diritti, un continente che fa della multiculturalità un punto di forza e non di debolezza. Vedere la Lega fare una svolta europeista è un segnale importante per l’Italia, perchè il primo partito d’Italia è passato dal no euro al sì Europa, dal no riforma ai trattati di Dublino ad una posizione diversa. Il vero problema è l’obbligo del migrante nel Paese di primo approdo, ma se non riformi il trattato di Dublino le cose non cambiano (detto in maniera semplice).  Ecco, le aspettative ci sono tutte (questa è una fase di terzietà perchè non è un Governo politico, noi siamo distanti anni luce dalla Lega) affinchè si metta in avanti il bene del Paese. E’ compito del PD riconoscere Draghi come il proprio Presidente in maniera forte e convinta, siamo felici di questo e dobbiamo custodirlo gelosamente aiutandolo nel suo lavoro”.

I cittadini italiani non aspettano altro: uscire da questo terribile momento per vedere ripartire il Paese.
Ringrazio l’on. Miceli per la piacevole conversazione e gli auguro un ottimo lavoro.

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Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.