Marcello Veneziani ci parla del suo nuovo libro ‘La leggenda di Fiore’

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Anna Tortora

Per la mia rubrica IL Personaggio sono lieta di ospitare Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, che ci racconta ‘La leggenda di Fiore’.
Fiore è un personaggio leggendario, viaggia nel futuro, con un caleidoscopio che è la sua sfera di cristallo, e nel passato, grazie ad un album di ricordi. Suona il salterio e naviga su un tappeto magico…

NARDONE

D. Il suo libro racconta un viaggio spirituale. Come è nato?
R. “Innanzitutto è un libro nato nella cattività, nell’anno di lockdown. Ed è, per questo, un libro che aspira a grandi spazi, grandi cammini, nel momento in cui non si può viaggiare e non si possono avere esperienze ulteriori. Nasce dal desiderio di uscire da questa realtà, dalla prigionia del presente, ma al tempo stesso, per cercare un approdo diverso rispetto a quello dei saggi di filosofia. E’ un modo per incontrare direttamente la vita e l’anima delle persone, a prescindere dalla mediazione di lettura, di cultura, ecc; quindi tutto quello che io scrivo e che allude ad autori ed esperienze di pensiero è messo un po’ nascosto, sotto traccia, perché quel che conta è l’esperienza diretta. L’ho scritto, dunque, in uno stato di beatitudine e il tentativo è di vedere una vita spirituale come gioia e non soltanto come afflizione, rinunce, sacrificio”.

D. Lei dice “Ho conosciuto Fiore, mi apparve come Zarathustra, Siddharta o San Francesco”.
R. “Conosciuto metaforicamente. L’ho incontrato una sera, è stata una visione di primavera dell’anno scorso. Mi è balenata nella mente questa figura, questo personaggio, che ho subito voluto chiamare Fiore: prima ancora del libro c’era già il titolo ‘La leggenda di Fiore’. Una delle prime cose che ho immaginato è di farlo nascere e morire lo stesso giorno, il 31 Dicembre, poi per curiosità sono andato a vedere quando è San Fiore: ecco è il 31 Dicembre, nascosto da San Silvestro. Questa cosa mi ha ulteriormente spinto a scrivere questo libro perché, quando avvengono certe coincidenze, vuol dire che ci sono dei segnali per cui bisogna andare avanti. Quindi, l’ho concepito in questo modo”.

D. La svolta di Fiore arriva con un contagio…e gli scenari magici continuano.
R. “Ovviamente è un libro che esula completamente dal tempo e dal luogo, quindi non fa dei riferimenti diretti al nostro tempo, però, inevitabilmente, ci sono alcune pagine allusive e alcune esperienze di vita presente. Il contagio è un’allusione all’epoca del contagio che stiamo vivendo, così come in altro luogo l’incontro con il papa ha quel tipo di valenza. Diciamo che il contagio è la metafora di un cambiamento ed è anche il modo per meglio fissare l’espressione spirituale. Ho voluto chiamare quest’opera un romanzo spirituale, perché spirito viene proprio da respirare e, quindi, c’è un nesso tra un’epoca che vive la minaccia di una respirazione affannosa o, addirittura, della morte per il respiro mozzato,e dall’altra parte la necessità di intraprendere una via spirituale per non soffocare, per non morire attraverso questa apnea dello spirito che diventa apnea reale. In questo senso ho voluto farne una metafora, nella convinzione che ogni cammino spirituale iniziatico ha, comunque, un momento di verità in cui viene coinvolto anche il corpo, l’organismo di una persona. Ho voluto legarla a questa esperienza che è una esperienza drammaticamente presente nel nostro tempo”.

D. Vediamo Fiore sgranare il rosario. Perché questo richiamo al rosario?
R. “Credo che il rosario abbia un significato simbolico fortissimo. In modi diversi è ricorrente in molte esperienze religiose, non solo in quella cristiana; è un modo per sgranare le tappe della vita al di là di quello che ci impone il tempo. Sono i grani che noi riusciamo a toccare e a contemplare, attraverso il rosario c’è la preghiera, la contemplazione, che Fiore pratica perché la ritiene un esercizio spirituale di prima grandezza indipendentemente dalla credenza, dalla fede, dall’osservanza. Quindi, il rosario ha un aspetto importante, accompagna Fiore ed ha un significato particolare perché nel libro c’è l’incontro con una figura storica e mitica allo stesso tempo, Gioacchino da Fiore.
Gioacchino da Fiore, tra l’altro, aveva usato il rosario florense che appunto userà nel suo ordine religioso. Un modo, dunque, per annodarsi alla sua esperienza che è uno dei riferimenti molto presenti in questo libro. Il rosario non è soltanto un fatto marginale o un fatto che ‘colora’ un po’ il personaggio; è qualcosa che appartiene alla sua esperienza spirituale, fa parte del suo modo di rapportarsi all’esperienza dello spirito”.

Mettiamoci in cammino con Fiore, meditiamo con lui e accarezziamo lo spirito, affinché si possa rinascere da questo terribile momento.
Ringrazio Marcello Veneziani per la sua illustre presenza.

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Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.