M5S, Conte: storicamente deboli a Regionali, ma referendum consola

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“Io sono contento della mia squadra di governo, è una squadra coesa in cui tutti i ministri, in una condizione emergenziale, hanno lavorato con grande impegno. Sono soddisfatto della coesione e dell’impegno dei ministri. Il Pd non pone il tema del rimpasto ma di rilancio dell’azione, su questo ci ritroviamo assolutamente. Non avverto assolutamente l’esigenza di un rimpasto”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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Recovery Fund: ci sarà occasione di incontro con opposizione
Sul Recovery Fund “ci saranno grandi occasioni di confrontarsi con tutti i rappresentanti dell’opposizione”, ha inoltre detto il presidente del Consiglio parlando con i giornalisti. Dunque chiamerà Salvini che attende una telefonata? “Assolutamente”, ha risposto.

M5S, Conte: storicamente deboli a Regionali, ma referendum consola
Infine sulle elezioni, il presidente del Consiglio ha dichiarato: “Ormai da tempo lavoro con gli amici del M5S: non credo si aspettassero brillanti risultati alle Regionali, storicamente non è così. Adesso sono in una fase di transizione, continueranno ad evolversi, fino a rilanciare la loro azione politica. Ma ora hanno di che consolarsi, perché sono stati promotori della consultazione referendaria”. Così il premier Giuseppe Conte, parlando alla stampa dopo le premiazioni del Welfare Index PMI a Roma.

Sì alle modifiche dei decreti sicurezza, “ni” al Mes, no al rimpasto. Nel day after del voto su Regionali e referendum a parlare è Giuseppe Conte. E il premier appare subito consapevole del fatto che il voto è una medaglia a due facce: da un lato lo rafforza, dal’altro gli affida la non facile mission di districarsi tra il pressing del Pd e un M5S ai limiti dell’implosione. “Non ero in bilico ieri, non sono inamovibile oggi”, predica calma il presidente del Consiglio. Rinviando, ancora una volta, il “nodo dei nodi”: il Mes. “Il sì o il no al fondo è una questione pregiudiziale su cui non mi pronuncio. Se e quando si porrà il problema lo affronteremo con il Parlamento in trasparenza”, spiega il capo del governo. Le sue parole arrivano in un pomeriggio in cui, in una manciata di minuti, si alternano le dichiarazioni alla stampa di Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti, Alessandro Di Battista e Roberto Fico. Del resto, se l’esito dell’Election Day ha scongiurato l’ipotesi della spallata del centrodestra non ha, di certo, rassenerato il cielo sopra Palazzo Chigi. Il Pd ora vuole dettare la linea. Iv non si tirerà certo indietro. E il M5S, alle prese con la tempestosa preparazione del congresso, corre sul filo della scissione. “Gli amici del M5S non credo che si aspettassero brillanti risultati alle Regionali ma hanno motivo di che consolarsi con il referendum”, è la carezza che, non a caso, Conte affida ai pentastellati. Poco prima del premier a parlare è Zingaretti. “Al primo Cdm utile sui dl sicurezza si può procedere, nel governo va aperta una fase nuova”, è la linea del segretario Pd. Che ricorda come, dopo le Regionali, le forze del governo siano al 48,7% e quelle del centrodestra al 46,5%.

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