Luxuria: “L’omosessualità di Garko? Un segreto di Pulcinella, anch’io sapevo”

Condividi

L’ex parlamentare analizza il caso di Gabriel Garko: “Dicono che c’ha marciato. Ed è vero, ma la libertà non ha prezzo: una vita basata su una maschera non è una vita felice. Puoi avere tutti i soldi che vuoi, ma se non hai possibilità di esprimerti per ciò che sei non potrai mai essere sereno. Perché significa nasconderti, organizzare finte paparazzate con sconosciute, fingere che qualcuno sia «solo un amico» e non potergli tenere la mano in pubblico. In cambio della finzione c’è la possibilità di finire sul rotocalco: non a caso oggi Adua Del Vesco è al Gf Vip proprio in virtù dell’essere un’ex di Garko. Ma Gabriel oggi, e finalmente, è un uomo libero. Lui ha parlato di segreto di Pulcinella perché in tanti sapevano, anche io”.

NARDONE

“Il sistema esiste anche nel calcio”

E a proposito del sistema che scoraggerebbe il coming out dice: “Parlando in generale, conosco le pressioni degli agenti di spettacolo, di chi pensa che se un attore si dichiara gay poi non viene chiamato a fare film e fiction. Lo stesso avviene nel calcio: presidenti e allenatori temono striscioni omofobi e cori dei tifosi avversari. Gli ultras se la prendono col colore della pelle, figuriamoci se non farebbero lo stesso per l’orientamento sessuale: insulterebbero in maniera vistosa. Ma se non si squarcia il velo dell’ipocrisia non andiamo avanti: ben venga un coming out di un calciatore e ben venga una ribellione davanti alle prime reazioni scomposte”.

“Nel caso del calcio, è un sistema che comprende procacciatori, allenatori e presidenti, appunto – aggiunge – E poi c’è la preoccupazione degli sponsor. C’è l’idea che un calciatore gay potrebbe avere qualche sponsor in meno. Alla gente dovrebbe interessare solo un piede che dà un calcio al pallone e fa gol, invece è tutto basato sul guadagno, sul bieco denaro. Ma nei fatti chi paga sono questi personaggi costretti a tenere una maschera”.

“Conosco tanti politici gay che non si dichiarano”

La conversazione si sposta sulla politica: “Conosco personalmente tanti politici gay che non si dichiarano. Quando misi piede per la prima volta in parlamento non sa in quanti si venivano a raccomandare: ‘non dire a nessuno che mi hai visto là’. Io ho sempre lottato per il coming out, ma non ho mai usato l’outing come strumento di vendetta, anche se spesso costoro sono proprio quelli che fanno della famiglia la loro bandiera. C’è un’ipocrisia dilagante, soprattutto se fai parte di un partito più conservatore”.

“Costanzo fu il primo ad invitare me ed Eva Robin’s in tv”

Luxuria ne approfitta per ringraziare “un eterosessuale incallitissimo come Maurizio Costanzo”. “E’ stato il primo ad invitare nelle trasmissioni persone trans come me ed Eva Robin’s, e a parlare di omosessualità – spiega – Ma fino a qualche tempo fa era un tabù: non dimentichiamo le telecamere che indugiavano sull’anello di Umberto Bindi vestito di pelliccia di foca sul palco del Festival di Sanremo: fu bistrattato, morì solo allo Spallanzani di Roma”.

“Maschi educati a non capire che due donne possono amarsi senza il bisogno di un uomo”

Vlady rileva come per le donne sia ancora più difficile dichiararsi: “Mi vengono in mente solo Eva Grimaldi e Rosalinda Celentano. Ed è strano che esistano da una parte donne che si fingono lesbiche e dall’altra lesbiche che si fingono etero. Diciamoci la verità: se da una parte i maschietti sono più propensi a perdonare un bacio tra due donne perché rientra nel loro immaginario erotico, dall’altra lo considerano una provocazione, quasi un invito a partecipare, perché magari sono stati educati dai film porno a non capire che due donne possono amarsi senza il bisogno di un uomo”.

“Ognuno deve decidere quando, come e se dichiararsi”

Infine, prendendo ad esempio il caso di Massimiliano Morra e l’outing per bocca di Adua Del Vesco (l’attore nega di essere omosessuale, ndr.), Luxuria si dichiara contraria. “Io stessa a volte sono tentata di fare outing per qualcuno, ma mi mordo sempre la lingua ed è giusto così – sentenzia – Ognuno deve decidere quando, come e se dichiararsi, perché questo ha implicazioni nelle sue relazioni sociali. Il coming out non deve essere una violenza ma un esempio che porti tutti a vivere liberamente la propria sessualità”.

loading...

Redazione

Redazione

I nostri interlocutori sono i giovani, la nostra mission è valorizzarne la motivazione e la competenza per creare e dare vita ad un nuovo modo di “pensare” il giornalismo. [email protected]