Luca Palamara, Sgarbi e il sistema

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di Anna Tortora 

 

Luca Palamara, ormai noto magistrato, si difende dalle accuse che gli sono rivolte, affermando: ” Non faccio il capro espiatorio, era il sistema”.

Il sistema, come poi i cittadini sgomenti avrebbero appreso dai media, è misteriosamente articolato.
Sicuramente Cossiga ci avrebbe chiarito il concetto e, lasciando i suoi già noti giudizi su Palamara, andiamo su ciò che disse sulla magistratura “I magistrati fanno bene quando da pubblici ministeri fanno bene  fanno i pubblici ministeri e non i poliziotti  o i giudici; quando da giudici fanno i giudici e non i pubblici ministeri, quando rimangono indipendenti ed evitano anche di non apparirlo; quando rispettano gli altri poteri dello Stato e non cercano vie pseuodogiudiziarie a discutibili riforme politiche…”

Quanto aveva ragione!

Ma i giudici sono esseri umani e gli esseri umani sono imperfetti.
L’applicazione seria ai propri doveri, le prestazioni di qualità, l’atteggiamento leale, sono caratteristiche tanto encomiabili quanto irrilevanti (?)

L’on. Vittorio Sgarbi ha chiesto di aprire un’inchiesta, ma poi è sfociato tutto in caciara.
Semmai noi cittadini, imperfetti esseri umani come i giudici, volessimo dei chiarimenti, non potremmo averli perché Sgarbi è “pazzo”? O perché Palamara non parlerà?

Ma per l.on. Bartolozzi l’affiliazione perenne di tutta la magistratura a “Cosa nostra” (come Sgarbi ha detto in aula) pareva troppo. Ne siamo certi anche noi, forse lo è anche Sgarbi che, di sicuro, non intendeva tutta la magistratura; intanto ci avete lasciati pieni di dubbi. Più di prima.

No, non siamo animati da preconcetta ostilità, né propensi ad enfatizzare ciò che potesse danneggiare la magistratura.
Molta gente non crede più nella politica. E sulla magistratura nutre dei forti dubbi. Ha perso quasi il senso dello Stato e delle istituzioni, vive una socialità limitata alla denuncia delle situazioni di ingiustizia.
Il processo è grave e sarebbe da sostenere se esso colpisse soltanto la partitocrazia e non comportasse, invece, la caduta del sistema, per il venir meno di uno o più “poli” dererminativi del sistema stesso.
Si parla da anni di magistratura politicizzata. Di magistratura corrotta, non tutta ci ricorda la Bartolozzi. È il “non tutta” che dovrebbe fare la differenza, ma crea anche confusione.
Fino a poco tempo fa si parlava di “politica malata” e il nome della malattia era la partitocrazia: rinnoviamo i partiti e guarirà la politica. Questo discorso non basta più, perché si è evidenziato con la chiarezza delle chat tra magistrati (Palamara indiscusso protagonista) e le indagini giudiziarie, vecchie e nuove, che i partiti sono solo l’anello debole.
Il problema non è la magistratura o i partiti: il problema è il “regime”.
Un ragime significa una composizione in un certo modo delle varie realtà, dei vari processi, dei vari soggetti presenti nel sistema.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.