L’ONU sospende la Russia, la Cina vota contro. Cittadini italiani scrivono messagi di affetto all’ambasciata russa

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anna tortora
Anna Tortora

L’Onu sospende la Russia dal consiglio dei diritti umani.
93 voti favorevoli, 24 contrari (tra cui la Cina, Iran, Bielorussia, Corea del Nord), 58 astensioni (tra cui India, Iraq, Brasile, Arabia Saudita).
La situazione non è affatto chiara. Gli aspetti geopolitici saranno diversi e non è detto che saranno negativi.
“La Cina adotterà forti misure nel caso in cui Nancy Pelosi visitasse la regione di Taiwan, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, ribadendo che la Cina si oppone fermamente a tutte le forme di colloquio ufficiale tra Stati Uniti e Taiwan.
Gli Stati Uniti, ha affermato il portavoce, dovrebbe attenersi rigorosamente al principio di una sola Cina.”
Ambasciata della Repubblica popolare Cinese in Italia

E dall’ambasciata della federazione Russa in Italia arriva questo lungo post sul proprio sito ufficiale con la traduzione di alcuni passaggi del briefing della Portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa Maria Zakharova
“Della reazione degli italiani all’operazione speciale russa in Ucraina
Non dappertutto, non ovunque e non completamente russofobia ha potuto invadere il mondo. Gli esempi sono numerosi. Ne citerò uno.
Dopo che sono entrati in azione gli «ingranaggi» della campagna russofobica ed è stato dichiarato il rifiuto di tutto ciò che è russo, tramite la nostra ambasciata riceviamo un’enorme quantità di lettere di sostegno e di telefonate.
I cittadini italiani esprimono solidarietà al nostro paese e al nostro popolo. Un’altra raccolta di simili appelli è giunta anche dal Consolato generale della Russia a Milano. Si tratta di centinaia di lettere indirizzate al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin provenienti da semplici cittadini italiani: giornalisti indipendenti, giuristi di diritto internazionale, rappresentanti del mondo accademico, imprenditori, esponenti del mondo della cultura e del sociale.
Tali messaggi contengono non solo genuine emozioni ma anche un’analisi profonda di quanto sta avvenendo che non viene mostrato da coloro che sarebbero tenuti a farlo: l’establishment politico.
Citerò solo alcuni questi messaggi: «non tutti gli italiani sono puppazi degli americani», «ho sempre considerato quello russo un popolo fratello, proprio questo popolo mi ha restituito nel 1945 mio padre, militare italiano fatto prigioniero». Tanto più che l’Italia era dall’altra parte, «Esprimo solidarietà al popolo russo e ai suoi vertici e la mia contrarietà a questa vergognosa campagna russofobica», «farò ogni possibile sforzo per dimostrare che solo sanzioni contro l’Ucraina, in mano nazista, avrebbero fondamento», « ll governo criminale dell’Ucraina è responsabile delle inevitabili vittime tra la popolazione civile», «la propaganda di odio, fomentata dai mass media italiani, offende il mio paese e denigra la grande civiltà russa», «prendo le distanze dalle misure politiche ed economiche del governo italiano, lavorerò anche in futuro con gli ospiti russi», «continueremo a sviluppare progetti che testimoniano della grandezza della cultura russa».
Le sanzioni sono la chiave per comprendere l’intera situazione. Perché il 24 febbraio è stato dichiarato che tutte le altre opzioni erano esaurite? Vediamo oggi come l’Occidente «collettivo» con «l’arrangiamento» degli USA non solo adotta, ma addirittura inventa sanzioni più sofisticate: personali elenchi, divieti, minacce, assedi economici, espropri, sequestri, rapine, blocchi, congelamenti. Si usa qualsiasi cosa. Sanno e possono farlo. Non serve molto per bloccare un conto corrente, entrare illegalmente nella proprietà di qualcuno, addirittura dei cittadini dello stato dove questo avviene, tanto più che sono anche cittadini russi oppure hanno legami o affari con il nostro paese. I paesi occidentali non si fermano davanti a nessun tipo di restrizione pur di raggiungere il loro obiettivo politico.
Perché in otto anni non è stata applicata neanche una miliardesima parte di tutto questo al regime ucraino al fine di spingerlo ad applicare gli accordi di Minsk che sono stati firmati anche dal presidente ucraino? Si poteva fare. Bastava non mandargli una volta i soldi che non gli sono dovuti e che costituiscono uno stimolo dello sviluppo del regime kieviano. I soldi venivano mandati semplicemente così ed evaporavano. Si poteva una volta dire che i soldi sarebbero stati inviati in tranche miliardarie solo nella misura in cui fosse stato implementato un punto dell’accordo e avviata l’attuazione del successivo. Conosciamo bene i rappresentanti del regime kieviano del XXI secolo. Persone disposte a strangolarsi per un centesimo e a strangolare chiunque. Avrebbero attuato interamente gli accordi di Minsk. Avrebbero fatto qualsiasi cosa per rivedere i soldi sui propri conti bancari. Propri conti, non conti dello stato, ma conti bancari personali dove li hanno fatto affluire. No, nei confronti del regime di Kiev non è stato fatto nulla di quello che è stato fatto per altri paesi.
Il regime di Kiev ha commosso moltissimi crimini: omicidi, violenze, rapimenti, chiusura di canali televisivi, intimidazione di giornalisti. Di fatto il genocidio delle persone che risiedevano in un determinato territorio. Che cosa ha impedito alla illuminata Bruxelles, a Parigi, Roma, Londra per il momento neanche la citiamo, la cosa è già chiara, Madrid, Lisbona, Berlino, che cosa ha impedito a tutti loro di sospendere almeno una volta i pagamenti non dovuti – i bonus a Kiev, legandoli all’attuazione degli accordi di Minsk. Ora non ci sarebbe quello che c’è. La situazione politica interna dell’Ucraina sarebbe stata risolta da un pezzo, due regioni avrebbero avuto le relative garanzie legislative, la lingua (addirittura nella propria parte), opportunità economiche e assistenza sociale. Oggi le cose sarebbero già sistemate. Ma non lo hanno fatto. Hanno solo pagato a Kiev proprio l’inosservanza degli accordi di Minsk.
Ritorno alla reazione dei cittadini italiani. Questi non sono messaggi anonimi, ognuno ha la firma di persone specifiche che non hanno paura, ne parlano direttamente e capiscono cosa sta accadendo.
Ci sono molte di queste lettere. Per esempio, soltanto in un giorno il 25 marzo u.s. l’Ambasciata russa in Italia ha ricevuto quasi 2 mila appelli. Non messaggi di carattere aggressivo, come vediamo da coloro che sostengono neonazisti sul territorio dell’Ucraina, ma normali parole umane di sostegno e comprensione. Forse, non di supporto, ma di comprensione dell’origine dell’intera crisi. Essi sono apertamente in disaccordo con la politica perseguita dalla leadership italiana, che non è nell’interesse del popolo italiano, esprimono gli auguri di una rapida vittoria della Russia, gratitudine per l’aiuto nella lotta contro la pandemia nel quadro della missione umanitaria russa nel Bel Paese. Il messaggio più comune – «questo governo non mi rappresenta, non agisce per mio conto». L’hashtag «notinmyname» sta diventando sempre più popolare nel segmento italiano di Internet. Unisce tutte queste persone e quello che pensano.
Vorrei ricordare anche al governo italiano, che parla così spesso della Russia. L’anno 2020. La pandemia. L’Italia è stata la prima vittima europea di una nuova malattia inesplorata, per la quale non esistevano farmaci o vaccini. Vi siete dimenticati del tentativo di «cancellare» voi, di «cancellare» l’Italia? Vi siete dimenticati. Lasciate che io ve lo ricordi. Avete fatto girare un video meraviglioso, i vostri creativi, esponenti pubblici hanno realizzato un fantastico cortometraggio di pochi minuti su ciò che l’Italia è. Che l’Italia è un paese che ha regalato al mondo compositori, artisti, architetti, stilisti, designer straordinari. E vi siete rivolti ai popoli d’Europa e del mondo con il quesito, come sarebbe stato possibile dimenticare e abolire la cultura italiana, l’Italia e il popolo italiano? Non l’avete vissuto? Non avete provato dolore allora? Non vi è stato fatto nulla di quello che stanno tentando di fare alle persone che hanno sofferto per otto anni e che ora sono state crocifisse due volte. Vi ricordate il 2020? Vi ricordate chi vi aveva aiutato allora? Ricordate chi è sceso in trincea per difendervi? Si, è stata la Russia. Sono state le forze armate russe. State chiedendo — come mai lo avevate fatto? Come paese, avremmo dovuto accumulare forze. Per noi stessi. Ma abbiamo condiviso con voi gli aiuti, le conoscenze, le abilità, le possibilità e l’amore. Li abbiamo condivisi con voi e adesso voi, non rappresentando il vero popolo d’Italia (perché è così che scrivono di voi) avete lanciato la campagna anti-russa, mettendosi a capo della comunità europea. Non state cancellando noi, state cancellando voi stessi.
Il commento postato sulle pagine ufficiali dell’Ambasciata di Russia in Italia sulle piattaforme Facebook, Twitter e Telegram per ringraziare i cittadini italiani che avevano indirizzato parole di sostegno al nostro paese ha suscitato una reazione positiva senza precedenti, con centinaia di migliaia di visualizzazioni, decine di migliaia di «like» e migliaia di «share». So, che non durerà a lungo. So che i social network americani elimineranno tutto, lo cancelleranno, lo rimuoveranno come se non fosse mai successo. Ma è successo e succederà.
Vediamo e apprezziamo molto che il popolo italiano non si lascia ingannare da embedded mass media anche nei periodi più difficili, nei periodi dei cambiamenti globali, e si adopera per conservare gli stretti legami con la Russia, la sua storia e la sua cultura. Sono indicativi i risultati del sondaggio d’opinione della RAI: il 55% degli italiani sono contrari all’invio delle armi letali al regime di Kiev, il 69% ritiene che bisogna dialogare con la Russia. Sarebbe bello, se in Italia e in altri paesi dell’Unione Europea dessero ascolto a tali opinioni e rispettassero la volontà dei propri popoli”.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.