Leonardo Sciascia e la ‘profezia’ sui 5 stelle

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Anna Tortora
Anna Tortora

Se c’è una cosa che non mi appartiene e non mi apparterrà mai è l’omologazione mentale e comportamentale di massa. Posso essere tutto, nel bene e nel male, ma rifuggo quelle casistiche cui si rifugiano i mediocri. E, a quanto pare e per fortuna, non sono sola.
Galli della Loggia “Il Presidente della Repubblica non doveva dare l’incarico a uno sconosciuto senza identità politica”.

NARDONE

“Direi che il dato più probante e preoccupante della corruzione italiana non tanto risieda nel fatto che si rubi nella cosa pubblica, quanto nel fatto che si rubi senza l’intelligenza del fare e che persone di assoluta mediocrità si trovino al vertice di pubbliche e private imprese. In queste persone la mediocrità si accompagna ad un elemento maniacale di follia che, nel favore della fortuna, non appare se non per qualche innocuo segno, ma che alla prima difficoltà comincia a manifestarsi e a crescere fino a travolgerli.

Si può dire di loro quel che D’Annunzio diceva di Marinetti: che sono dei cretini con qualche lampo di imbecillità: solo nel contesto in cui agiscono l’imbecillità appare – e in un certo senso e fino a un certo punto è – fantasia.

In una società ben ordinata, non sarebbero andati molto al di là della qualifica di impiegati di ordine; in una società in fermento, in trasformazione, sarebbero stati subito emarginati  – non resistendo alla competizione con gli intelligenti – come poveri cavalieri d’industria, in una società non società arrivano ai vertici e ci stanno fin tanto che il contesto stesso che li ha prodotti non li ringoia”.
Leonardo Sciascia, Il Globo, 24 Luglio 1982

Mi comprenderete, quindi, se dichiarerò che – a prescindere dagli altri partiti, la cui capacità era ed è esercitata in misura alla loro forza – una differenza è riscontrabile nei comportamenti dei 5 stelle. Per quanto mi è dato conoscere, vuoi dai mezzi di informazione, vuoi dai canali informali, direi che tra i grillini i casi di impreparazione e di ignoranza siano senza paragoni e comunque di gran lunga superiori rispetto a quelli registrati presso gli altri partiti.

“Ma ciò che è davvero mostruoso è l’incapacità del Governo Conte di usare i soldi per far crescere l’Italia ossia quel sistema – Paese che, lo si voglia o no, passa attraverso il rapporto virtuoso tra Nord e Sud. I tanti miliardi dovrebbero essere utilizzati per rimettere in sesto le infrastrutture del Sud e ridare fiato al mercato del lavoro meridionale in modo tale da creare un nuovo mercato interno nazionale con cui l’economia del Nord, per tradizione più moderna e produttiva, ne trarrebbe giovamento rimettendo in moto tutta l’economia nazionale.
Purtroppo il Governo Conte ha evidenti limiti e caratteri ideologici. La sua preoccupazione non è la crescita bensì la decrescita con la quale intende imporre un modello di sottosviluppo il cui cuore è il controllo sociale tramite la presenza esagerata dello Stato nella vita della società, delle imprese, delle famiglie”.
Giancristiano Desiderio

Inoltre, esiste una convenienza tattica per Di Maio ad enfatizzare gli elementi distintivi della sua posizione nell’ambito della maggioranza. Il risultato del referendum mostrerà che la protesta che egli ha canalizzato fino a questo punto sarà riassorbita dal suo maggiore alleato (PD).
Questo è il periodo più critico, perché è stato svelato che la politica, il mondo in cui credevamo prima non ci sono più, ma non abbiamo ancora una vera politica; siamo come su una barca che deve ricostruirsi mentre è in mare e sta comunque navigando.

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Redazione

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