Legge elettorale: il maggioritario chi lo vuole più?

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Anna Tortora

Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, i nostri politici parlano di legge elettorale. Un calcolo sapiente di chi la propone, che ha intuito che ci saremmo trovati di fronte a trasformazioni di una certa rilevanza.

“Siamo nipoti del proporzionale, ma figli del maggioritario e il criterio che ci guida deve essere la governabilità. Dobbiamo stare attenti ad affidarci solo alla legge elettorale per creare nuovi soggetti politici: una forza politica di centro è necessaria ma non può nascere dal Palazzo.
Serve un rinato rapporto con la società civile e un chiaro riferimento al Partito Popolare Europeo.”
Maurizio Lupi, Noi con l’Italia

“La legge elettorale? Non è una priorità”
Ettore Rosato, Italia Viva

“Lasciamo la discussione sulla legge elettorale al Pd. La Lega non ha intenzione di impegnare per mesi il Parlamento su questioni non prioritarie: il segretario Matteo Salvini oggi ha visto il ministro Daniele Franco per discutere di caro energia, e presto parlerà con il Presidente Mario Draghi. I temi urgenti su cui la Lega vuole moltiplicare gli sforzi sono economia, lavoro, energia.”
Giorgia Andreuzza, Lega

“In tempo di crisi economica e sanitaria la modifica della legge elettorale non è una priorità.
Prendiamo atto che il Pd e non solo il Pd, alla vigilia di ogni elezione tenta di modificarla con la speranza di poter restare al governo a discapito della volontà degli italiani.
Fratelli d’Italia rimane favorevole al maggioritario e assolutamente contraria al sistema proporzionale che favorisce gli intrighi di Palazzo.”
Paolo Trancassini, Fratelli d’Italia

“Soprattutto ora, dopo la riforma costituzionale che taglia di un terzo la rappresentanza parlamentare, solo una legge elettorale proporzionale permette che si formi un Parlamento davvero rappresentativo, in grado di riflettere e dare voce all’intera realtà del Paese. L’iter era già stato avviato subito dopo l’approvazione della riforma. E’ ora indispensabile riprenderlo e arrivare rapidamente alla modifica della legge elettorale. Naturalmente una legge elettorale non può risolvere di per sé la crisi che attanaglia oggi i partiti politici. Una legge proporzionale può però contribuire a fare chiarezza, perché permette ai partiti di presentarsi agli elettori con una fisionomia e un’identità molto più chiare e definite. Già questo sarebbe un passo avanti rilevante.”
Loredana De Pretis, Indipendente

Ma è possibile fare un proporzionale ora, proprio con i numeri che ci sono dal taglio dei parlamentari?
“Se Mattarella è persona nobile, integra, devota alla democrazia e non agli interessi di parte, perché avete ripudiato la sua legge elettorale (Mattarellum) che coniugava governabilità e rappresentanza? Oggi eroe dei due mondi ma ieri sepolcro imbiancato? Ipocrisia portami via.”
Antonello Caporale, giornalista

La trasformazione della politica italiana si compone di questi vari elementi combinati tra loro. Questi sono i primi segni del fatto che stiamo andando verso una nuova Repubblica.
Al contrario di quanto molti avevano sperato, la riduzione dei parlamentari non ha portato, almeno in prima battuta, a stabilire un rapporto più diretto, ed un più efficace controllo sulla qualità degli eletti da parte degli elettori.
Di fronte a questa nuova situazione sorgono dei problemi e dei rischi che devono essere analizzati con attenzione, ma senza ansie eccessive.
A tal proposito, voglio riportare parte di un mio articolo di qualche tempo fa…
‘Il nostro sistema dei partiti è stato segnato già in maniera decisiva: dalla grande contrapposizione ideologica della guerra fredda e da una Legge proporzionale che “fotografava” le varie forze in campo.
Non esistono leggi elettorali valide di per sé, che sono valide indipendentemente dal tempo e dal luogo: dipende dalla situazione sociale che si ha di fronte.
In sintesi esistono due modelli: quando noi abbiamo una situazione sociale e politica, fortemente polarizzata, con scontri quasi da tribù, che si sentono nemiche, si adottano i sistemi di tipo proporzionalistico; non si consente a nessuno di poter governare fino in fondo. Questo dal ’48 in poi.
Ma gli esperti ci dicono anche che quando non c’è un clima da guerra civile, quando chiunque va al Governo con idee diverse dagli altri, allora si adottano modelli opposti in cui chi vince, vince fino in fondo e governa per tutto il periodo. Alla fine il popolo sovrano può capire chi ha governato, chi si è opposto e decide di promuoverlo o cacciarlo. O si vince tutto o si perde tutto. Il modello più classico è quello della democrazia anglosassone: maggioritario.’
Sarà questo il motivo per cui non si vuole più il maggioritario?
Non azzardo a dirlo, ma proprio perché la cultura politica degli Italiani è già fortemente disancorata dalle tradizionali identificazioni ideologiche, il venir meno della fortissima novità prodotta dal senso di indignazione combinata con una imprecisa speranza di rigenerazione, hanno reso mobile il voto degli elettori.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.