‘La sala d’attesa’, al Teatro Italia di Acerra lo spaccato intenso degli effetti della violenza sulle donne

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Acerra, 26 nov. – Una serata ed un atto unico per ricordare agli spettatori il dramma della violenza sulle donne. La produzione del Teatro Italia di Acerra investe ancora una volta sulle tematiche sociali e dopo il tema dell’usura affronta quello del contrasto alla violenza di genere con lo spettacolo ‘La sala di attesa’, andato in scena il 25 novembre.

In un limbo metaforico che aspetta solo la presa di consapevolezza per poter dare libertà alle sue ospiti, quattro donne si trovano catapultate, ignare di essere tra la vita e la morte a causa della violenza subita dai propri compagni di vita, in una sala da attesa in cui imparano a conoscersi e a guidarsi l’una con l’altra verso l’agnizione.

Non ricordano perchè si trovino in quel luogo e credono di essere in una sala ambulatoriale medica, in cerca di un appuntamento dal dottore. Una sola tra loro ha la reale percezione di dove ci si trovi (nel limbo tra la vita e la morte) e cerca provocatoriamente di indirizzare le altre compagne alla scoperta reale del motivo per cui siano capitate in un luogo con un divano, riviste vecchie e sempre uguali, senza tempo, con due porte (una a destra e l’altra a sinistra), che corrispondono al ritorno in vita ed al passaggio definitivo nell’aldilà.

Aprendosi tra loro palesano come sia difficile vivere la vita per una donna: un pensiero, una parola, una decisone, pesano come un macigno. Così si scoprono le loro storie messe sotto la lente di ingrandimento della valida regia di Paola Guariello. Teresa Zito, Patrizia Libretti, Agnese Crispino e Rossella Russo interpretano rispettivamente una moglie sposata da anni con un uomo apparentemente distinto ma feroce tra le mura domestiche, tanto da prenderla continuamente a botte; una donna che vede abusata la figlia sotto i propri occhi senza reagire per anni; un’altra moglie che vive in ostaggio del marito e ha scoperto di avere un tumore; una giovane compagna che si trova in attesa di una bambina, persa dopo le percosse e finita per questo in coma.

Nessuna di loro ricorderà il proprio nome fino a quando, dopo essersi raccontate alle altre ed aver scoperto  di essere vittime e non carnefici, ritorneranno a riappropriarsi della propria identità scegliendo finalmente di oltrepassare la porta del ritorno alla vita e della morte.

Sarà questa la loro liberazione, eccetto che per donna-omertà, che dopo aver ascoltato le vicende delle compagne in sala di attesa, non vorrà ammettere a se stessa di essere dipendente da un amore malato e per questo resterà sola in sala, aspettando altre vittime di violenza, che per fortuna non arriveranno più sulla scena grazie alla sensibilizzazione operata nella società da persone che parlano del problema ed assistono chi ne ha bisogno.

Commovente, realistico, lo spettacolo entra come una lama nella coscienza e lascia sentire lo spettatore, sia esso uomo o donna, vittima in cerca di riscatto e dignità.

Il teatro attua così la sua catarsi sperando di sensibilizzare il grande pubblico su un tema di cui si vorrebbe non parlare più perché culturalmente decimato.

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.