‘La Reliquia di Santa Giacinta’, il Teatro Italia di Acerra inaugura la sua programmazione con una Compagnia stabile nel segno della risata

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Doppia stagione di appuntamenti in calendario con il Teatro Italia di Acerra, che apre la sua programmazione nel segno della risata e della novità.

Il battesimo teatrale avviene con ‘La reliquia di Santa Giacinta”, commedia in due atti, scritta e diretta da Luciano Medusa. Con essa esordisce anche la Compagnia Stabile del Teatro Italia, STI, formatasi quest’anno dopo accurato casting ed in odore di palcoscenico, con ben quattro spettacoli che li vedrà protagonisti di stagione.

Il numeroso pubblico accorso in sala per la prima del 14 ottobre, applaude dunque la vicenda ambientata in una sacrestia della Parrocchia di Santa Giacinta. Qui si consumano equivoci, camuffamenti, azzuffe, tra spirito bigotto ed elementi di disturbo che intendono apportare novità in paese.

Ancora una volta sacro e profano giungono a singolar tenzone attraverso le vicende di  don Peppino ‘o miezzo prevete, Juta, don Armando, Tore ‘o guappo, Zi’ Teresa e Zi’ Carmela, interpretati dalla compagnia composta da Lello Nicotera, Luisa Solombrino, Pierluigi Paparo, Diego Menna, Vittoria Pelliccia, Carmela Falciola, con la gentile partecipazione di Ottavio Buonomo.

L’organizzazione di Elena Fergola, direttrice del Teatro, e di Vittoria Puzone ed Elena Giordano, ha garantito un allestimento scenico degno di nota, in collaborazione con Giovanni Fatigati, Luciano Veneruso, impegnati nella realizzazione di scene ed arredo, insieme a Maria Pia De Stefano. Service e luci di Gennaro Nigro e Vincenzo Punzone, hanno contribuito a dare colore e calore al narrato scenico, fatto di doppi sensi e toni brillanti.

La tematica di una prostituta extracomunitaria, in fuga verso una canonica, per sfuggire ad un uomo senza scrupoli, pone al centro della scena un argomento scottante come lo sfruttamento degli esseri umani e l’importanza di fare comunità per aiutare un individuo a ricostruire il suo destino in modo dignitoso e soprattutto libero.

Puntando sull’ironia ed il sorriso, il fortunato testo di Medusa, rappresentato in diversi teatri italiani, risulta, nonostante gli anni di scrittura, ilare ma veritiero, mettendo in discussione il senso del miracolo che non deve essere divino, ma semplicemente umano, allorchè ad ognuno di noi viene chiesto di vedere con occhi privi del velo del pregiudizio, affidandoci non solo alla divina provvidenza, ma anche all’agire umano, consapevole e collaborativo.

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.