La Fondazione Villaggio dei Ragazzi ricorda il suo fondatore: don Salvatore D’Angelo. Messa con mons. D’Alise

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Martedì 30 maggio, alle ore 10.30, nella Chiesa di Santa Maria delle Pace, ubicata all’interno della Fondazione Villaggio dei Ragazzi, si è tenuta una Santa Messa in ricordo di Don Salvatore d’Angelo, sacerdote e fondatore del “Villaggio dei Ragazzi”, a diciassette anni dalla sua scomparsa. La celebrazione è stata officiata da S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo della Diocesi di Caserta, da don Vincenzo Carnevale, Rettore della Basilica Minore del Corpus Domini di Maddaloni, da Padre Leonardo Cuccurullo, Rettore della Chiesa della S.S. Annunziata, da don Angelo Delli Paoli, Rettore del Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte, da Padre Edoardo Santo, Parroco della Chiesa dei Padri Oblati Assente per motivi di salute don Stefano Tagliafierro, Parroco della Chiesa di san Benedetto Abbate e guida spirituale della Fondazione. Presenti, Oltre al Generale Giuseppe Alineri, Commissario Straordinario dell’Ente maddalonese, i circa 500 studenti, i 175 dipendenti e moltissimi ex allievi. Durante l’Omelia, S.E. il Vescovo D’Alise, rivolgendosi all’intera platea, ha affermato, tra l’altro, che durante la guerra Don Salvatore, insieme a tantissimi altri, ha ascoltato, obbedendo, la voce dello Spirito Santo che chiedeva di interessarsi del sostentamento di una moltitudine di ragazzi rimasti senza nulla. Su queste premesse è nato il Villaggio dei Ragazzi e per questo motivo don salvatore è stato un esempio di uomo e sacerdote che non si può dimenticare. Il Vescovo D’Alise, altresì, si è anche soffermato sull’attuale situazione drammatica che vive in queste ore la Fondazione, affermando che bisogna non solo chiedere al Signore con “fede carismatica”, ovvero senza arzigogolaménti, di intervenire per la salvezza della Fondazione, ma anche porre in essere tutte quelle azioni necessarie ad onorare e purificare l’Ente calatino. Una preghiera particolare di perdono, poi, S.E. l’ha rivolta a quanti sono stati colpevoli di aver prodotto il disastro in cui oggi versa la Fondazione, aggiungendo, però, che non è possibile negare l’esistenza di colpe molto forti. Rivolgendosi, inoltre, ai lavoratori tutti, li ha esortati a guardare al Villaggio non semplicemente per sbarcare il lunario ma con lo stesso spirito del fondatore, al fine di fare in modo che resti un segno molto forte di vicinanza e di apertura verso la necessità della crescita sociale, culturale e spirituale. Infine, Mons. D’Alise ha chiesto anche di pregare per chi deve prendere in questi giorni delle decisioni, affinché venga “illuminato” e tenga ben presente tutto il cammino valoriale e la storia del Villaggio non guardando solamente i numeri.   

NARDONE
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Redazione

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