La basilica di Santa Sofia e il dialogo interreligioso

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Anna Tortora
Anna Tortora

NARDONE

Venerdì, il Presidente turco Erdogan ha firmato un decreto che ordina la riconversione della basilica di Santa Sofia in moschea.
Il papa, ieri, si è mostrato profondamente addolorato, queste le sue parole “E il mare mi porta un po’ lontano con il pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia e sono addolorato.”

Ovviamente ciò che ha fatto Erdogan ha messo in discussione il dialogo interreligioso tra Cristianesimo e Islam. Il problema è in parte politico e il dialogo interreligioso, voluto da papa Francesco e dai suoi predecessori, ci ha salvato da guerre inutili.
Riporto parte di uno scritto Fb di un sacerdote molto colto in risposta ad un altro sacerdote altrettanto colto “Carissimo don… ulteriore esempio di come la religione sia usata a scopi politici…anzi di contrapposizione chiara all’Egitto: il che non fa altro che peggiorare il clima in quell’area geopolitica…”

L’argomento sul quale scrivo è talmente articolato e vasto che ne potrei discutere per almeno un anno. Mi limito a parlare del modo in cui si è modificata nel tempo la percezione del mondo islamico da parte dell’Europa cristiana.
Ciò che colpisce, nell’evolversi dei rapporti di forza, è il ritardo con cui il comune sentire si adegua alle nuove realtà.
Noi cristiani più siamo accoglienti, più veniamo presi a pesci in faccia dall’Islam; ciò che è successo venerdì è un dato di fatto che non va decodificato.

Ricordiamo anche cosa accadde secoli fa. È normale che, con le armate arabe saldamente impiantate in Spagna e Sicilia di fronte a scorribande che si spingevano fino alle Alpi ed oltre, il musulmano venisse soprattutto temuto, ed è anche normale che si cercasse di stimolare la resistenza all’invasore. Ciò è continuato fino all’espulsione dei musulmani dalla Sicilia e, più tardi, dalla Spagna.
L’Europa è dovuta arrivare all’Illuminismo prima di vedere consolidarsi una valutazione nuova dall’Islam.
Andiamo nello specifico. L’Islam si è sempre dimostrato dialogante e non razzista? Sappiamo che le minoranze religiose sono escluse o autoescluse dall’Islam. Dunque è lecito chiedersi in quale misura l’ideale universalistico dell’Islam trovi corrispondenza nella realtà.
La condivisione delle minoranze del mondo islamico poteva apparire invidiabile finché in Europa non si è andati oltre la tolleranza.
Ora la bilancia pende dall’altra parte e si pone il problema per i musulmani di conciliare il rispetto per le loro tradizioni con quello verso i cristiani.
Un atteggiamento di chiusura nei confronti del principio di parità dei diritti, indipendentemente dalla classificazione religiosa, sarebbe controproducente, se non altro ai fini della reciprocità di trattamento da parte dei Paesi che ospitano immigrati musulmani.

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Anna Tortora

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laurata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.